Covid hospital al completo Parruti: «Momento delicato»

3 Febbraio 2021

Il responsabile della struttura: «Se abbassiamo la guardia, la situazione diventa ingestibile» «L’età media dei ricoverati è tra i 55 e i 65 anni, la fascia di età di genitori e nonni giovani»

PESCARA. Con 92 nuovi positivi, è ancora una volta Pescara la provincia con più casi registrati. E Pescara città, con 42 nuovi contagi, si conferma, ormai da giorni, il comune con il numero più alto. Dal primo gennaio a oggi la media, nel solo capoluogo adriatico, è stata di 30 casi al giorno, a dimostrazione che il virus circola veloce. E la rapidità dei contagi all’esterno si riflette inesorabilmente sulla struttura ospedaliera, che vive quotidianamente una situazione di saturazione costante.
I posti sono praticamente esauriti, in un ricambio continuo tra nuovi ricoveri e dimissioni, che ormai è il medesimo dai primi giorni di gennaio. «A parte una modesta flessione tra la fine dell'anno e i primissimi giorni del mese scorso, è praticamente dall'8 gennaio», evidenzia l’infettivologo Giustino Parruti, direttore del Covid hospital, «che ci troviamo a gestire un pareggio delle risorse disponibili».
Secondo i dati snocciolati dal primario, ieri, nella struttura ospedaliera di Pescara, risultavano ricoverate 24 persone in rianimazione e 84 tra la sub intensiva e la degenza; 65 i pazienti in post acuzie. «A questi numeri, che rimangono invariati, tra dimissioni e nuovi ricoveri, dobbiamo aggiungere ogni giorno almeno 20-30 casi in day hospital, che incidono sulle risorse. A cavallo tra la fine dell’anno e la primissima settimana del mese scorso, avevamo riscontrato una lieve flessione, con circa 10-12 posti liberi nel sistema covid, e una ventina nel sistema post acuzie. Ma è durata molto poco. In questo momento», aggiunge l'infettivologo, contattato nelle prime ore del pomeriggio di ieri, «ci sono 11 malati in attesa di ricovero, per i quali stiamo ricavando un posto, e un’altra decina che speriamo non abbiano bisogno di essere ricoverati».
Una situazione critica che deve rappresentare un monito per la cittadinanza. Ora che siamo in zona gialla, l'attenzione deve essere ancora più alta e il messaggio, secondo Parruti, è uno solo: non scambiare il passaggio della regione nella più bassa zona di rischio con un “liberi tutti”. Con le opportunità di socialità che aumentano, devono salire anche i livelli di attenzione e il senso di responsabilità per tutti. Un atto doveroso per salvaguardare la propria salute, quella degli altri, ma anche per non sovraccaricare un sistema sanitario al limite delle forze a disposizione. «Nella condizione attuale nella quale ci troviamo», sottolinea il medico, «e con le varianti suscettibili di diffusione che ci sono, se abbassiamo la guardia, anche di poco, la situazione diventa ingestibile. Siamo in un pareggio costante e la tendenza non cambia. Se la domanda di risorse disponibili dovesse aumentare, andremo in reale difficoltà».
A destare preoccupazione non sono soltanto i numeri assoluti dei pazienti ricoverati, ma anche la loro età media. «Abbiamo tanti pazienti, con insufficienze respiratorie, che hanno un’età tra i 55 e i 65 anni. Insomma la fascia di età di genitori e di giovani nonni», rivela Parruti. Tra i grandi diffusori del virus sul territorio provinciale ci sono sicuramente le scuole, che ormai da settimane vedono ogni giorno nuovi casi e nuove classi in isolamento. L'infettivologo non ha dubbi, non servono chiusure massive, ma al massimo sospensioni a spot. «Nella scuola, è sotto gli occhi di tutti, abbiamo numeri di focolai significativi, che hanno ripercussioni importanti sul territorio», analizza. «Ha senso chiudere le scuole particolarmente compromesse, perché quando c'è una trasmissione eccessiva è difficile contenerla, ma in generale molte scuole hanno mantenuto un quasi perfetto equilibrio. L'ambiente scolastico è una delle cause principali di rifornimento, ma è anche uno dei motivi centrali della necessità della grande solidarietà che chiediamo. C’è modo e modo di gestire ogni cosa. Anche nella scuola, se si è responsabili, si può minimizzare l’esposizione che richiede la didattica in presenza. La cosa più importante», conclude Parruti «è di cercare di ottenere il massimo consenso sulle misure di distanziamento da parte di tutti. Tutto si può fare, purché nel modo migliore possibile».
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