Crisi, segnali di ripresa Nate 1.482 nuove aziende

Il report del Cresa certifica il buon momento ma invita a essere molto prudenti Crescono costruzioni e assicurazioni, soffrono turismo, agricoltura e commercio
L’emergenza Covid non ha provocato, nel 2021, il temuto crollo del numero delle imprese abruzzesi. Al contrario, lo scorso anno, in regione, si sono registrate 1.482 attività in più rispetto al 2020, con un tasso di crescita dell’1%, leggermente più basso rispetto alla media nazionale (1,42%) ma comunque significativo. Lo certifica l’ultimo report del Cresa, il Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d'Italia, elaborato sulla base dei dati Infocamere-Movimprese. “Lo stock di attività operanti in regione al 31 dicembre 2021 è composto da 149.630 imprese” si legge nel dossier “se si considerano le sole imprese attive, si rileva che esse sono 1.198 in più rispetto all'anno precedente”.
CRESCITA A DUE FACCE
Segnali di un “ritrovato dinamismo” nota il Centro studi, che però sottolinea anche come “l’innegabile rinnovata iniziativa imprenditoriale, non abbia portato a un pieno recupero dei livelli pre-pandemici: il 2021 fa registrare, infatti, in Abruzzo circa 1.000 aperture in meno rispetto al 2019 e 1.150 nel confronto con la media 2015-2019. La ripresa delle iscrizioni nei registri camerali non è stata accompagnata in regione, così come a livello medio nazionale, da un ritorno alla normalità delle cessazioni (5.723 nel 2021)”. Un altro elemento che invita alla cautela riguarda i settori in cui si sono avuti gli incrementi maggiori. Quelli principali hanno riportato tutti delle flessioni su base annua: “L'agricoltura ha fatto registrare un calo di 106 attività, le attività estrattive di 3, le manifatturiere di 142, le utilities di 6, il commercio di 398, i servizi di 180”. Solo il settore delle costruzioni sembra sorridere (+63) mentre si assiste a un “vertiginoso aumento delle attività non classificate (+2.254)”. Una "buona natalità" secondo il Cresa si è avuta invece nei settori dell’informazione e della comunicazione (+25), finanziario e assicurativo (+16), immobiliare (+12), professionale (+140), di supporto alle imprese (+15), artistico e di intrattenimento (+33). "Particolarmente negativa, al contrario, è la dinamica delle attività registrate in campo turistico (-235), nel settore del trasporto e magazzinaggio (-72), nel settore dei servizi pubblici (amministrazione, sanità e difesa) (-18) e delle altre imprese di servizi (-96)". Uno dei settori che più ha risentito della pandemia è l’artigianato: “A differenza di quanto si osserva a livello nazionale” spiega il Cresa “si conferma negativo l'andamento delle imprese registrate: a fine 2021 ammontano a 28.952 unità, pari al 19,3% del totale regionale, con una diminuzione su base annua di 200 unità".
LA SITUAZIONE
NELLE PROVINCE
A livello territoriale, continua a essere Chieti la provincia con il più alto numero di imprese registrate: 45.181, pari al 30,2% del totale in Abruzzo. Seguono Pescara con 37.694 (25,2%), Teramo, con 36.385 (24,3%) e L’Aquila, con 30.370 (20,3%). Chieti svetta anche come provincia con il più alto numero di nuove imprese registrate rispetto all’anno precedente: +10%, davanti a Pescara (+8,3%). Male invece L’Aquila (-5,9%). Il report del Cresa certifica che le piccole e medie imprese sono la spina dorsale del sistema produttivo regionale: "Lo stock di aziende operanti nel 2021 è composto prevalentemente da ditte individuali (registrate: 56,2%; attive: 63,2%). Seguono le società di capitali (registrate: 27,8%; attive: 23,0%), di persone (registrate: 13,3%; attive: 11,6%) e quelle costituite con altre forme giuridiche (registrate: 2,7%; attive: 2,1%)".

