«Così le nostre aziende chiudono»

L’allarme di Felli: «Non riusciamo a trovare giovani cui insegnare il mestiere»
CELANO. Un grido d’allarme viene lanciato da Giovanni Felli, di Celano, già ispettore di qualità di famosi brand e attualmente operations director della Luxury production. «L’Abruzzo», dichiara, «da sempre è stata la regina madre della confezione, tutti i più famosi brand di fama internazionale hanno prodotto e continuano a produrre nel nostro territorio. Passata la fase della delocalizzazione del prodotto degli anni Novanta e dopo l’avvento dei cinesi che hanno messo a repentaglio l’intero comparto portando alla chiusura un infinità di laboratori, ci ritroviamo oggi ad avere un problema molto più complesso, la mancanza di personale». Felli dichiara che, «alla luce dell’esperienza nel settore e della conoscenza dei problemi delle piccole e medie aziende», di parlare a nome di tutti i laboratori abruzzesi con i quali «mantengo un rapporto quotidiano per esperienze lavorative. Il settore della confezione, ma soprattutto il famoso Made in Italy, rischia in pochi anni di scomparire. Bisogna intervenire dialogando con le istituzioni e trovare sinergia per mantenere viva l’eccellenza nel nostro territorio».
Il tema della mancanza di operatori specializzati resta centrale. «Non basta più solo la formazione scolastica», precisa,«che porta un’infarinatura generale, ma bisogna creare una formazione vera e propria direttamente all’interno delle aziende, in modo tale da formare un personale attento e qualificato ma soprattutto che risponda alle esigenze di mercato. Tra l’altro stiamo parlando di un lavoro prettamente femminile. Si parla tanto di occupazione, ma nessuno fa niente per creare posti di lavoro. Posso assicurare che nella confezione ci sono molti posti disponibili, ma bisogna necessariamente intraprendere un percorso formativo, e le istituzioni devono darci un aiuto per mettere in sicurezza le aziende. Non c’è più tempo bisogna agire».
La mancanza di addetti si lega anche alla necessità di utilizzare personale formato da stranieri che vivono in Abruzzo e sono perfettamente integrati. Sembra essere finito il tempo dell’imparare un mestiere. Certi lavori non sono più tra i preferiti, ma così facendo si getta al macero la qualità e la tenuta delle aziende del tessile.(d.r.)
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