Coumadin, processo senza fine: settimo avvocato per l’imputata

29 Ottobre 2020

Slittano ancora la discussione e la sentenza per consentire all’ennesimo difensore di studiare le carte Sott’accusa Daniela Lo Russo e il figlio Michele Gruosso. Sentito l’ultimo teste, decisione il 4 novembre

PESCARA. Salta ancora una volta la discussione, e quindi la sentenza, nel processo a carico di Daniela Lo Russo, ormai nota come Lady Coumadin, e suo figlio Michele Gruosso, accusati del tentato omicidio del secondo marito della donna, Antonio Di Tommaso, a cui vennero somministrate dosi massicce appunto di Coumadin, un forte farmaco che impedisce la coagulazione del sangue.
Ieri c'è stato l'ennesimo cambio di difensore per la donna che con l'arrivo dell'avvocato Enzo Di Lodovico, fa salire a quota sette il numero dei suoi legali che si sono alternati dall'inizio di questa vicenda giudiziaria. Nell'udienza precedente, saltata perché Gruosso era febbricitante, c'era stato un altro avvicendamento nella difesa: era subentrato di fiducia l'avvocato Paolo Cacciagrano, al posto di Gianluca Travaglini che, pur se d'ufficio, aveva seguito per qualche settimana le vicende processuali. Ma Cacciagrano, due giorni dopo, fa arrivare al tribunale la sua rinuncia e il collegio nomina quindi contestualmente un difensore d'ufficio.
Era quasi scontato che Di Lodovico, suo malgrado, non conoscendo quasi nulla di questo delicato processo, chiedesse i termini a difesa, che il tribunale, nonostante l'opposizione del pm Rosangela Di Stefano che ha parlato di richiesta pretestuosa, non ha potuto far altro che concedere, proprio perché il legale non aveva avuto i sette giorni minimi di legge, per studiare il caso. E ieri era in programma la deposizione dell'ultimo teste, chiamato proprio dalla difesa della Lo Russo. E anche qui c'è stato un certo imbarazzo in quanto il nuovo legale non conosceva gli argomenti per interrogare il teste, che peraltro si era detto che avrebbe assistito a un episodio di somministrazione del farmaco alla parte offesa. Ma così in effetti non era.
Il teste, un uomo di 39 anni di Termoli, era stato soltanto l'amante della donna per circa un anno e mezzo: storia che era finita prima delle vicende del processo. «Ho conosciuto la Lo Russo nel 2015 su facebook. Lei diceva che si stava separando, ma questo non è mai avvenuto. Ho conosciuto anche il marito e il figlio in un appartamento che la Lo Russo aveva preso per quella ipotetica convivenza e dove aveva anche il suo ufficio, nel quale sbrigava pratiche per gestire i fondi europei. Lei mi diceva che per la separazione c'erano dei problemi di terreni, appartamenti, insomma questioni economiche». E quando il pm gli chiede perché finì quella relazione, lui risponde così: «Perché mi sono ritrovato in una strana situazione. Il giorno del mio compleanno, nel 2015, in casa sono venuti i carabinieri per una perquisizione e qualche giorno più tardi è venuta anche la Guardia di finanza che ha rivoltato casa come un calzino. A quel punto, chiamai i carabinieri ed ebbi il quadro della situazione e decisi di prendere le distanze da quella donna». Il rinvio è stato fissato al 4 novembre prossimo, data in cui il collegio è fermamente intenzionato a discutere e a emettere la sentenza.
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