Curcio: più fondi pubblici per la sicurezza delle case

9 Novembre 2019

L’ex capo della Protezione civile: «La prevenzione deve essere programmazione Lo Stato deve incentivare gli interventi, dobbiamo prendere coscienza dei rischi»

L’AQUILA. Scuole chiuse sin dai giorni dello sciame sismico, paura tra la popolazione. Se i timori verso un’evoluzione negativa delle scosse che hanno fatto tremare Balsorano, fino a quella più poderosa di giovedì pomeriggio, sono serviti per mettere in moto il sistema di Protezione civile, dall’altro accendono una riflessione: quanto abbiamo imparato in termini di prevenzione sismica dopo L’Aquila, l’Emilia, Amatrice e il Centro Italia? Abbiamo provato a chiedere a Fabrizio Curcio, già capo del dipartimento della Protezione civile proprio negli anni dei sismi del Centro Italia e oggi capo del dipartimento Casa Italia, quanta strada ci sia ancora da fare per affermare una vera “cultura della prevenzione”.
Dottor Curcio, quanto ancora c’è da fare in questo paese sismico da Nord a Sud?
«Sulla prevenzione non strutturale si sta facendo molto e la Protezione civile è in prima linea, ma la strada è ancora lunga. L’Italia è un Paese che si occupa di prevenzione ancora soltanto dopo gli eventi negativi. Anche Casa Italia nasce dopo un grave terremoto. La prevenzione, invece, è programmazione. Se avvengono, come nel caso di Balsorano, eventi non particolarmente intensi, ma tanto concreti da ricordarci che viviamo in un territorio sismico e se serve ad aumentare l’attenzione e mettere in pratica una serie di strategie cautelative, allora utilizziamolo. Ma dobbiamo prendere coscienza dei tipi di rischio di cui soffre il territorio in cui viviamo».
Una scossa di magnitudo 4.4 non dovrebbe essere considerata normale anziché forte?
«La percezione di un evento sismico dipende molto dall’abitudine che si acquisisce nel corso degli anni: se siamo abituati a scosse lievi, una di magnitudo più alta ci appare forte. Quando un evento colpisce un luogo che sa di essere vulnerabile e, per questo, scattano misure che vanno a calmare l’emotività, ben venga. Poi, però, dobbiamo essere consapevoli di vivere in un territorio ad alto rischio sismico, indipendentemente dall’arrivo di una scossa. Se, ad esempio, vivo in una zona a rischio sismico alto, devo conoscere lo stato di sicurezza della mia abitazione. Sicuramente sul fronte della prevenzione strutturale occorre fare di più, per esempio servono fondi pubblici. Lo Stato deve incentivare la messa in sicurezza, mettendo gli strumenti giusti a disposizione, ma poi sta ai cittadini coglierne l’opportunità».
Come per il Sisma bonus?
«Anche. Proprio questa mattina (ieri, ndc) ho partecipato a una riunione con tante amministrazioni centrali per capire come migliorarlo e come mai ancora non incontra un utilizzo massiccio da parte dei cittadini».
È quanto mai urgente una legge quadro post-emergenze?
«La legge quadro sulle ricostruzioni post sisma è uno strumento che può aiutare a omogeneizzare alcuni processi, ad esempio quelli di tipo costruttivo o per le macerie. Però ogni emergenza e ogni ricostruzione hanno un proprio differente percorso, avvengono per esempio a distanza di anni. Inoltre i territori hanno punti di partenza e caratteristiche differenti di cui tener conto: ci sono località con vocazione più industriale, altre agricola, o universitaria o turistica. Dovremmo assicurare non l’equità dello strumento, bensì l’equità degli obiettivi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA