Cresce la povertà, in chiesa aiuti a oltre cento famiglie

9 Gennaio 2022

CITTÀ SANT’ANGELO. La presenza della pandemia continua a ripercuotersi sulla vita sociale delle persone, non solo sotto l’aspetto sanitario.Il virus sta facendo sentire i suoi effetti sull’economia,...

CITTÀ SANT’ANGELO. La presenza della pandemia continua a ripercuotersi sulla vita sociale delle persone, non solo sotto l’aspetto sanitario.
Il virus sta facendo sentire i suoi effetti sull’economia, sul lavoro e sulla quotidianità, tanto che sono sempre di più le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese. Il momento, a Città Sant’Angelo, viene fedelmente descritto da don Nino e don Lorenzo, il primo della chiesa della Marina e il secondo parroco della collegiata di San Michele. Loro, attraverso la Caritas, in questi mesi stanno cercando di rispondere alle richieste di aiuto, ma più passa il tempo e più il numero di persone in difficoltà aumenta, rendendo il quadro sempre più preoccupante.
«La pandemia continua a farsi sentire», spiega don Nino, punto di riferimento per la zona bassa di Città Sant’Angelo. «Dobbiamo fare i conti sia con l’ordinario che con lo straordinario. Per il primo, intendo le richieste di generi alimentari o beni di prima necessità, che attraverso donazioni e collette cerchiamo di fornire alle oltre 50 famiglie che assistiamo. Adesso però i numeri aumentano, e di pari passi si modificano anche le richieste. Chi prima stava bene, con il Covid magari ha perso il lavoro, ha dovuto chiudere la propria attività ed è andato in difficoltà. Ci chiedono una mano per pagare bollette, utenze, ma anche la rata del mutuo e altre spese di questo tipo. Purtroppo noi possiamo fare fino a un certo punto, poi siamo costretti indirizzare queste persone alla Caritas diocesana. La cosa che dispiace, è vedere le persone in difficoltà che si nascondono, come se avessero vergogna di chiedere aiuto. Talvolta siamo noi ad andare nelle case a portare generi di conforto. Purtroppo questo è il momento più buio dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, e temo che andrà avanti ancora per un po’. Però», sottolinea don Nino, «non bisogna perdersi d'animo: ci vorrà del tempo per uscirne e ricostruire, ma sono certo che ce la faremo». Dello stesso tenore le parole di don Lorenzo, che con la sua parrocchia assiste tra il centro storico e Madonna della Pace almeno 60 famiglie: «Nell'ultimo anno è aumentato il numero di persone che si rivolgono a noi per chiedere sostegno», spiega il parroco della collegiata. «Ci domandano soprattutto beni di prima necessità, che noi riusciamo a recuperare in parte grazie al banco alimentare, e in parte attraverso collette e donazioni dei fedeli. Per le altre richieste invece indirizziamo ai servizi sociali del Comune, ma non è facile rispondere alle domande di tutti». Poi conferma: «Anche noi abbiamo notato che molte persone, forse per vergogna, tendono a nascondersi, quasi preferendo non ricevere aiuto che farsi vedere in affanno. Ma bisogna arrivare anche lì». Quindi lancia un messaggio: «Non facciamoci condizionare dai numeri. Ognuno di noi deve usare il miglior equipaggiamento possibile per affrontare questo periodo, nella speranza di diventare persone migliori, più umili e disposte verso il prossimo».