Curia in lutto, addio a monsignor Lizza

Aveva 84 anni. È stato responsabile dell’Ufficio matrimoni, cappellano in carcere e insegnante. Domani i funerali a San Cetteo
PESCARA. È sempre stato molto attivo, fino all’ultimo. E nonostante le sue condizioni di salute non fossero ottime, continuava a celebrare. Poi ha contratto il Covid, è stato necessario il ricovero in ospedale. E per monsignor Gianni Lizza, Giovanni all’anagrafe, non c’è stato niente da fare.
Era originario di Pianella, aveva sei fratelli e una sorella ed è stato ordinato sacerdote il 29 giugno del 1963. Era molto conosciuto, per via degli incarichi che ha ricoperto e che tuttora lo vedevano presente, per le celebrazioni religiose. È stato, tra l’altro, presidente del Capitolo cattedrale, responsabile dell'Ufficio Matrimoni (vice cancelliere della Curia) e della Pastorale della famiglia e proprio per questo è entrato in contatto con tantissime coppie, per le pratiche legate ai matrimoni. È stato, ricordano dalla famiglia e dalla Curia, cappellano nella clinica Pierangeli, dell’Istituto Ravasco di Porta Nuova e del carcere, sempre molto disponibile ad aiutare i sacerdoti della città. E porta la sua firma il libro “Parrocchia suburbana”, indagine socio-religiosa datata 1975. «Nei suoi 59 anni di ministero don Gianni si è sempre dato da fare con zelo e dedizione», dice l’arcivescovo, monsignor Tommaso Valentinetti, «con una attenzione particolare agli ultimi, alle situazioni spesso difficili, ma anche facendosi promotore, già negli anni ’70, di nuove forme di pastorale».
Viene ricordato «con affetto e stima», raccontano i parenti, dagli ex studenti che lo hanno avuto come insegnate di religione in diversi istituti e licei. E la sua presenza è stata centrale per il mondo dei rom, in Italia, essendone stato padre spirituale. Ma anche per gli scout, avendo seguito diverse generazioni. Un faro, insomma, per tanti. «Uomo di cultura», dicono i parenti, «dall’animo nobile e sensibile, amato da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. Aveva un modo di vivere e di fare sempre spontaneo, disponibile, dalla grande umiltà. E ha tracciato un’idea di cammino spirituale, al di là del suo essere sacerdote, come uomo, fratello e zio dei tanti nipoti». Lascia i fratelli Peppino, Annamaria, Fiorenzo, Gerardo, Mario e Pio (Carlo, è morto nel 2017). Domani i funerali, in Cattedrale, alle 11.30, celebrati da Valentinetti. (f.bu.)

