Covid, il piano-vaccini: prima medici e anziani

A metà gennaio 29mila dosi stoccate nei quattro ospedali dei capoluoghi D’Amario svela al Centro: entro settembre protetto il 70% degli abruzzesi
Non sarà una corsa al vaccino, ma ci saranno dei precisi step, delle classi di priorità a cui spetteranno di volta in volta le dosi che oggi rappresentano la vera speranza nella lotta al Covid. Con il nuovo anno partirà la campagna di vaccinazione, per la quale sarà importante seguire un piano dettagliato che è già stato perfezionato.
SUBITO 29 MILA DOSI. A gennaio, tra il 10 e il 15 del mese probabilmente, arriveranno le prime 29mila dosi di vaccino destinate all’Abruzzo. La prima tranche riguarderà le persone più a rischio contagio, quelle “in trincea”, ossia il personale sanitario e socio-sanitario che opera negli ospedali, nei distretti, nelle residenze per anziani e nelle strutture ospedaliere private accreditate. E saranno le strutture ospedaliere dei quattro capoluoghi di provincia ad ospitare la vaccinazione in questa prima fase. C’è un motivo ben preciso rispetto a questa decisione, che riguarda l’inevitabile piano messo in campo per la somministrazione delle dosi affinché la campagna possa avere il via. A spiegarlo è il direttore del dipartimento sanità della Regione Abruzzo, Claudio D’Amario.
IL PIANO. «Il vaccino deve essere conservato a -75 gradi e queste zone di stoccaggio le troviamo nei grandi ospedali», sostiene l’esperto, «e noi in questo momento abbiamo la certezza di quattro stoccaggi negli ospedali delle città sede di capoluogo di provincia». Le operazioni per la vaccinazione richiedono dei precisi percorsi, a partire dalle equipe, che devono essere formate ed avere una altrettanto precisa composizione. «Devono essere composte da almeno un medico, tre infermieri, un ausiliario e un amministrativo», spiega D’Amario. All’amministrativo spetterà il compito di sbrigare le pratiche relative ai dati che serviranno sia per la ricognizione nazionale, sia per la certificazione che per il richiamo. «A distanza di 19-23 giorni, infatti, dovrà essere effettuata la seconda somministrazione», spiega il direttore del dipartimento sanità regionale. Sul piano squisitamente scientifico, va detto che i vaccini dopo la conservazione a -75 gradi, andranno prima portati a temperatura di 2-8 gradi, poi verrà ricostituita la matrice con una soluzione e poi nuovamente portati a temperatura per il successivo inoculo.
LA SICUREZZA. «Il modello organizzativo è molto avanzato», commenta D’Amario, «ora stiamo aspettando le schede di sicurezza per cui il ministero della Salute sta operando al fine di tradurle dall’inglese. Queste sono rilevanti per la raccolta del consenso perché, è bene ricordarlo, il vaccino è su base volontaria. È molto importante», continua ancora D’Amario, «organizzare anche degli spazi idonei per l’attesa dopo la somministrazione, visto che in altri Paesi abbiamo avuto casi di reazione allergica. Pertanto non possiamo trascurare aspetti collaterali il cui numero, essendo una vaccinazione di massa, potrebbe essere considerevole».
LE SIRINGHE CI SONO. Altro aspetto di cui tenere conto è quello relativo al numero di siringhe a disposizione. C’è una scorta sufficiente a garantire la vaccinazione?
Al momento la risposta è affermativa: «Per la prima tranche di vaccini non ci saranno problemi», conferma il direttore, «poi serviranno rifornimenti, e su questo è già al lavoro il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. A scalare, dopo gli operatori sanitari la priorità verrà data alle persone anziane - ultraottantenni -, poi alla categoria dai 60 ai 79 anni, alle persone con più di una malattia cronica, ma anche a forze di polizia e insegnanti. Quindi rimarrebbero i più giovani: «L’obiettivo è arrivare a vaccinare il 70% della popolazione entro settembre», aggiunge D’Amario.
I TEMPI. Abbiamo detto che le prime 29mila dosi sono destinate ad arrivare a gennaio, qualche settimana più tardi potrebbero giungerne altre. «Ritengo che nei prossimi mesi si possano aggiungere anche forniture di altre aziende, dopo Pasqua si potrebbe aprire uno scenario di grande offerta», è il parere del capo dipartimento sanità della Regione.
INFLUENZA. Ma oltre al vaccino anti-Covid, ci sono novità anche per quel che riguarda l’influenza. Dovrebbero arrivare in queste ore, infatti, i vaccini spray nasale, destinati a bambini dai sei mesi e fino a 18 anni. «Un prodotto molto innovativo, non invasivo, adatto per l’età pediatrica», commenta D’Amario, «e saremo tra i primi in Italia a utilizzarlo». Sono in arrivo 36mila dosi che, destinate alla popolazione più giovane, andranno a liberare altrettante dosi di vaccino “classiche” da poter somministrare ad un’altra categoria di utenza.
«Sui vaccini antinfluenzale c’è stata una mancata produzione iniziale che ha creato dei problemi», prosegue l’esperto. «Ad oggi, comunque, abbiamo vaccinato 80mila persone in più della campagna dell’anno scorso».
ATTENTI ALLE FESTE. Tornando alla pandemia una considerazione finale non può che essere fatta sul fronte delle feste natalizie e sul dibattito in merito a misure severe per evitare un “libera tutti”.
«Sappiamo che quando ci sono troppe aperture il rischio di far ripartire la diffusione è maggiore», è la considerazione di D’Amario. «Ritengo che vada trovato un giusto compromesso, utilizzando anche il buon senso. È in generale un momento ancora critico, il virus circola e molte persone non lo hanno ancora “incontrato”. Va detto però che i dati in Abruzzo sono buoni, c’è una riduzione importante dei contagi. L’anticipazione della zona rossa ha dato dei risultati eccezionali. Un appello per il Natale? Io continuo a ripetere», conclude il direttore, «che è importante adottare quelle precauzioni ormai conosciute da tutti. Mascherine e distanziamento al momento sono ancora il farmaco più potente».

