Cullati da un morbido su e giù si cammina sul respiro del lago

24 Giugno 2016

Il racconto di un’esperienza straordinaria: la visita ai “Floating Piers” di Christo Ma non mancano i problemi: code (in 3000 bloccati alla stazione) e stop notturno

Un’installazione d’arte diventa per la prima volta un fenomeno di massa, virale si direbbe se fosse sul web. Ma qui siamo nella realtà, e c’è da fare i conti con tutti i problemi del mondo reale. «La passerella chiuderà da mezzanotte alle sei del mattino». Stop, da ieri, alle notti su Floating Piers, l’installazione dell’artista bulgaro Christo che sta facendo impazzire gli italiani. A decidere la chiusura, la Prefettura di Brescia al termine di una giornata carica di disagi che prima ha visto tremila persone bloccaste per ore alla stazione di Brescia, poi ha portato a camminare sulle acque altre 80mila persone. Troppe per l’impatto sul territorio. Intanto un nostro giornalista è andato a toccare con mano il fascino di Floating piers.

di GIANNI PARRINI

Sembriamo piccole formiche che si muovono in ordine sparso sul dorso di un enorme animale dormiente. Seguiamo una strada dorata come i personaggi del Mago di Oz. I nostri mattoni gialli sono moduli galleggianti ricoperti da un tessuto cangiante. È la passerella di Christo sul lago d'Iseo, spazio liminale tra il mondo reale e un non-luogo sospeso tra acqua e cielo, tra narrazione biblica e turismo di massa.

Ci siamo anche noi: siamo in sei, tutti uomini e tutti reduci da un addio al celibato festeggiato a Milano tra locali, cibi e ballerine. Siamo stanchi e in cerca di una catarsi spirituale. La sera prima in tv abbiamo visto il servizio del telegiornale su The Floating Piers. "Troppo bello, andiamo?". La zona dista poco più di un'ora dal capoluogo lombardo e così il mattino dopo (non proprio all'alba) ci mettiamo sulle tracce di Christo. La giornata non è delle migliori: il tempo è incerto e già scende qualche goccia d'acqua. In compenso non c'è la ressa delle ore precedenti. Arriviamo al parcheggio di Cortefranca dove ferma la navetta che porta a Sulzano. Gli addetti ci avvertono: "Rischio pioggia, la passerella potrebbe chiudere". Ci proviamo lo stesso: dopo un quarto d'ora in bus arriviamo al capolinea e scendiamo praticamente sull'orlo del tappeto giallo. "Ci siamo", pensiamo. Invece no: qui comincia il serpentone umano che fa la chicane tra transenne. Ma anche l'attesa fa parte dell'opera. In coda c'è un'umanità varia: giovani coppie in cerca di esperienze da ricordare, famiglie con bambini irrequieti, appassionati di arte, turisti stranieri che aspettano in un silenzio curioso. La passerella galleggiante non valorizzerà la bellezza del lago (Sgarbi dixit) ma di certo i locali di Sulzano fanno affari d'oro. Ragazzi con magliette colorate distribuiscono a ritmi forsennati "kit pranzo" da 5 euro con panini e acqua. Molti ne approfittano per fare uno spuntino e chi non lo fa quasi se ne pente: per gli oltre 3 chilometri della camminata non potrà mangiare, fumare o andare in bagno. Il serpentone umano scorre e dopo un'oretta mettiamo piede sull'acqua. L'impatto è strano: sembra un'autostrada galleggiante per podisti. Una cosa simile c'è in Florida, collega Miami all'arcipelago delle Keys. Ma qui è diverso: siamo senza barriere e l'acqua sconfina sul tappeto. La si potrebbe quasi toccare, se non fosse che subito arriva un inserviente che invita a non sporgersi troppo. E poi c'è quel morbido su e giù che culla i camminanti: sembra di passeggiare sul respiro del lago. Alcuni si tolgono le scarpe per assaporare meglio la sensazione.

Finito il momento mistico arriva quello social ed è selfie-mania. Sembra la versione 2.0 dell’attraversamento del Mar Rosso, con l'asta per l'autoscatto al posto del bastone di Mosè. C'è chi assume pose riflessive e chi imita Gesù a passeggio sulle acque. Tutto condiviso in tempo reale su Facebook. Quando smetti di guardare il cellullare e alzi gli occhi ti rendi conto di essere immerso nel panorama: non sai dove porta quella . strada né perché è importante arrivarci. Ma te la gusti. Il bello della passerella è che non si inserisce nel contesto, ma al contrario la rivoluziona e ne modifica profondamente la percezione. Amplificandola. Arriva la pioggia proprio mentre tocchiamo Monte Isola. Torniamo indietro di corsa per non restare bloccati. La camminata sull'acqua non poteva che concludersi con un bel bagno.