Cresce la spesa per curarsi fuori regione

Nel 2018, rispetto al 2017, sono aumentati di 6 milioni i rimborsi alle Asl esterne. A Teramo la mobilità passiva più alta
PESCARA . È aumentata di circa 6 milioni di euro, tra il 2017 e il 2018, la spesa sanitaria sostenuta dalla Regione per far fronte alla cosiddetta “mobilità passiva”, due parole per definire il fenomeno di chi preferisce “emigrare” e rivolgersi a strutture sanitarie al di fuori dei confini regionali. A fotografare il dato è il report redatto all’Agenzia sanitaria regionale, diretta da Alfonso Mascitelli, che ha curato lo studio assieme a Vito Di Candia (servizio di gestione flussi informativi e statistica sanitaria dell’Asr Abruzzo).
UN PO’ DI DATI. Sempre nel 2018 è leggermente diminuito il numero dei pazienti che si sono recati fuori regione, che sono passati dai 35.246 del 2017 ai 34.590 registrati al 31 dicembre dell’anno scorso. In compenso, però, è aumentata la spesa sostenuta per far fronte alle richieste di pagamento giunte dalle strutture sanitarie scelte da chi ha preferito curarsi fuori. Il “gap” fra il 2017 e il 2018, infatti, è di quasi 6 milioni di euro. Vediamo come si è arrivati a questa situazione. Come regista lo studio dell’Asr, a fronte dell’aumento delle spese per la mobilità passiva, si è verificata una diminuzione degli incassi derivanti dalla mobilità attiva, vale a dire dai pazienti di altre regioni che vengono a curarsi nei nostri ospedali e strutture convenzionate. Nel 2017 la Regione, infatti, ha incassato 82.300.752 milioni di euro e ne ha speso 138.670.754. il saldo negativo nel 2017 era dunque di 56.370.001 milioni di euro. Nel 2018, invece, la Regione ha incassato 78.932.334 milioni e ne ha spesi 141.292.228. In questo caso il saldo negativo ammonta a 62.359.894 milioni. A questo punto è facile desumere che il saldo negativo è aumentato di quasi 6 milioni di euro in un anno.
CHI EMIGRA DI PIÙ. Il tasso regionale di “emigrazione” sanitaria era del 26,8 per mille abitanti nel 2017, e del 26,3 nel 2018, con marcate differenze se si analizza il dato a livello provinciale. Prendendo in esame il dato del 2018, a Pescara si registra il tasso più basso, con il 18,4 per mille dei residenti che preferisce rivolgersi altrove. A fare da contraltare è la provincia di Teramo, dove ben il 36,6 per mille dei pazienti si è rivolto a strutture esterne alla regione. Nel mezzo ci sono L’Aquila, dove la percentuale di mobilità passiva è sovrapponibile alla media regionale del 26,3 e Chieti, dove a viaggiare è il 24,6 per mille dei pazienti. Situazione analoga, anche se si analizza il dato in base non alla popolazione ma al numero dei ricoveri fuori regione.
In testa c’è sempre la provincia di Teramo con il 23,9% (vedi tabella), seguita da Chieti (16,5%) e L’Aquila (15,8%). La percentuale più bassa (12,1%) spetta sempre alla provincia di Pescara. La media regionale è del 17%
DOVE SI VA. «Il maggior numero di ricoveri fuori regione dai cittadini abruzzesi», si legge nel report, «viene effettuato nelle Marche (10.965, pari al 31,7% )». Seguono Lazio (8.790 ricoveri, pari al 25,41%), Emilia Romagna (4.730 ricoveri per il 13,67%), la Lombardia (3.485 ricoveri pari al 10,08%). Ci sono anche alcuni abruzzesi tuttavia (35 persone) che hanno scelto la Calabria(di cui 13 per farsi operare) e altre 7 (delle quali 3 per sottoporsi a interventi chirurgici) che per curarsi sono andate fino in Valle d’Aosta. «Si nota, inoltre», prosegue lo studio dell’Asr, «che i ricoveri effettuati nelle Marche e in Emilia Romagna sono in prevalenza di tipo chirurgico, mentre i ricoveri effettuati nel Lazio dai cittadini abruzzesi sono prevalentemente di tipo medico. Sempre nello studio viene evidenziato che il 60% dei teramani che va fuori sceglie le Marche, gli Aquilani si ricoverano per il 59% nel Lazio. Anche pescaresi e chietini scelgono perlopiù le Marche, rispettivamente con il 26% e 22%. «La distribuzione dei ricoveri nelle prime 20 strutture fuori Regione Abruzzo in ordine di frequenza e regime assistenziale, mostra che il 6,7% del totale vengono effettuati al Policlinico Gemelli di Roma», specifica lo studio, «con il 64,6% dei ricoveri effettuati in regime ordinario, seguita dall’ Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma che effettua soprattutto ricoveri in regime day hospital/day surgery». Altri 364 abruzzesi hanno scelto la Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni rotondo, l’ospedale costruito da Padre Pio.
LE MALATTIE. Perché si va fuori? Il gruppo di patologie più rappresentativo, come spiega lo studio, e quello che assorbe la quantità maggiore di risorse è quello delle malattie del sistema muscolo scheletrico e tessuto connettivo, con 7.882 ricoveri e quasi 37 milioni di spesa nel 2018.
Seguono le malattie e i disturbi apparato cardiocircolatorio (4.004 ricoveri e quasi 11,5 milioni spesi) , le malattie del sistema nervoso (2.753 ricoveri, per 16.338.322 milioni spesi), le malattie dell’apparato digerente (2.284 ricoveri e 8.388.245 milioni spesi), le malattie epatobiliari e del pancreas (1.257 ricoveri fuori regione e 5.599.159 milioni di rimborsi alle Asl), le malattie del rene e delle vie urinarie (1.292 ricoveri e 5.075.983 milioni spesi).
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