«Crisi del lavoro, il governo impegnato ad aiutare l’Abruzzo»

Letta: «Il premier Draghi saprà utilizzare i fondi europei Le elezioni nei Comuni? Qui vinciamo perché siamo uniti»
Sette mesi fa ha preso la guida del Partito democratico trascinato più dalla speranza che dall’entusiasmo. Enrico Letta, già premier e vicesegretario del Pd, è riuscito non solo a rimettere in pista il partito, ma a recuperare un vistoso svantaggio (in base ai sondaggi) rispetto al centrodestra e a vincere le Comunali. In più è stato eletto deputato alle suppletive del collegio Toscana 12. Oggi sarà in Abruzzo per un doppio appuntamento.
Segretario, siamo alla vigilia dei ballottaggi a Roma, Torino e in altre importanti città italiane. Il Pd e la coalizione di centrosinistra hanno ottenuto finora risultati eccellenti al primo turno. Si aspettava un esito del genere quando solo pochi mesi fa ha preso in mano le redini di un Pd in forte difficoltà?
Credevo che potevamo essere competitivi ovunque. E così è stato. È vero che c’erano grosse difficoltà, ma in questi mesi tutti insieme abbiamo restituito grande forza alla parola “unità”. Che poi è quello che ci chiedono gli elettori di centrosinistra da sempre. Ora di questa prova di compattezza dobbiamo fare tesoro, per i ballottaggi e per il futuro. E comunque ogni giorno che passa è evidente che ad essere diviso e profondamente lacerato è il fronte della destra.
In Abruzzo si vota in cinque Comuni, lei arriva a Sulmona in una situazione particolare con il candidato avversario, Andrea Gerosolimo, che ha alzato bandiera bianca regalando su un piatto d’argento la vittoria a Gianfranco Di Piero, sostenuto da una larga alleanza che va dal Pd ai 5 Stelle passando per Italia Viva. A Vasto e Francavilla i vostri candidati sono in vantaggio, a Roseto appoggerete un civico, a Lanciano siete dietro il centrodestra. Soddisfatto del risultato in Abruzzo?
Soddisfatto per la prova del mio partito e della coalizione, ma dobbiamo mantenere, e anzi rafforzare, questo spirito di vicinanza ai cittadini. Dobbiamo parlare di lavoro e impresa, salute e sicurezza, opportunità per i giovani e protezione per chi è rimasto indietro. La “prossimità”, lo stare sui territori e ascoltare i bisogni delle persone, è la prima chiave per essere un partito davvero popolare e radicato.
Calenda, Renzi e potenziali esponenti di un centrodestra non sovranista potrebbero costruire una forza di centro pronta a dialogare con il Pd. Lei sostiene la necessità imprescindibile di un accordo organico con il M5S e si è autoproclamato il “federatore del nuovo Ulivo”, mentre Conte non vede il M5S come un ramo di questo Ulivo. Come riuscirà a conciliare anche in futuro la coesistenza di anime così diverse nella sua coalizione?
La definizione di “nuovo Ulivo” è una semplificazione giornalistica. Io sono convinto che la strada sia una: allargare la coalizione, costruire una proposta politica solida, rifiutare la tattica dei veti incrociati, coinvolgere il più possibile. Non solo le sigle delle forze politiche avversarie della destra, ma anche le associazioni, le reti di cittadinanza, il civismo. Se questo significa Ulivo, mi sembra un precedente vincente.
La sua famiglia è originaria di Avezzano, lei è nato a Pisa. Quali sono le persone, i luoghi, gli accadimenti della nostra terra cui si sente particolarmente legato?
I ricordi sono talmente tanti e talmente intensi che li svilirei se li citassi in tre righe dentro un’intervista. Ricordi di persone e di città, di paesaggi e di sensazioni. Sono i ricordi di una vita intera in cui Avezzano è stato uno dei luoghi del cuore, i luoghi delle origini.
L’Abruzzo paga l’atavico problema dei trasporti, con il rincaro dei pedaggi autostradali a causa della mancata approvazione del Pef e di una linea ferroviaria anacronistica con tempi di percorrenza tra Pescara e Roma assolutamente inaccettabili. Come si interviene?
Dicendo basta ai rinvii, altrimenti la mobilità resta l’eterna incompiuta della storia d’Abruzzo. A limiti antichi, come è questo delle infrastrutture, si risponde con progetti moderni. Con la Rete intermodale, ad esempio, che è un obiettivo condiviso da tutte le forze economiche e sociali che hanno sottoscritto il Manifesto per lo Sviluppo. Peraltro, un modello di dialogo e collaborazione tra i corpi intermedi che può essere di ispirazione anche a livello nazionale.
I piccoli tribunali abruzzesi lanciano l’Sos e chiedono di poter sopravvivere alle preannunciate chiusure. Qual è la posizione del Pd sull’argomento?
È una posizione chiara: c’è bisogno di accogliere le richieste, avanzate da tutti i partiti politici, per una proroga ulteriore. La geografia dei tribunali non può non tener conto della specificità abruzzese o delle necessità della ricostruzione post sisma. Senza contare gli effetti della pandemia sull’intero sistema giudiziario.
