«Crac Pescara, condannate gli ex vertici della Caripe»

24 Settembre 2015

Il pm chiede due anni di reclusione a testa per Mancini, Coccioli e Di Berardino Domani la decisione del gup anche per gli ex presidenti del club Soglia e Pincione

PESCARA. Dieci anni di reclusione: è la pena complessiva chiesta dal pm del tribunale di Pescara, Barbara Del Bono, per gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato nell'ambito del procedimento giudiziario riguardante il fallimento del Pescara Calcio.

Le richieste sono state formulate ieri mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare, Mariacarla Sacco, nel corso dell'udienza riservata alla discussione dei riti alternativi.

Nello specifico, l'accusa ha chiesto quattro anni per Nicola Lisi, ex presidente del consiglio d'amministrazione del Pescara Calcio; e due anni ognuno per gli ex vertici della banca Caripe, Dario Mancini, Franco Coccioli e Tonino Di Berardino, all'epoca dei fatti rispettivamente direttore generale, vice direttore e presidente dell'istituto di credito. In caso di condanna, gli imputati godranno dello sconto di un terzo sulla pena finale, così come previsto dall’abbreviato.

Gli altri tre imputati, gli ex presidenti della società Massimiliano Pincione e Gerardo Soglia (ex deputato Pdl), e l'ex vice presidente Francesco Soglia, fratello di Gerardo, saranno giudicati con il rito ordinario. I tre rischiano di essere rinviati a giudizio di fronte al tribunale in composizione collegiale.

La decisione del gup per tutti gli imputati è prevista per domani, subito dopo le repliche delle parti, proprio per garantire la contemporaneità delle decisioni.

I sette imputati sono accusati, a vario titolo, di bancarotta e bancarotta fraudolenta. Il crac del Pescara Calcio risale al 19 dicembre 2008, quando la società venne dichiarata fallita, con un passivo di circa 17 milioni di euro. Il 20 gennaio dell'anno successivo, la società venne rilevata all'asta da una cordata di imprenditori locali, che diede vita alla Delfino Pescara srl.