Cura dei tumori, M5s contro la Asl «Sprecati 3 milioni»

16 Dicembre 2018

Apparecchio in affitto dal 2007, parte l’esposto di Pettinari «L’azienda doveva acquistarlo, avrebbe risparmiato tanto»

PESCARA. L’ospedale continua a spendere un milione di euro all’anno per un apparecchio installato all’esterno e utilizzato per la diagnostica dei tumori, la Pet-ct. Soldi che la Asl avrebbe potuto risparmiare, se avesse comprato il macchinario, la cui spesa di aggira attorno ad un milione e mezzo di euro. Eppure, la gara per procedere all’acquisto è stata fatta tre anni fa ed è stata anche aggiudicata a una ditta specializzata, ma in ospedale si continua ad utilizzare quello preso a noleggio.
E ieri il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Domenico Pettinari è tornato a lanciare l’allarme per questa situazione che lui definisce «uno degli sprechi più sostanziosi della Asl». Per questo, l’esponente M5S ha presentato un secondo esposto alla Corte dei conti (il primo risale al 28 ottobre 2016) e una segnalazione al ministero della Salute. Ma stavolta a sostenere la sua denuncia c’è anche una lettera che il primario dell’unità operativa di Medicina nucleare e terapia radiometabolica Valerio De Francesco ha inviato il 30 novembre scorso ai vertici della Asl, ossia al direttore generale Armando Mancini, al direttore sanitario Valterio Fortunato, al direttore amministrativo Paolo Zappalà e al presidente del collegio sindacale Antonio Manca.
COS’È LA PET. Si chiama Pet-ct ed è un apparecchio di diagnostica delle immagini utilizzato principalmente in oncologia. Un macchinario molto sofisticato che permette uno studio approfondito di diverse tipologie tumorali: si valutano le caratteristiche della neoplasia, si cercano le sedi della malattia e si parametra l’evoluzione del tumore. Per poterlo utilizzare è necessario usare un radiofarmaco debolmente radioattivo che viene iniettato per via endovenosa. La Asl lo prende in affitto dal 2007. Nel 2016, è stata fatta una gara per l’acquisto, ma è tutto fermo.
ALLARME DEL PRIMARIO. «L’aggiudicazione definitiva dell’appalto integrato concernente la progettazione e la realizzazione dei lavori di ristrutturazione e la fornitura di un tomografo Pet-ct», ha ricordato De Francesco nella sua lettera, «è avvenuta il 25 gennaio 2016, dopo un percorso amministrativo conclusosi con sentenza definitiva del Consiglio di Stato. Pertanto da questa data non vi erano più impedimenti al normale avvio delle procedure». «La somma di denaro che già è stata spesa e che si seguirà a spendere a causa dei ritardi dell’azienda Asl è davvero importante», ha fatto presente il primario, «anche non volendo considerare il 2016, tale somma ammonta a circa 2 milioni per gli anni 2017 e 2018 e circa un milione per il 2019. Quindi, circa 3 milioni se tutto si concluderà nel 2019». «Tenuto conto delle spese che si sarebbero comunque fatte per l’acquisto dei radiofarmaci, rimangono circa 2 milioni spesi inutilmente. Vale a dire più del costo dell’apparecchio, è come se il tomografo fosse stato acquistato due volte. È davvero troppo per un’azienda che non può comprare apparecchiature, o assumere medici e infermieri per mancanza di risorse». «Ma il danno maggiore», ha concluso, «è per le migliaia di pazienti che sono costretti ad affrontare un percorso disagevole per eseguire gli esami pet, talvolta sotto la pioggia esposti ad ogni tipo di intemperie. Ma questo interessa poco».
ESPOSTO DI PETTINARI. «Questo è forse uno degli sprechi Asl più sostanziosi», ha detto il consigliere, «dal 2007, paghiamo un affitto giornaliero di 5mila euro per un macchinario che ci costa un milione l’anno, quando ad acquistarlo costerebbe un milione e mezzo. Nonostante sia stata fatta la gara, la Asl persevera nel pagare un affitto ingiustificato e ingiustificabile».
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