Crollo nella galleria San Silvestro, è braccio di ferro sulle perizie

L’udienza è stata rinviata al 22 ottobre. Sotto accusa ci sono i due progettisti e il collaudatore del tunnel. Ma le difese puntano il dito sull’Anas: mancata manutenzione
PESCARA. Scelgono il rito abbreviato secco (senza richieste subordinate) i tre imputati che sono, davanti al gup Francesco Marino, ritenuti responsabili del crollo nella galleria San Silvestro, dove il 22 novembre del 2023 venne sfiorata la tragedia, con un automobilista salvo per miracolo. I tre incassano anche il consenso dell’Anas, unica parte civile costituita, che ha deciso di non opporsi al rito alternativo. Il procuratore Giuseppe Bellelli e il sostituto Anna Benigni firmarono la richiesta di processo a carico del romano Giulio Filippucci (difeso da Oliviero De Carolis Villar di Roma), in qualità di ingegnere progettista strutturale e firmatario delle relazioni illustrative e di calcolo di progetto esecutivo della galleria; il salernitano Walter Sacco (assistito da Augusto La Morgia) in qualità di ingegnere progettista firmatario della tavola del progetto esecutivo relativo ai pannelli di rivestimento interni della galleria, contenente il particolare di ancoraggio in sommità della stessa galleria; il marchigiano Angelo Balducci (difeso da Roberto Borgoglio di Roma e Mery Clementoni di Teramo), in qualità di collaudatore. Per tutti la contestazione è identica: crollo di costruzioni o altri disastri colposi e attentato alla sicurezza dei trasporti. Ieri il gup ha rinviato l’udienza al 22 ottobre prossimo per un motivo fondamentale in questo processo che ruota attorno a questioni tecniche.
La perizia della pubblica accusa (sulla base della quale è stato stilato il capo di imputazione) ritiene che la responsabilità dell’accaduto sia da attribuire al progetto e soprattutto al collaudo che ne fece seguito. I difensori dei tre imputati a loro volta hanno depositato altre due perizie che vanno in una direzione diametralmente opposta: sul progetto non c’è nulla da dire perché fatto seguendo tutti i crismi della correttezza, mentre puntano il dito contro l’Anas per la mancata manutenzione della galleria che, a causa di infiltrazioni d’acqua, crollò fortunatamente senza provocare danni alle persone. Ecco il perché del rinvio: il giudice dovrà esaminare le due opposte perizie e valutare se è il caso di disporne una terza, nominando un suo esperto per dirimere questa questione tecnica. Tutto parte dal contratto stipulato tra Anas e l’Ati Toto - Tor di Valle - Sapaba - Lungarini con oggetto “lavori di costruzione della variante di Francavilla al Mare con congiungimento della variante di Pescara con la variante di Ortona”.
I tre imputati, stando all’accusa, avrebbero agito con imperizia e negligenza e con violazione delle norme di legge come si evidenzia nelle contestazioni: «Filippucci e Sacco, nonostante fossero a conoscenza della presenza in loco di una falda idrica non confinata ed alimentata dalla infiltrazione delle acque piovane, dell’esistenza della quale si dava atto nella relazione illustrativa e di calcolo del progetto esecutivo di calcolo con riferimento alla caratterizzazione geologica e geotecnica dell’area, nonché nella relazione geologica-tecnica redatta dalla società Labortec già in data 27 novembre 1991, che segnalava “la possibilità di accumulo di falde acquifere all’interno dell’intervallo superiore permeabile” e nella relazione geologica-geotecnica redatta dall’ingegnere Pietro Lunardi nell’ottobre del 1997 che evidenziava l’esistenza di “una falda idrica non confinata”, omettevano di redigere il progetto statico del sistema di ancoraggio dei pannelli di rivestimento interno della galleria, non valutandoli quali elementi strutturali, nonché prevedevano un inadeguato sistema di drenaggio delle acque filtranti a tergo di tali pannelli con una tubazione, non ispezionabile e non visibile, di modeste dimensioni, non sufficiente a drenare l’acqua circolante e soprattutto non adeguatamente raccordata a ulteriori elementi di raccolta e smaltimento, prevedendo inoltre la soluzione di vincolo in testa ai pannelli non perfettamente conforme alle previsioni progettuali».
Balducci, invece, come collaudatore «esprimeva parere positivo sulla base delle sole certificazioni dei materiali, omettendo di considerare i pannelli di rivestimento quali elementi strutturali con funzione statica e omettendo, conseguentemente, di assoggettarli a verifiche statiche e a controlli di stabilità». Fu l’esperto della procura, il professor Bernardino Chiaia, a far emergere questa serie di presunte omissioni e irregolarità, coadiuvato dai carabinieri forestali che si occuparono delle indagini. Ma gli esperti della difesa la pensano diversamente ed ecco quindi quasi scontata una superperizia da parte del giudice Marino.
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