Crollano due stalle Strage di animali

L’azienda Martinelli di Farindola messa in ginocchio dalla neve «È un disastro. Nonostante l’allarme, nessuno è intervenuto»
FARINDOLA. «È un massacro. Due stalle crollate, circa trecento pecore rimaste incastrate, gli agnellini che non vengono allattati e muoiono. E nessuno che ci abbia soccorso».
Giancarlo Martinelli, 71 anni, traccia un bilancio drammatico dell'emergenza scattata mercoledì mattina nell’azienda agricola di famiglia, intestata al figlio Pietropaolo. Un'azienda che si estende su 240 ettari di terra, in contrada Trosciano superiore, a Farindola, e realizza «il 70 per cento del formaggio del Consorzio produttori del pecorino di Farindola», impegnando complessivamente 14 persone. «Era un bijoux», dice Martinelli, veneto di origine ma da 45 anni in Abruzzo. «Il nostro formaggio è presente dal Brennero alla Sicilia, siamo in tutte le catene e facciamo parte del fior fiore delle coop più grandi», spiega, mostrandosi sconfortato ma nello stesso speranzoso di poter ripartire.
Cosa è successo nella vostra azienda?
Mercoledì mattina, alle 5,30, sono collassate due stalle su sette. Sopra al tetto c'erano i pannelli fotovoltaici e tonnellate di neve. All'interno di una stalla non c'erano animali, nell'altra c’erano 700 pecore in allattamento, cioè quelle che danno il latte per il formaggio pecorino. Circa 300 sono rimaste incastrate e sono ancora lì sotto, da mercoledì. Nonostante sia stato dato subito l'allarme alla prefettura, ai carabinieri, ai vigili del fuoco e al Corpo Forestale, i primi soccorritori sono arrivati ieri (sabato per chi legge, ndr, alle 17). I vigili sono venuti a prendere visione dell'accaduto, insieme a un medico della Asl veterinaria. Hanno annunciato che sarebbero tornati ma un’altra squadra dei vigili è arrivata solo alle 12.20 di oggi (ieri per chi legge, ndr) ed è stato necessario sollecitare nuovamente l’intervento. Intanto, attraverso un'impresa edile, mi sono attivato per far puntellare la parte crollata, per alzarla un po’ e metterla in sicurezza. Fino ad ora abbiamo tirato fuori trenta pecore ancora vive ma massacrate: forse ce la faranno in dieci. Il veterinario sta intervenendo con l'antidolorifico.
È un danno enorme, per voi?
Tra le stalle e l'impianto fotovoltaico siamo sull'ordine di un milione e 200mila euro, senza tenere conto degli animali che perderemo. Per fortuna siamo riusciti a recuperare le pecore scampate al crollo: si sono salvate perché il tetto ha collassato al centro e sono uscite lateralmente. Ma sono già morti 180 agnelli su 450, a causa del freddo e perché manca il latte delle madri, che sono morte. Lo stiamo mungendo da altre pecore e lo diamo agli agnelli con dei biberon.
Chi può fare qualcosa per voi?
La Regione, l'ispettorato agrario. Se riconoscono la calamità interviene il ministero. In questo momento, poi, ci dobbiamo preoccupare di mandare gli animali morti a Latina, per lo smaltimento, e anche per questo dovremmo essere aiutati. Ci serve una mano per ripartire.
Ha lanciato subito l'allarme?
Io ho informato subito tutti quelli che dovevo informare. In prefettura era già attivo il coordinamento per il maltempo, ma non era ancora accaduta la tragedia di Rigopiano. Mi sono preoccupato io stesso di far aprire la strada per raggiungere l'azienda, grazie all'intervento di uno spazzaneve messo in azione dalla Provincia e di un mezzo privato, altrimenti sarebbe stato impossibile perfino accedere. C’era un metro di neve.
Cosa le hanno risposto?
Mi hanno assicurato che sarebbero arrivati il prima possibile. Ma non è arrivato nessuno, neanche dopo le 13.30, quando la strada è diventata transitabile. Per fortuna non c'erano feriti e i miei si sono attivati subito da soli, per salvare gli animali.
Ha già avuto contatti con le istituzioni?
Mi hanno chiamato D'Alfonso, l'onorevole Castricone, il senatore Razzi, il prefetto, il vice prefetto vicario Torlontano, il generale dei Carabinieri. La solidarietà l'abbiamo avuta da tanti. Ma, sa com'è, di parole se ne dicono tante. E poi si arenano. Intanto lavoriamo e tiriamo fuori gli animali, abbiamo isolato quelli che si sono salvati. Sono fiducioso.
Ora dovete ripartire, no? Pensare al futuro.
Si riparte, come no. Come ci si potrebbe fermare? La nostra è la realtà più grande di Farindola, prima di noi c’era l'hotel Rigopiano. Ora il comune è massacrato: a parte la disgrazia dell’hotel, è un disastro un po’ ovunque. Una persona di 86 anni mi ha detto che una nevicata così veloce e di una neve così pesante, accompagnata da acqua, proprio non se la ricorda.
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