Le numerose vertenze aperte in Abruzzo rischiano di far saltare moltissimi posti di lavoro. Quale la soluzione per evitare una crisi economica che sarebbe drammatica?
La soluzione c’è e si chiama Pnrr. Mario Draghi e il suo governo stanno gestendo questo dossier col massimo dell’autorevolezza e dell’efficacia. Ci sono anzitutto 1,7 miliardi di euro per le aree terremotate che vanno spesi presto e bene. Senza però fare gli errori del passato. Ne abbiamo parlato nella prima delle Agorà interregionali organizzata proprio per progettare il futuro delle aree territoriali colpite dal sisma in Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria. A questa terra serve una visione di sviluppo moderna e finalmente concentrato su priorità chiare. Le infrastrutture, il turismo lento, il recupero dei piccoli borghi per i quali sempre il Pnrr mette a disposizione un miliardo di euro, l’innovazione legata ai poli tecnologici e di ricerca, le azioni a sostegno delle aree remote. Non possiamo, né dobbiamo accettare di tornare all’epoca pre-Covid. L’Europa ci dà una straordinaria opportunità per voltare pagina. Non coglierla sarebbe un errore capitale.
Dopo l’assalto alla sede della Cgil a Roma lei ha chiesto lo scioglimento di Forza Nuova. Ritiene che il percorso per spostare al di fuori dell’arco costituzionale questa forza che si richiama al fascismo sia davvero possibile? Senza la Lega e Fdi è un percorso praticabile?
L’assalto al sindacato è un atto eversivo di matrice fascista. Il Pd ha presentato una mozione parlamentare inequivocabile. Tutte le forze politiche che si riconoscono nei valori della Costituzione dovrebbero sostenere lo scioglimento di Forza Nuova. Meloni e Salvini, però, faticano perfino a pronunziare la parola “fascismo”. Spero che Forza Italia si ravveda in nome di quel liberalismo politico a parole tanto caro a Berlusconi. L’antifascismo non è una ideologia di parte, è uno dei cardini su cui si fonda l’ordine repubblicano. Le minacce, gli assalti, le violenze vanno respinti sempre. Proprio qui in Abruzzo, a Lanciano, le intimidazioni gravissime al nostro candidato Marongiu da parte di un esponente di Forza Nuova confermano una volta ancora che il limite è stato superato.
Qual è il personaggio politico cui si ispira, qualcuno che abbia inciso sulla sua formazione tanto da indurla a entrare nel mondo della politica?
Ho avuto il privilegio di avere maestri di statura eccezionale. Di Nino Andreatta, cui devo tutto in politica, porto scolpiti dentro di me insegnamenti preziosi. Il primo: per fare politica bisogna essere liberi. Liberi di dire dei no, liberi di parlare e agire sempre e solo secondo coscienza anche quando le convenienze del momento suggerirebbero il contrario.
Lei ha vissuto all’estero un lungo periodo dopo il traumatico passaggio di consegne a Palazzo Chigi con Renzi. È stato richiamato un po’ come avvenne con Cincinnato nell’antica Roma. Si sente un predestinato o un salvatore della patria?
Né l’uno, né l’altro. Mi sento un uomo che nella vita ha vinto e ha perso, è caduto e si è rialzato. Gli anni a Parigi sono stati molto belli, ogni giorno a contatto con studenti di tutto il mondo. Se ho deciso di lasciare quella situazione così piena di stimoli e soddisfazioni è stato perché mi rifiutavo di credere che non ci fosse un futuro per l’Italia. In troppi credevano, e forse credono ancora, che consegnare il nostro Paese alla Meloni e a Salvini, cioè alla peggiore destra di sempre, nazionalista e antieuropeista, fosse un destino ineluttabile. Dopo sei mesi penso di poter dire che quella storia non è affatto scritta. Che il centrosinistra unito può vincere le prossime elezioni politiche se continua a parlare al paese con chiarezza e umiltà.
L’europeismo è stato sempre una base fondamentale del suo pensare la politica. Oggi che si parla di muri per separare gli Stati nel segno di una presunta difesa dei territori dalle migrazioni incontrollate, non le sembra che si stia tornando indietro nel tempo? Considerando che Salvini e Meloni sostengono questa necessità, non ritiene che le forze più moderate del centrodestra possano provocare un’implosione della coalizione?
In Europa il centrodestra italiano è frantumato. Salvini e Meloni hanno scelto il nazionalismo razzista, xenofobo e antieuropeo di Orban, della Lepen o dei post-franchisti di Vox. In pratica, i nemici dell’Italia, i più intransigenti. Se fosse stato per loro il Recovery Plan non ci sarebbe stato, non lo hanno neppure votato. Cosa c’entri una forza stabilmente dentro il Ppe come Forza Italia ancora ce lo devono spiegare.
Il vaccino obbligatorio potrebbe essere la soluzione definitiva per sconfiggere il Covid? Pensa di riuscire a convincere il premier Draghi?
Per me la strada sono il buon senso e la gradualità. Esattamente quanto sta facendo il governo Draghi, che sta lavorando benissimo. L’obbligo resta l’estrema ratio.
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