«Così sulle acque sarà un caos normativo»
Critico il Forum H20. Il Wwf più cauto: «La sentenza non smentisce i disastri ambientali»
PESCARA. «La sentenza del processo di Bussi rischia di essere un macigno sull'applicabilità dei limiti di legge sulle acque potabili e sull'inquinamento e apre al caos normativo e giurisprudenziale». Lo scrive il Forum H2O abruzzese in riferimento alla sentenza del processo di primo grado per il disastro di Bussi con cui è stato escluso il reato di avvelenamento delle acque destinate al consumo umano.
«Emergono evidenti discrasie sulla ricostruzione dei fatti in merito alla contaminazione dei pozzi di acqua potabile», spiega il Forumdell’acqua, moto critico sulla sentenza, «Si parla di superamenti “sporadici” e “limitati” delle soglie. Ci sono incongruenze anche sulle valutazioni. Tra i diversi casi, segnaliamo che i giudici scrivono che i contaminanti “hanno sicuramente reso l'acqua non potabile”, mentre più avanti scrivono che l'acqua era “sostanzialmente potabile”: il concetto giuridico di “sostanzialmente potabile” attualmente ci sfugge». «In generale, quella che più preoccupa, per le conseguenze che può avere in tutta Italia, è la parte relativa al rispetto dei limiti di legge sulla potabilità e alla pericolosità per la salute umana derivante dai superamenti degli stessi».
Scrivono, tra l'altro, i giudici, dice il Forum: «In definitiva le analisi condotte sulle acque emunte al campo pozzi hanno dimostrato in maniera certa la presenza di inquinanti che... hanno sicuramente reso l'acqua non potabile, ma non può per ciò solo affermarsi che l'acqua captata dal sottosuolo fosse “avvelenata” e, cioè, potenzialmente in grado di produrre effetti deleteri per la salute pubblica. I giudici si appiattiscono, infatti, sulla tesi difensiva per la quale questi limiti sarebbero molto cautelativi in quanto fondati sul principio di precauzione e un loro superamento non determinerebbe in concreto un pericolo per la salute pubblica. I pubblici ministeri e l'Istituto superiore di sanità avrebbero dovuto individuare altre soglie, direttamente collegabili al pericolo».
Sulle motivazioni della maxi assoluzione sono intervenuti anche l'avvocato del Wwf Tommaso Navarra e il delegato regionale della stessa associazione ambientalista Luciano Di Tizio. «La sentenza ha una struttura imponente, diretta conseguenza dalla gravità del fatto e delle imputazioni. A una prima sommaria lettura non sembrano smentiti gli elementi fattuali già sottolineati dalla pubblica accusa e ribaditi dalle parti civili. Si è inteso dare degli stessi una diversa interpretazione in ordine alla cui fondatezza o meno ci riserviamo ogni migliore approfondimento. Del resto l'articolazione delle 190 pagine in 22 diversi paragrafi e in oltre 250 note impone una doverosa cautela, nella ferma convinzione, comunque, che l'accertamento giudiziale oggi formatosi non smentisce alla radice gli assunti ambientali di disastro, causato dall'uomo, di cui eravamo e siamo tuttora convinti. Tutto questo indipendentemente dalle responsabilità personali soggettive ipotizzate o ipotizzabili e comunque non necessariamente condotte a giudizio, laddove non si cercavano capri espiatori, ma un pronunciamento di giustizia».

