Covid, via ai test di massa All’Aquila i primi 300mila

La decisione arriva dal commissario Arcuri: prima di noi solo Bolzano li ha fatti a tappeto È la risposta immediata al dossier del ministro Speranza che ha ufficializzato la zona rossa
L’AQUILA. La zona rossa per l’Abruzzo era una scelta obbligata. Così, in sintesi, si legge sul documento della Cabina di regia che Il Centro ha potuto leggere. Ma la Regione ha già reagito dando il via screening di massa. L’Aquila sarà la provincia pilota in Abruzzo: sono previsti 300mila test antigenici a tappeto, come stanno già facendo a Bolzano. I test antigenici sono quelli che non rilevano il materiale genetico del coronavirus o gli anticorpi, ma gli antigeni tipici del virus, cioè le sostanze che provocano una risposta immunitaria alla sua presenza nel corpo.
I TEST. L’annuncio dell’avvio di test di massa anche in Abruzzo è stato dato dal presidente Marco Marsilio ieri in serata. È stata data priorità all’Aquila in quanto provincia più colpita in questa seconda ondata pandemica. Ma, dice Marsilio, se l’esperimento darà i risultati sperati, la procedura verrà estesa anche alle altre province. La decisione è stata presa dalla Regione di comune accordo con il commissario all’emergenza Covid Domenico Arcuri - che ha assicurato “piena collaborazione” per l’approvvigionamento e la fornitura dei test – e con la Asl dell’Aquila. I test che saranno effettuati sono circa 300mila. Una data certa sull’inizio dello screening non è ancora stata fornita ma la Asl comincerà ad avviare la fase organizzativa già domani. L’Abruzzo sarà dunque la seconda regione italiana, dopo il Trentino Alto Adige, dove sarà attuata questa campagna. A partire per prima, venerdì, è stata la provincia autonoma di Bolzano, che ha acquistato 350mila tamponi antigenici per testare le persone sopra i 5 anni. Secondo i dati forniti dalla stessa provincia, in due giorni erano già state testate oltre 210mila persone ed erano stati individuati 2300 positivi.
COME FUNZIONA IL TEST. I test antigenici rapidi vengono somministrati con la stessa modalità dei tamponi nasofaringei classici. Questo tipo di test, tuttavia, non ricerca il genoma virale ma la presenza di proteine di superficie del virus, chiamate, appunto, antigeni. I risultati sono molto rapidi: in circa 15 minuti si riceve l’esito. La velocità ha però un costo in termini di sensibilità: se la carica virale è bassa, il test potrebbe risultare erroneamente negativo e non riuscire a rilevare l’infezione, anche se è presente.
CHI DOVRÀ FARLO. Da quanto fa sapere la Regione il test non sarà obbligatorio ma facoltativo. Tuttavia sarà fortemente raccomandato ai cittadini sottoporsi volontariamente al tampone. Data l’ampiezza dell’operazione, che richiederà un grande sforzo organizzativo, saranno coinvolti sindaci, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, farmacisti, infermieri, operatori socio-sanitari, la Protezione civile e il mondo dell’associazionismo, la Croce Rossa, le organizzazioni del terzo settore e del volontariato.
ZONA ROSSA OBBLIGATA. Come detto, la scelta di ricorrere ai test a tappeto sulla popolazione è la prima risposta forte messa in campo dalla Regione dopo l’ingresso ufficiale dell’Abruzzo in fascia rossa, passaggio certificato dall’ordinanza firmata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza. Una strada che però era già tracciata, come si capisce leggendo il documento redatto dalla Cabina di regia, l’organo del ministero della Salute che si occupa di monitorare e classificare settimanalmente il rischio sanitario. Un documento che porta la data del 20 novembre ma elaborato sulla scorta di dati relativi ai primi 15 giorni del mese, che Il Centro è in grado di mostrare in alcuni passaggi.
SIAMO AD ALTO RISCHIO. L’Abruzzo, dice la Cabina di regia, è una delle 17 regioni a rischio alto e, insieme a Toscana e Basilicata, rientra in uno scenario di tipo 3, in virtù di un indice di trasmissibilità (Rt) dell’1,32. Ora, bisogna ricordare che il posizionamento nella zona rossa, arancione o gialla si basa su due pilastri. Il primo è lo scenario, che va da 1 a 4 ed è legato principalmente all'Rt (se questo è sopra 1,5 lo scenario è 4, se è tra 1,25 e 1,5 è 3). Il secondo è il rischio, che si calcola valutando i famosi 21 indicatori (dall’occupazione dei letti alla qualità del tracciamento). Se il rischio è alto e lo scenario è 4 si va in zona rossa, se il rischio è alto e lo scenario è 3 in zona arancione. In tutti gli altri casi la zona è gialla. Tecnicamente, dunque, con un Rt di 1,32 e un rischio alto l’Abruzzo sarebbe dovuto rimanere in zona arancione. Tuttavia, osserva la Cabina di regia, la nostra regione «si colloca da 3 o più settimane a livello di rischio alto», pertanto la decisione presa da Marsilio di decretare la zona rossa «è compatibile con misure di massima precauzione. Tale innalzamento è conseguenza di una valutazione più dettagliata del rischio di epidemia non controllata a livello sub-regionale, che non rientra nel mandato di questa Cabina di regia, ma denota criticità compatibili con un possibile aumento della trasmissibilità nel breve termine che potrebbe a sua volta collocare la Regione in uno scenario più elevato. Tali considerazioni, secondo un principio di precauzione, raccomandano l’opportunità della misura più restrittiva».
VIA AI RISTORI. La conseguenza immediata dell’ingresso in zona rossa sarà l’applicazione delle misure previste dai decreti Ristori per le aziende colpite dalle chiusure. Soprattutto per quanto riguarda i contributi a fondo perduto, sarà ampliata la platea dei beneficiari e per alcune categorie i contributi saranno ulteriormente maggiorati del 50%.

