Cremazione, imprese funebri contro le Asl

Ignorano il via libera della Regione facendo ritardare i funerali: parte la diffida alle Aziende sanitarie
MONTESILVANO. «I nostri parenti sono venuti a trovare il compagno di mia suocera defunto nella casa funeraria, ma non ce l’hanno trovato». Potrebbe sembrare un racconto quasi ironico, seppure dai toni grotteschi, se non fosse la realtà dei fatti alla quale sono costretti i familiari di chi sceglie la cremazione dopo la morte.
A segnalare l’accaduto, che ha turbato la famiglia, è Roberto Musa che nei giorni scorsi ha perso un congiunto, la cui camera ardente è stata allestita nella casa funeraria Dimora del Silenzio di Montesilvano. La mattina successiva, però, gli addetti del servizio hanno dovuto spiegare ai familiari che il corpo del loro caro doveva essere trasferito nuovamente in ospedale per i prelievi biologici obbligatori in caso di cremazione.
«E così, ci siamo trovati con la situazione paradossale di dover dire ai parenti venuti in visita, che il nostro defunto purtroppo non c’era», prosegue. «Abbiamo chiesto informazioni al titolare della casa funeraria e ci ha spiegato che da anni è in corso una battaglia, da parte degli operatori del settore, per far applicare una legge regionale grazie alla quale i prelievi potrebbero essere effettuati nelle loro strutture abilitate, senza traumi e costi aggiuntivi di trasporto per le famiglie».
In virtù della legge numero 41 del 2012, alla quale ha fatto recentemente seguito anche una delibera di giunta regionale, datata gennaio 2024, infatti, nelle more di un regolamento aggiornato relativo al prelievo dei campioni, la Regione ha autorizzato tale attività, che resta comunque di competenza del personale della Asl, all’interno delle sale funerarie.
Nonostante questa prima vittoria, ottenuta grazie all’impegno di una quindicina di strutture abruzzesi, assistite dai legali Giacomo Di Francesco e Maurizio Finocchio, però, attualmente in Abruzzo solo le case funerarie di Sulmona hanno tale possibilità, mentre nel resto d’Abruzzo gli operatori sono ancora costretti al trasferimento in ospedale, con buona pace delle famiglie dei defunti che scelgono la cremazione, pari a circa il 25 per cento del totale. «A distanza di sette mesi», spiegano i legali, «nulla è cambiato e, per questa ragione, sollecitati dai nostri assistiti che hanno anche speso soldi per adeguare le proprie strutture, abbiamo inviato una diffida a tutte le Asl regionali per denunciare l’inerzia applicativa di un atto che è stato frutto di un lungo e complesso percorso di dialogo tra organi regionali e operatori del settore».
Se le cose non dovessero cambiare a breve, le case funerarie sono pronte a una battaglia legale contro le Asl inadempienti.
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