Covid, l’anno del dolore L’Abruzzo ricorda i morti

19 Marzo 2021

Pescara, Montesilvano, L’Aquila e Chieti hanno pagato il prezzo più alto

PESCARA. Non sono solo numeri. Sono persone, volti, vite, famiglie in lutto. Sono nonni morti isolati nelle case di riposo diventate focolai dell’epidemia. Sono papà andati via in terapia intensiva, aggrappati fino all’ultimo alla vita da un respiratore. Sono vecchi amici morti nel pieno delle loro forze, medici e infermieri che hanno sacrificato la propria vita per aiutare gli altri. Ogni città, ogni paese ha dato l’addio a personaggi che hanno segnato la storia della nostra regione.
L’Abruzzo piange e ricorda i 1.943 morti di Covid. Ieri, 18 marzo, nella giornata nazionale della memoria delle vittime dell’epidemia, esattamente un anno dopo le immagini simbolo di Bergamo, con i camion dell’esercito che trasportavano centinaia di bare dei defunti in attesa di sepoltura, l’Abruzzo ha ricordato con varie manifestazioni chi non ce l’ha fatta. Sono 1.943, un numero che rievoca la data della Seconda guerra mondiale. Mezzo secolo dopo, anche l’Abruzzo torna in trincea e, scorrendo l’elenco delle vittime, sembra di essere di fronti a un bollettino di guerra.
LA PRIMA VITTIMA. La notte tra il 4 e 5 marzo del 2020 un malore improvviso strappava alla vita Maurizio Mascitti, 58 anni, noto barista di Villa Caldari. Una tragedia che a distanza di qualche giorno si rivelò essere l’inizio di un dramma. Maurizio è stata la prima vittima di coronavirus in Abruzzo.
LE LOCALITÀ PIÙ COLPITE. Nella tabella che pubblichiamo a destra, riportiamo il bilancio dei morti, comune per comune con almeno sei decessi (in alcuni casi si fa riferimento al comune di domicilio e non di residenza) aggiornato dall’inizio della pandemia fino al 17 marzo. Pescara è la città che ha pagato il prezzo più alto. Sono 238 le vittime nel capoluogo adriatico, colpito duramente nella seconda ondata dalla variante inglese. Tra i primi quattro comuni con più vittime, tre sono dell’area metropolitana. Montesilvano è seconda con 128 morti, Chieti quarta con 75. Nel mezzo L’Aquila con 103. Poi Avezzano, Teramo (69), Ortona (64), Lanciano (48), Spoltore (43) e Città Sant’Angelo (35).
IL LUOGO SIMBOLO. Castiglione Messer Raimondo è stato il luogo simbolo della pandemia nella prima ondata. Se si va a guardare il rapporto tra vittime e abitanti nella provincia di Teramo, il triste primato dei morti è del centro della Val Fino che conta 15 vittime.
LE VITTIME. Ogni città ha il suo lutto. Un prezzo ulteriore da pagare è la perdita di personaggi conosciuti. Pescara ha perso, tra gli altri, Mimmo Grosso, storico leader della marineria cittadina, Antonello Bianco, rappresentante di varie aziende del circuito Acqua&Sapone, e l’ingegnere Lino Prezioso. Molto conosciuti erano anche Valentino Di Bartolomeo, ex capo della polizia penitenziaria, e Roberto D’Atri, 59 anni, tecnico della Rai. Francesco Di Berardino, di Scafa, è stato il primo infermiere morto di Covid.
Chieti piange Franco Cuccurullo, 77 anni, ex rettore dell’università d’Annunzio, Paolo Ciammaichella (84 anni), avvocato, politico, scrittore, ma soprattutto uomo appassionato della sua città. Il Covid ha ucciso anche Enrico Obletter, 62 anni, teatino, allenatore della nazionale femminile di softball, impedendogli di coronare il sogno di una vita: le Olimpiadi. Lanciano ricorda Gennaro Spinelli, ucciso dal Covid a 84 anni, uno degli ultimi testimoni del Samudaripen, lo sterminio dei popoli Rom e Sinti ad opera dei nazisti. La prima vittima di Sulmona è stata Gino Fasoli, medico in pensione morto a Brescia dove era tornato in attività per dare una mano ai colleghi nell’emergenza. Il Covid non ha risparmiato nemmeno Franco Marini, 87 anni, originario di San Pio delle Camere, ex presidente del Senato, Carlo Di Giambattista, ex rugbista dell’Aquila, e Marcello Rocchi, generale alpini L’Aquila. L’ex primario Giancarlo Cipriani è morto nella Rianimazione dell’ospedale di Sulmona che egli stesso aveva diretto fino a qualche anno fa.
A Teramo il coronavirus ha portato via noti professionisti come l’avvocato Mariano Franchi, 77 anni, e il commercialista Remo Noli, appena 40enne. Diversi lutti hanno colpito lo sport: a 82 anni è morto Vigliam Martegiani di Montorio, ex calciatore di Teramo, Samb, Chieti e L’Aquila e storico allenatore del Montorio; a 67 anni il rosetano Giuseppe Celommi, storico istruttore di nuoto e presidente della Rosetana nuoto; a 61 anni Albino Di Matteo di Sant’Egidio, ex imprenditore che presiedeva due società ciclistiche giovanili. A Sant’Egidio il virus ha portato via anche due grossi imprenditori, Francesco Zappacosta (76 anni), attivo sia nell’edilizia che nell’abbigliamento, e uno dei fondatori del Maglificio Gran Sasso, Eraldo Di Stefano (91). Di rilievo per la cultura provinciale la scomparsa a 84 anni di Giuliano Rasicci, di Tortoreto, ex politico comunale e provinciale e storico del territorio. Sempre sul versante culturale, Montorio ha perso Manlio Patriarca, 87 anni, linguista e scrittore, direttore della corale Beretra.
Sono solo alcuni dei volti che si nascondono dietro quelle quattro cifre (1.943). Un numero, purtroppo, destinato a crescere ancora. È di ieri la notizia che, tra i nuovi decessi, c’è anche un 31enne del Teramano. È la seconda vittima più giovane di sempre in Abruzzo, dopo un 22enne di Roccamorice. Un altro volto, un’altra famiglia in lutto. Non solo un numero.