Covid, parte la caccia alle nuove varianti

L’Izs di Teramo e l’Università D’Annunzio incaricati dal ministero della Salute di individuare le mutazioni “Xe” e “Xj”
Anche in Abruzzo è partita la caccia a “Xe” e Xj”, cioè le due nuove ricombinazioni delle varianti Omicron 1 e Omicron 2. Hanno un pezzettino dell’una e dell’altra e si teme siano ancora più contagiose.
Il ministero della Salute ha infatti avviato nei giorni scorsi una nuova indagine flash sullo stato delle varianti sul territorio italiano, che coinvolge direttamente anche i due laboratori abruzzesi attrezzati per sequenziare i tamponi dei positivi al Covid, ossia quello di Genetica molecolare dell’Università D’Annunzio e quello dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo.
Questo, mentre la variante Omicron 2 ha ormai assunto quasi totalmente il dominio della diffusione del virus sul territorio, garantendo ancora tanti contagi.
Nel frattempo, mentre crescevano i timori per la “Xe” scoperta nel Regno Unito, è comparso nei giorni scorsi il primo caso di “Xj” in Calabria. Cerchiamo quindi di capire di cosa si tratta secondo i primi studi.
come sono nate.
Secondo gli esperti, le ricombinazioni come “Xe” e “Xj” nascono da una persona che ha contratto due infezioni da ceppi diversi del virus. Se i due virus infettano la stessa cellula è infatti teoricamente possibile che si scambino informazioni genetiche fra loro. La nuova molecola ha quindi proteine di entrambe le varianti. In questo caso, “Xe” e “Xj” hanno proteine sia della variante Omicron 1 che di quella Omicron 2.
che differenza c’è tra le due
Sia Xe e Xj sono ricombinazioni tra la variante Omicron 1 e quella Omicron 2. Secondo gli esperti a cambiare leggermente è solo il punto di ricombinazione.
Il fatto che la ricombinazione sia tra due sottovarianti di Omicron, però, non sembra allarmare il mondo scientifico per le sue conseguenze sulla popolazione.
CONTAGIOSITà e AGGRESSIVITà
Sembra troppo presto per avere dati su Xj. Mentre per Xe, nel Regno Unito sono stati registrati già almeno 600 casi. E le prime stime delle autorità sanitarie, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), indicano per questa ricombinazione un possibile «vantaggio del tasso di crescita di circa il 10% rispetto a BA.2 (ndr Omicron 2), ma questo dato richiede un’ulteriore conferma».
Sempre l’Oms ha sottolineato che, fino al momento in cui non verranno segnalate «significative differenze nella trasmissibilità e nelle caratteristiche della malattia» che questa variante scatena, «inclusa la gravità», la mutazione “Xe” verrà considerata appartenente alla “famiglia” di Omicron. Al momento, quindi, nessuna evidenza che le ricombinazioni siano più aggressive delle due varianti Omicron, mentre esiste qualche prima evidenza che possano essere ancora più contagiose.
I SINTOMI SONO GLI STESSI.
Le ricombinazioni Xe e Xj sembrano quindi anche avere gli stessi sintomi delle varianti Omicron 1 e Omicron 2 da cui si sono generate.
I sintomi più diffusi di Omicron – che si è mostrata meno aggressiva della precedente Delta – sembrano essere il mal di testa, il mal di pancia e il mal di orecchio, ma anche la stanchezza diffusa e dolori.
La febbre a volte non è alta e solo in alcuni soggetti contagiati dal virus scompaiono olfatto e gusto. Mentre la tosse persistente sembra essere stata registrata in un numero minore di casi.

