«Cure troppo costose» La battaglia di Simona

19 Luglio 2018

Spoltore. Madre di due figlie, 40 anni, dopo la malattia ha spostato sui social la sua sfida «In un mese ho speso 800 euro. Bisogna ottenere l’esenzione dei farmaci da radioterapia»

SPOLTORE. Non solo da un giorno all’altro sei costretto a fare i conti con un male aggressivo come il cancro, ma ti ritrovi anche a dover sostenere una serie di costi per i farmaci prescritti dopo le radioterapie che rischiano di farti arrivare sul lastrico. Il risultato è che oltre al danno della malattia c’è anche la beffa di dover affrontare da solo spese a volte insostenibili ma purtroppo inevitabili.
Questa è la storia di tante persone, come Simona Milella, quarantenne spoltorese madre di due figlie, che però ha deciso di avviare una battaglia affinché possano essere riconosciuti i diritti di questi malati che non possono essere lasciati soli. Per questa ragione ha scritto una lettera al ministro della Salute Giulia Grillo, all’assessore regionale Silvio Paolucci (non ricevendo risposta da nessuno dei due) e alla consigliera regionale Sara Marcozzi del Movimento 5 Stelle affinché si faccia portavoce con la Grillo. Ma ha anche avviato una campagna sui social network dove ha fatto conoscere, con tanto di foto di farmaci e scontrini, quanto costa curare le conseguenze provocate dalle radioterapie.
«Ho scritto anche all’Airc», fa sapere Milella, che tiene a precisare come la sua sia una battaglia contro il sistema sanitario e non contro i reparti di Senologia di Ortona e Radioterapia di Chieti, «per proporre questa lotta a livello nazionale. Numerose testimonianze ho ricevuto ma molti restano in silenzio. C’è una cultura del silenzio del dolore, una faccenda da tenere quasi nascosta ma io non condivido e il mio esternare ha fatto sì che tante persone venissero allo scoperto. Ognuno nel suo piccolo soffre ma uniti possiamo rappresentare una forza. In un mese ho dovuto spendere fino a 800 euro per farmaci necessari, viste le ustioni di primo, secondo e terzo grado con infiammazioni profonde. Bisogna prevedere di diritto delle medicazioni e ci deve essere una cultura della medicazione, non è certo facile agire in autonomia dopo una radioterapia. All’inizio usavo l’acqua ma poi ho saputo di sbagliare. Spero che qualcuno mi ascolti e faccia qualcosa per una problematica così complicata. Spero per i posteri visto che io il mio percorso di radioterapia l’ho portato a termine. Io mi sto facendo portavoce affinché sia presa in considerazione l’esenzione dei farmaci relativi alle radioterapie (che vengono somministrati anche a scopo preventivo), che sono necessari già dopo la prima seduta e gli effetti collaterali durano anche fino a tre mesi».
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