Critici anche i ciclisti: «Mancano le piste»

23 Ottobre 2018

Il presidente Fiab: il terminal bus va spostato all’aeroporto, via i parcheggi per allontanare le auto

PESCARA. «Non si parla di mobilità ciclistica» nel progetto del Comune sulle aree di risulta. È il primo dei tanti «rilievi» che Filippo Catania, presidente di Fiab Pescarabici, fa all’amministrazione chiamata a decidere, tra mille polemiche, il destino dell’ex tracciato vicino alla stazione.
Fiab dice «no ai silos e no ai parcheggi perché il futuro preannuncia una diminuzione delle auto circolanti in città per un necessario adeguamento alle norme di sicurezza ambientale e fisica e al rispetto del piano strategico della mobilità sostenibile vantato dal Comune». Poi Fiab dice «sì alla delocalizzazione del terminal bus extraurbano con creazione di un collegamento diretto e frequente tra uno scalo per i bus dall’aeroporto al centro città» così come proposto anche da Federalberghi. Questa soluzione consentirà di «evitare l’accesso in città di decine di autobus e di risparmiare spazio e salute a favore dei cittadini». Catania, inoltre, si dice «favorevole alla creazione di un’area destinata solo all’attracco dei bus urbani per carico e scarico passeggeri. Inutile e dannosa una zona per parcheggiare i bus». Per sintetizzare «non servono grandi spazi per parcheggi, bus urbani ed extraurbani se si realizza un grande risparmio di risorse economiche». Per Fiab, il progetto «non parla col territorio circostante e resta chiuso in se stesso, non stabilisce rapporti funzionali con l’area urbana limitrofa e non innesca meccanismi virtuosi di miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita dell’intera città».
Al contrario «fa perno sul fattore auto, rafforza ed estende criticità vecchie di crescita e sviluppo del tessuto infrastrutturale urbano e le traghetta su un orizzonte temporale di 20 anni. Tutto ciò prevede un enorme utilizzo e spreco di spazio sottratto sempre di più alla vita dei cittadini».
Catania rileva, inoltre, che «non esiste un piano di mobilità ciclistica capace di dare un senso al piano infrastrutturale ciclistico che deve collegare la rete cittadina e, questa, con il sistema nazionale delle ciclovie turistiche Bike to coast, ciclovia Adriatica e via Verde».
Eppure, spiega Catania, «basterebbe applicare banalmente le normative vigenti in materia, la legge 11 del gennaio 2018 sulle reti di percorribilità ciclistica e la legge regionale del 25 marzo 2013 sugli interventi per favorire lo sviluppo della mobilità» dei bikers. Per quanto riguardo il mega parco si «tenga conto delle leggi nazionali». (c.co.)