Curcio: ricerche concluse, ma il lavoro continua ancora

Il capo della Protezione civile nel centro operativo di Penne «Ci sono stati ritardi? C’è chi sta approfondendo»
PENNE. Si è conclusa ieri, con una conferenza stampa all’interno della sede del centro operativo multicomunale di Penne, la fase critica dell’emergenza dell’Hotel Rigopiano. Una prima fase triste, che ha segnato tutta la comunità vestina, e che racconta di 11 persone salvate e 29 vittime. Presenti oltre al viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, il capo della protezione civile nazionale Fabrizio Curcio, e i responsabili dei vari corpi che hanno preso parte alle operazioni di soccorso. Non ha invece preso parte al tavolo della conferenza il Prefetto di Pescara Francesco Provolo. E’ proprio all’ingegnere erede di Bertolaso, Curcio, atterrato in elicottero poco dopo le ore 11 all’interno del terreno di gioco dello stadio comunale di Penne, che i giornalisti hanno rivolto l’attenzione maggiore. «La scorsa notte si è concluso un momento importante dal punto di vista tecnico, la parte di ricerca. Non si è invece conclusa l’attività del sistema» ha attaccato Curcio. «E’ stato e continua ad essere uno scenario davvero complicato. Tutti gli operatori del soccorso hanno portato all’estremo le attività operative per salvare quante più vite. Abbiamo gioito con gli operatori quando ciò è avvenuto e ci siamo rattristati quando questo non è stato possibile. Abbiamo continuato a lavorare per restituire alle famiglie tutti i dispersi perché era importante che ognuno recuperasse il proprio caro. Voglio ringraziare tutti gli operatori, tutte le componenti del sistema nazionale della Protezione civile. E’ un’eccellenza del Paese dove ognuno fa il proprio. E’ un sistema complesso che coinvolge anche il comportamento del cittadino. Si è dato la prova in queste giornate di come questo sistema sia coeso. Un sistema da mesi sotto pressione e che comunque ha dato risposte ad alti livelli. E’ questo il sistema che vogliamo ringraziare. Nella tristezza dell’evento», ha proseguito il capo della protezione civile «comunque raccogliamo uno spirito operativo fortissimo. Oggi esprimiamo ovviamente anche il nostro affetto e la nostra vicinanza alle famiglie che hanno sofferto per la perdita dei propri cari. E’ d’obbligo ricordare anche quegli operatori che erano presenti sul volo del 118 e che hanno perso la vita per esporsi ad un rischio nel tentativo di spingersi al limite».
Nell’emergenza maltempo che ha coinvolto il Centro Italia il sistema operativo della protezione civile ha messo in campo 11 mila operatori, 1000 giunti sull’emergenza Rigopiano e arrivati a Penne in pochissime ore. Per quanto riguarda le polemiche su ritardi ed eventuali falle nella macchina operativa dei soccorsi, Curcio non ha preso posizione. «Su questo ovviamente c’è chi sta approfondendo. Si faranno le dovute valutazioni con gli organi che hanno il compito di farlo. Noi rispondiamo per il sistema più in generale, poi i casi specifici è giusto che vengano analizzati». Ad aprire la conferenza l’intervento del viceministro Filippo Bubbico, presente a Penne in diverse occasioni durante questa terribile settimana. «Un ringraziamento a tutta questa comunità che ha manifestato attenzione alle squadre di soccorso. Il Sistema del Soccorso della Protezione Civile del nostro paese ha agito con uno spirito di assoluta unitarietà e capacità operativa. Ognuno ha fatto il proprio lavoro al meglio integrandosi con gli altri. Da parte di tutti gli operatori del soccorso c’è stata grande professionalità, resa ancor più grande da sensibilità e umanità. Per questo l’intero Paese è grato a tutti loro. Vogliamo esprimere un senso di vicinanza a tutte le famiglie che hanno vissuto momenti terribili e hanno visto la perdita dei propri cari», ha detto il viceministro. Nello scenario complicato di Rigopiano, da oggi, proseguiranno le attività per mettere sempre in maggiore sicurezza l’area dove si trova quel che resta dell’Hotel Rigopiano. Proseguiranno inoltre le attività di indagine per accertare eventuali responsabilità di quella che per tutta l’area vestina resterà una ferita per sempre aperta.
Francesco Bellante

