«Così voleva uccidere il marito» I carabinieri testimoniano in aula

21 Marzo 2019

Ricostruito il piano della donna che avrebbe progettato la morte di un imprenditore di Spoltore somministrandogli forti dosi di Coumadin. Si prosegue il 17 aprile con il racconto della vittima

PESCARA. Entra nel vivo il processo a madre e figlio, Daniela Lo Russo e Michele Gruosso, accusati di tentato omicidio aggravato del secondo marito dell'imputata, Antonio Di Tommaso, piccolo imprenditore di Spoltore.
Ieri i testi dell'accusa, tutti carabinieri che sventarono quello che sarebbe stato un delitto perfetto, hanno ricostruito i contorni di questa incredibile storia, scoperta per caso e grazie proprio all'intuito dei militari. Sul banco degli imputati, accusati di lesioni personali, ci sono anche un colombiano di 33 anni che vive a Silvi, Edwin Andrey Mosquera Zabala, e Marco Faggion, 58 anni originario piemontese trapiantato anche lui a Silvi.
MORTE PER EMORRAGIA Sarebbero aggressore e intermediario di quella che doveva essere la vittima e cioè Di Tommaso che, madre e figlio (che finirono prima in carcere e poi ai domiciliari) volevano eliminare facendogli assumere forti dosi di Coumadin, un farmaco che blocca la coagulazione e che, dopo l'aggressione che avrebbe dovuto provocare nell'uomo ferite e lesioni interne, lo avrebbe portato alla morte per emorragia.
PRIMO MARITO UCCISO Il maresciallo Roberto Capone, davanti al collegio ha ricostruito il quadro familiare della donna: uno spaccato inquietante. Il suo primo marito, contrariamente a quanto la donna aveva affermato a suo tempo ai militari, era stato ucciso da qualcuno che gli sparò e non morì per una malattia: da quell'unione era nato Michele Gruosso. Poi la donna avrebbe convissuto con un altro uomo dal quale avrebbe avuto la seconda figlia Morena, finendo poi per sposare Di Tommaso che aveva già due figli. Stando alla ricostruzione del teste la donna si occupava della gestione dei condomini.
AUTO BRUCIATE Solo che, a detta del teste, ogni volta che aveva una discussione con un condomino o con altre persone, queste ultime dopo pochi giorni si ritrovavano l'auto bruciata o magari un magazzino andato a fuoco come nel caso di un'altra vittima produttore di vini: tutti casi che nessuno ha mai potuto comunque mettere in relazione con la donna.
Il matrimonio con Di Tommaso trovava però molte ostilità da parte dei familiari dell'uomo che vedevano il loro congiunto molto cambiato, tanto che la moglie, ad un certo punto, «fu costretta», come lei stessa affermò in una telefonata, a lasciare il tetto coniugale per andare a vivere con il figlio. E questo potrebbe essere il vero movente di tutta la storia che nasce peraltro casualmente da una denuncia che la stessa Lo Russo presenta ai carabinieri di Silvi, nella quale afferma di essere stata aggredita in casa e di aver subito un tentativo di stupro. Accertati i precedenti della donna, rimasta coinvolta in alcune truffe, i militari decisero di mettere sotto controllo i telefoni di madre e figlio, riuscendo a scoprire tutta la macchinazione che stavano ordendo nei confronti del malcapitato Di Tommaso.
INTERCETTAZIONI Dalle telefonate viene fuori che l'aggressione che la vittima subì la sera del 10 luglio 2016, era stata organizzata da madre e figlio. Quest'ultimo, scontento di come erano andate le cose, parlando con uno degli aggressori gli dice: «Ma chi mi hai mandato?», riferisce il maresciallo Davide Somma, e l'altro risponde: «Noi abbiamo fatto il nostro dovere». E quelle stesse telefonate svelano il vero obiettivo dei due, che era quello appunto di eliminare Di Tommaso attraverso la somministrazione di quelle dosi continue di Coumadin che portarono il malcapitato a subire sette ricoveri in ospedale. Gli stralci di telefonate tra madre e figlio, riportate in aula dal teste, sarebbero piuttosto esplicite: parlano di somministrare qualcosa all'uomo (che era peraltro ricoverato in ospedale) mischiato con dei funghi; di un Gatorade, probabilmente contenente il farmaco a detta del teste, da far bere per forza all'uomo e via dicendo. La Lo Russo dice anche di aver dato al marito solo 3 pasticche di un forte tranquillante. Insomma, tutti medicinali dei quali i medici erano all'oscuro. Intanto, i carabinieri del Nas accertano l'acquisto di Coumadin in alcune farmacie da parte di Gruosso.
RICETTE FALSE «Ci sono le riprese», ha affermato il maresciallo Somma, «dove si vede l'uomo e si legge anche la ricetta che poi venne accertato essere falsa». E quando la cosa diventa troppo pericolosa per l'uomo che era ricoverato, i carabinieri vanno in ospedale e informano i medici chiedendo anche una serie di esami particolari in quanto la presenza del Coumadin non si rilevava da un normale esame del sangue: accertamenti che svelarono effettivamente la presenza del farmaco. Molto interessante sarà la seconda udienza del processo, fissato al 17 aprile, in quanto, in qualità di testimone, verrà ascoltato proprio Antonio Di Tommaso, che ora fortunatamente ha ripreso appieno la sua vita.
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