Covid in carcere, detenuto positivo

Ha ricevuto una visita e contratto il virus. Il Sinappe: poco spazio per l’isolamento
PESCARA. Si vive all’insegna dell’emergenza, nel carcere di Pescara. L’ultima riguarda un caso di Covid, emerso ieri mattina. Un detenuto, segnala il sindacato Sinappe, è risultato positivo al Covid dopo aver ricevuto la visita di un parente, per cui è stato necessario sottoporre il detenuto ad isolamento. «Ma il carcere è sovraffollato (ci sono circa 320 detenuti, a fronte di una capienza massima di 277), sono state allestite brande a castello su tre livelli, nonostante sia vietato dalle circolari ministeriali», e non c’è posto per creare situazioni di isolamento», denuncia dal Sinappe il segretario regionale Alessandro Luciani. «E poi c’è poco personale, anche a seguito delle aggressioni subite. Ora c’è apprensione perché non sappiamo cosa accadrà», dopo il nuovo caso di Covid, aggiunge il sindacalista ricordando che nel carcere del capoluogo adriatico ci sono stati «30 contagi, in passato» e che «i colloqui avvengono senza il vetro di separazione che era stato predisposto durante la pandemia». Parlando delle aggressioni Luciani fa notare che l’ultima è avvenuta giovedì: un poliziotto è stato ferito da un detenuto e lo hanno difeso gli altri agenti. L’ennesimo episodio preoccupante che fa ritenere «al limite della governabilità il carcere pescarese, di cui denunciamo da tempo la discutibile gestione». Il personale «non ce la fa più e per dire basta a questo calvario di violenze e di negazione dei diritti, abbiamo conferito mandato per l’attività di tutela dei poliziotti penitenziari ad uno studio legale».
Solidarietà al collega ferito in carcere (mentre era solo nel box della sezione penale) arriva non solo dal Sinappe ma anche dall’Osapp, rappresentato da Nicola Di Felice. Parlando della «ennesima aggressione», Di Felice spiega che «un detenuto di origine campana ha colpito violentemente il collega al viso e solo l'intervento di altri detenuti della sezione ha scongiurato il peggio. Infatti la nota carenza di agenti costringe i colleghi a fare servizio in sezioni che arrivano ad ospitare anche 80 persone. A questo si aggiungono la disorganizzazione e le carenze strutturali più volte rappresentate», sottolinea il sindacalista dell’Osapp. (f.bu.)

