Covid, altri 645 casi: è l’aumento maggiore da prima dell’estate

28 Settembre 2023

Guardia alta contro la nuova variante chiamata “Pirola” Può colpire i più fragili, l’Izs di Teramo è in prima linea

PESCARA. Il virus avanza: 645 nuovi contagiati, due decessi, 56 ricoverati area medica, zero in terapia intensiva, 808 tamponi, 3.668 test antigenici e 2.173 attualmente positivi. Sono questi i dati del nuovo bollettino infrasettimanale del Covid che, osservando la tabella pubblicata a corredo dell’articolo, confermano una crescita progressiva in Abruzzo dei casi e dei ricoveri.
Siamo infatti di fronte al dato sui contagi più alto da prima dell’estate ma comunque molto più ridotto rispetto allo stesso periodo di un anno fa (1.491 in un solo giorno, il 27 settembre 2022). Restano bassi i decessi e nulli i nuovi ricoveri in terapia intensiva. Ma nel frattempo la variante BA.2.86, ribattezzata “Pirola”, ha fatto il suo ingresso anche in Italia e ha tutte le carte in regola per poter prendere piede e soppiantare le varianti che circolano di più nel nostro Paese sostituendo Eris (EG5) attualmente dominante.
È questo il nuovo campanello d’allarme per ora «non c'è alcuna evidenza che si tratti di una variante più patogena o più aggressiva delle precedenti», ha spiegato Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia che a Brescia ha isolato Pirola per la prima volta nel nostro Paese e ora studierà le mutazioni per capire se questa variante può aggirare le vaccinazioni.
La variante Pirola condivide con Omicron l'elevato numero di mutazioni - oltre 35 - e questa caratteristica ha fatto scattare l’allerta dell'Organizzazione mondiale della Sanità che l’ha subito inserita tra le varianti sotto monitoraggio sia perché c’è il rischio che possa aggirare la protezione immunitaria dei nuovi vaccini che saranno distribuiti anche in Abruzzo sia perché mette a rischio ulteriore i pazienti fragili e gli anziani. È bene dunque che questi si vaccinino prima degli altri per limitare la circolazione di una variante che ha un’elevata percentuale di mutazioni che a sua volta può potenzialmente renderla più pericolosa. «Ma non è detto che Pirola abbia lo stesso livello di trasmissione e di capacità infettiva di altre varianti del virus», commenta Cesare Cammà, responsabile del laboratorio di Biologia molecolare e Genomica dell’Izs, l’istituto di Teramo in prima linea nel sequenziamento del virus e inserito nella rete dell’Istituto Superiore di Sanità che, proprio nei giorni scorsi, si è complimentato con lo staff di Cammà.
«Finora non abbiamo riscontrato la variante Ba.2.86 nei campioni che ci vengono inviati dall’Aquila e Teramo», rassicura l’esperto. Due studi condotti di recente indipendentemente all'Università di Pechino e al Karolinska Institutet di Stoccolma hanno peraltro tranquillizzato in merito alla pericolosità di questa variante: anche se Pirola sarebbe capace di eludere la risposta immunitaria, è meno contagiosa rispetto alle altre varianti attualmente in circolazione.
Secondo le due ricerche, BA.2.86 è capace di sfuggire all'immunità sviluppata con precedenti infezioni o con il vaccino, tuttavia in chi ha contratto infezioni di recente la risposta immunitaria non è del tutto inefficace. Per di più l’immunità ibrida, quindi da vaccino e da guarigione, ormai acquisita dal 70 per cento della popolazione residente in Abruzzo, potrebbe rappresentare un ostacolo in più alla diffusione di Pirola.
Inoltre, osservando i dati che riportiamo nella tabella, si può dire che da oggi a Natale potrebbero anche esserci più contagi, come è sta accadendo nel Regno Unito, ma non casi gravi tali da mettere in difficoltà gli ospedali. Dall’assessorato regionale alla Sanità comunque confermano che una dose di richiamo con i vaccini aggiornati verrà offerta "attivamente" a over 60; fragili di età compresa tra i 6 mesi e i 59 anni; ospiti delle strutture per lungodegenti; donne in gravidanza o in allattamento; operatori sanitari e sociosanitari; studenti di medicina, delle professioni sanitarie che effettuano tirocini in strutture assistenziali e tutto il personale sanitario e sociosanitario in formazione. Potranno usufruirne anche altri previa disponibilità di dosi. Il richiamo, di norma, garantisce una protezione che ha la durata di un anno. (l.c.)
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