Covid, 4.500 contagi attivi I ricoverati salgono a 168

Nuova crescita nell’ultima settimana: altri morti, a rischio gli ultra 90enni I dati del report inducono le autorità sanitarie ad adottare subito contromisure
PESCARA. Covid, in Abruzzo la guardia va rialzata. I dati dell’ultimo bollettino settimanale sono preoccupanti e inducono le autorità sanitarie a prendere subito contromisure efficaci. A livello regionale gli attualmente positivi infatti sono balzati a quota 4.449 (+510) già due giorni fa facendo presupporre un ulteriore aumento nelle ultime 24 ore.
Quattro i morti recenti che portano il totale a 4.013. Così come i ricoveri sono saliti a 168 (+ 41): 167 malati si trovano nei reparti di medicina Covid e solo uno in Rianimazione. Dal 16 al 22 novembre scorsi i nuovi casi accertati sono stati 1.472 (era 890 nello stesso arco di tempo della settimana precedente) mentre il tasso di positività è passato da l16,7% al 21,4%.
IL REPORT NAZIONALE
In Italia è del 31% l’aumento dei nuovi casi di Covid nell’ultima settimana. È quanto emerge dal monitoraggio settimanale di Iss e Ministero della Salute in cui si sono registrati 44.955 nuovi casi con un’incidenza che sale a 76 casi per 100mila abitanti rispetto ai 58 di sette giorni fa. I decessi negli ultimi 7 giorni sono stati 235 rispetto ai 192 della settimana precedente.
Il tasso di positività sale al 17,6% rispetto al 15,3% di sette giorni prima.
Fino al 22 novembre scorso l’occupazione dei posti letto in area medica era del 7,7% (4.811 ricoverati), in aumento rispetto alla settimana precedente (6,7% al 15/11/2023). In leggera crescita anche l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva, pari a 1,5% (137 ricoverati) rispetto alla settimana precedente (1,4% al 15/11/2023). Secondo l’Iss i tassi di ospedalizzazione e mortalità continuano a crescere con l’età, presentando i valori più elevati nella fascia + 90 anni; anche il tasso di ricovero in terapia intensiva aumenta con l’età.
PARLA L’ESPERTO
«Il Servizio sanitario nazionale, in tutte le sue articolazioni», spiega Francesco Vaia, direttore generale della Prevenzione Sanitaria, «è chiamato a impegnare ogni risorsa per una campagna di prevenzione che vede nella vaccinazione lo strumento decisivo. È nostro dovere, perché possibile, ridurre la mortalità e limitare un eventuale aumento delle ospedalizzazioni, che ad oggi sono comunque assolutamente sotto controllo come indicano i dati. Per questo, con le ultime circolari alle Regioni», aggiunge, «abbiamo rimarcato l’importanza di promuovere l’offerta attiva delle vaccinazioni affinché, oltre all’importante lavoro dei Dipartimenti di prevenzione, dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e delle farmacie, la vaccinazione sia disponibile anche negli ospedali e nelle Rsa, nonché negli ambulatori pubblici e privati che hanno in carico le persone fragili e/o affette da malattie croniche».
«Allo stesso modo, la massima attenzione continuerà a essere dedicata alla sorveglianza dell’andamento epidemiologico di tutti i virus respiratori. Desidero ringraziare a tale riguardo l’Istituto Superiore di Sanità per l’eccellente lavoro svolto con il Sistema di sorveglianza RespiVirNet che ci permette di avere settimanalmente dati aggiornati sui casi di sindromi simil-influenzali su cui basare le nostre azioni di sanità pubblica. Nessun allarme infine», conclude Vaia, «sul tema delle malattie respiratorie pediatriche in Cina, che stiamo monitorando attentamente in stretto raccordo con le Istituzioni internazionali».
LA NUOVA MINACCIA
Intanto il mondo sta guardando con timore e sospetto a ciò che sta accadendo in Cina, il Paese asiatico epicentro della pandemia del 2020, dove ora si registra una impennata di casi di polmoniti sospette tra i bambini. «Gli ospedali di Pechino e Liaoning sono stracolmi di bambini malati e molte scuole hanno sospeso le lezioni», ha dichiarato recentemente l’epidemiologo statunitense di origini cinesi Eric Feigl-Ding.
Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, docente associato di Igiene all’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario Irccs Galeazzi: «Rimane il dubbio che i cinesi non ci stiano dicendo tutto come con il Covid». La stessa Oms, allarmata dai contagi a Pechino, ha chiesto spiegazioni tempestive alle autorità cinesi, e attende risposte. (l.c.)
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