Crisi, l’artigianato abruzzese tiene

Lo studio della Cna: il saldo tra imprese aperte e chiuse è attivo, si attesta su +136
PESCARA. Nonostante il lockdown, l'artigianato abruzzese tiene.
È quanto emerso da un'indagine condotta dalla Cna Abruzzo per analizzare l'impatto che l'epidemia ha prodotto sul mondo della piccola impresa regionale nei primi sei mesi dell'anno. Secondo lo studio, elaborato per la confederazione dell'artigianato da Aldo Ronci, sulla base dei numeri presi da movimprese.it, nel secondo trimestre 2020 le iscrizioni di nuove imprese artigiane sono state 411; 275 invece le cessazioni, con un saldo di 136 attività. Nel primo semestre dell'anno, le aziende artigiane chiuse ammontano a 273, ovvero il miglior risultato ottenuto da cinque anni a questa parte. La flessione registrata ha colpito indistintamente le quattro province abruzzesi, con Pescara in testa (-84), poi Teramo (-73), Chieti (-68) e infine L'Aquila (-48). Entrando nello specifico dei settori, a subire maggiormente il contraccolpo dell'epidemia sono le attività nei servizi alla persona con un calo di 83 e le manifatturiere con un riduzione di 82; seguono poi le costruzioni (-47), le riparazioni di auto e prodotti per la casa (-20), i trasporti (-19), la ristorazione (-15) e infine i servizi di pulizia e giardinaggio (-1).
«Questi dati sono sorprendenti e inaspettati», ha commentato il presidente della Cna Abruzzo, Savino Saraceni, durante la conferenza stampa di presentazione dell'analisi, affiancato dal direttore Graziano Di Costanzo, «che infondono un certo ottimismo. I provvedimenti presi dal governo si sono rivelati utili e hanno dato una boccata di ossigeno alle imprese in difficoltà». Nello specifico secondo il numero uno di Cna Abruzzo, le misure della cassa integrazione in deroga e il blocco di mutui e tasse hanno permesso al sistema delle imprese artigiane di reggere la pandemia. Il giudizio di Saraceni si ribalta completamente nei confronti delle azioni messe in campo dalla Regione, ritenute «insufficienti. Ci aspettiamo un cambio di passo, attraverso investimenti nella formazione, nell'innovazione e nell'ambiente», evidenzia. «L'autunno sarà il vero banco di prova, perché le aziende si ritroveranno a pagare tutte quelle incombenze che erano state sospese. Le imprese hanno mostrato coraggio e ottimismo e adesso bisognerà trovare la possibilità di creare delle condizioni favorevoli, come dilazioni di pagamento e una facilitazione nell'accesso al credito». «Il sistema si è riorganizzato per non fallire», ha aggiunto Di Costanzo. «Ora ci sarà bisogno di liquidità da mettere nelle tasche delle micro imprese, con misure regionali a favore del credito, utilizzando i Confidi». La Cna ha elaborato un secondo studio, incentrato sull'export abruzzese, partendo dagli ultimi dati Istat. Un'analisi che consegna numeri tutt'altro che confortanti, toccando il record negativo degli ultimi cinque anni. Se nel primo semestre 2019, l'export abruzzese ammontava a 4.383 milioni di euro, da gennaio a giugno 2020 invece il dato è di 3.668 con una flessione di 715 milioni di euro. A trainare il brusco calo è il settore dei trasporti, con un decremento regionale di 619 milioni di euro, che porta la provincia di Chieti a una regressione di 720 milioni. Se Pescara flette di 20 milioni di euro e Teramo di 156, la provincia dell'Aquila, grazie agli articoli farmaceutici che registrano un incremento del 112,1%, cresce di ben 181 milioni. Altro settore che si mostra in crescita, a livello regionale, è quello degli apparecchi elettronici, che salgono di 32 milioni. Gli altri comparti, invece, scendono consistentemente: gli articoli in gomma e plastica (-82), gli articoli in pelle (-46) e l’abbigliamento (-24). In controtendenza l’export dell’agroalimentari che registra un incremento di 27 milioni, passando da 297 dei primi sei mesi del 2019 a 324 milioni del primo semestre 2020.

