Così si calcola: Richter e modello italiano

31 Ottobre 2016

Per la misurazione di un terremoto, la sua magnitudo, si possono utilizzare diversi modi, tutti validi ma basati su parametri diversi e disponibili in tempi diversi. Si tratta però pur sempre di...

Per la misurazione di un terremoto, la sua magnitudo, si possono utilizzare diversi modi, tutti validi ma basati su parametri diversi e disponibili in tempi diversi. Si tratta però pur sempre di stime soggette a un margine di incertezza, man mano che vengono affinate le stesse misurazioni. Come è accaduto ieri mattina quando lo stesso istituto, l’Ingv, ha dapprima indicato la scossa delle 7.40 in magnitudo 6,1 per poi ricalcolarla in 6,5. «Per rapidità - spiega il sismologo Salvatore Massa, dell’Ingv - utilizziamo la Richter, che misura l’ampiezza massima del sismogramma», ossia del tracciato che arriva nella sala simica e che registra le misure fatte dai sismografi. L’Ingv utilizza inoltre un modello calibrato proprio per l’Italia centrale e basato sui dati che arrivano da una rete di stazioni sismiche con una densità decisamente maggiore rispetto a quella delle altre agenzie internazionali che utilizzano modelli diversi. Lo stesso Charles Richter, il sismologo che negli anni ’30 aveva elaborato la scala che porta il suo nome, non la considerava uno strumento ideale. Per i terremoti più forti, come quelli di magnitudo superiore a 6,0, per esempio, la

magnitudo Richter (o

magnitudo locale) non è considerata perfettamente attendibile.