Cura con i monoclonali quintuplicata

14 Novembre 2021

I pazienti trattati in Abruzzo salgono a 414 in poco tempo, per Grimaldi possiamo fare di più

PESCARA. Insieme all’impennata dei contagi da quarta ondata, sale anche il numero di abruzzesi che sta ricevendo la terapia innovativa degli anticorpi monoclonali per frenare i danni del Covid: sono infatti quintuplicate in tre settimane le prescrizioni mediche della cura, arrivando a un totale di 414 da marzo, secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa.
Sei strutture in Abruzzo la somministrano: i quattro ospedali dei capoluoghi insieme a quelli di Vasto e Avezzano.
COSA SONO
Quella monoclonale è una terapia innovativa per il Covid e specifica, che viene somministrata in day hospital. Gli anticorpi monoclonali agiscono come gli anticorpi naturali: si legano al virus facendo in modo che non riesca a entrare nelle cellule umane, quindi a infettarle e replicarsi, e che sia più facilmente fagocitato dalle cellule del sistema immunitario.
La loro efficacia è stata dimostrata soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. Ma hanno una durata temporale limitata.
I NUMERI
Sono stati 43 i pazienti positivi al Covid trattati in Abruzzo con gli anticorpi monoclonali nella settimana tra il 7 e l’11 novembre, tutti con sintomi lievi e quindi prima di presentare possibili complicanze del virus.
Nei sette giorni precedenti erano stati 18: la crescita è stata del 138%. Mentre nella settimana tra il 15 e il 21 ottobre erano stati solo 8. In totale, da quando l’Aifa ha autorizzato questo tipo di trattamento a marzo, l’Abruzzo ha trattato 414 pazienti positivi al Covid.
L’APPELLO
«Si tratta di un’arma in più che abbiamo contro il Covid. La somministrazione degli anticorpi monoclonali permette di bloccare la diffusione del virus e di limitarne i danni nell’organismo. Ma per funzionare è necessario che venga somministrata in una fase iniziale della malattia, per questo la segnalazione deve essere molto precoce sia da parte del paziente che si accorge di avere i sintomi, sia da parte del suo medico di famiglia e delle Unità speciali di continuità assistenziale Usca delle Asl, che devono attivarci», spiega il primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila Alessandro Grimaldi, «i numeri delle terapie stanno crescendo e non sono più riservate ai pazienti particolarmente a rischio come era in passato, ma possiamo fare ancora di più, i farmaci ci sono: per questo auspico che medici di base e Usca prendano in considerazione questa possibilità e la sua importanza».
Continua però il primario: «Anche se gli anticorpi monoclonali sono importanti, l’arma principale contro il virus resta comunque il vaccino, che ci permette di fare prevenzione. Per questo, vista anche la crescita dei casi, bisogna accelerare con la somministrazione della terza dose e aprire alla prima dose per i giovanissimi».(l.t.)