Crollano i consumi in Abruzzo: spesi 1.900 euro in meno a testa

2 Settembre 2020

In un anno, persi un miliardo 614mila euro a causa del lockdown e delle minori entrate delle famiglie Donatelli (Confcommercio): occorre con urgenza un piano di interventi che dia sostegno alle imprese

L’AQUILA. Crollano i consumi in Abruzzo, con i livelli di spesa che tornano alla metà degli anni Novanta. Una flessione del 7,9%, rispetto al 2019, che si traduce in una perdita di 1 miliardo 614 mila euro. Soldi che non sono entrati nelle casse di aziende, commercianti e artigiani.
Ogni abruzzese ha speso, nel 2020, 1.900 euro in meno dello scorso anno, stando ai dati diffusi dal Centro studi di Confcommercio nazionale. «Senza un piano di aiuto straordinario, in autunno saranno migliaia le imprese costrette a chiudere», avverte Roberto Donatelli, presidente regionale Confcommercio,«specie quelle di piccole dimensioni. E questo non ce lo possiamo permettere».
EFFETTO LOCKDOWN
A pesare, sulla contrazione dei consumi, i due mesi di fermo totale a causa della pandemia. Ma anche la cassa integrazione, che ha influito sulla capacità di spesa delle famiglie, e una certa reticenza verso i consumi, alimentata dall'incertezza del momento. Secondo Confcommercio in Abruzzo si passerà, a causa del coronavirus, da un volume di affari complessivo di 21 miliardi e 152 milioni del 2019 a 19 miliardi e 538 milioni di euro. Sul piano nazionale la cifra sale a 116 miliardi di consumi in meno e circa 9,5 punti di Pil persi. «Occorre con urgenza un piano di interventi senza precedenti, che sappia ridare fiducia alle famiglie e garantire un adeguato sostegno alle imprese», afferma Donatelli, «il confronto con i dati del 2019 rende evidente lo stato di crisi in cui ci troviamo oggi, legato all'emergenza Covid-19. Per tornare a crescere servono provvedimenti più incisivi e rapidi nella loro applicazione, a partire dai fondi europei. Il tempo non gioca a nostro favore e i nodi fiscali e burocratici che rallentano la crescita, devono ancora essere sciolti».
CONSUMI FERMI
Scorrendo la classifica delle regioni italiane, l'Abruzzo è tra quelle che "tenuto", con un calo del 7,9% dei consumi rispetto alla media nazionale del 10,9%. Hanno fatto meglio solo Puglia (-7,8%) e Molise (-7,2%). Ma il valore, secondo Donatelli, «è comunque molto alto e incide pesantemente sulla tenuta delle imprese. Una flessione così significativa non si era avuta neppure dopo la grande crisi economica del 2018». In termini di perdita di valore il Nord, nel complesso, rimane l’area più penalizzata, in particolare per quel che riguarda il Trentino Alto Adige (-16%), la Valle d’Aosta (-14,2%) , il Veneto (-15,1) il Friuli Venezia Giulia (-12,2%). Nel Centro Italia le performance peggiori sono a carico della Toscana (-13,8%) e del Lazio (-11,8%). «Un crollo dei consumi legato a doppio filo alla diminuzione delle presenze turistiche, in particolare degli stranieri», spiega Confcommercio, «è opportuno ricordare che i consumi sul territorio si riferiscono alle reali spese effettuate in loco. Pertanto, le stime risentono della differente presenza dei turisti stranieri nelle varie regioni e, quindi, della differente incidenza in termini di spesa». Viene da sé che l'Abruzzo, che non ha quote significative di turisti stranieri, abbia risentito meno del calo complessivo delle presenze.
I NUMERI
Confcommercio chiede l'accelerazione dei bandi europei e fondi a sostegno di imprese e famiglie. «Lo shock puntuale, limitato al 2020», si legge nel rapporto, «ha impattato meno nel Mezzogiorno per la minore presenza di turisti stranieri e per il maggior peso di lavoratori il cui reddito disponibile non è stato colpito dal lockdown, ma le capacità di reazione dell’area sono ben più ridotte». Abruzzo compreso. «Dal picco del 2007 fino al 2019, infatti, i consumi reali hanno mediamente perso un decimo di punto l’anno in Italia, aumentando di due decimi all’anno nel Nord e diminuendo di nove decimi annui nel Sud», spiega Confcommercio, «a fronte di una riduzione cumulata dei consumi sul territorio in Italia dell’1,3% in 12 anni, dal 2008 al 2019 inclusi, il Mezzogiorno ha ceduto oltre dieci punti percentuali di spesa in termini reali, mentre il Nord è cresciuto di quasi tre punti».
AIUTI SUBITO
«I consumi sono frenati da burocrazia e fisco», sottolinea il presidente Donatelli, «con una perdita di spesa di 1.900 euro a persona, nell'anno in corso. In totale, alle imprese abruzzesi sono venuti a mancare introiti per 1 miliardo 614 mila euro. Occorreranno almeno cinque anni per recuperare gli effetti di questo danno ingente. A incidere negativamente sul portafoglio degli abruzzesi è stato il lockdown, che non ha dato la possibilità ai consumatori di spendere, ma anche altri fattori come le minori entrate mensili nelle famiglie, dovute alla cassa integrazione, e un timore diffuso per la tenuta del comparto delle attività produttive». Sono migliaia le imprese a rischio in Abruzzo. «Il sistema economico vacilla», afferma Donatelli, «ad ottobre gli imprenditori saranno chiamati a versare la seconda tranche di tasse, ma non tutti ce la faranno. Il rischio per le imprese è molto alto: per tornare a crescere bisogna far leva sui fondi europei».
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