Cuzzi: le tangenti non esistono, nessun patto per gli spettacoli

2 Luglio 2024

La difesa dell’ex assessore contrattacca: «L’imprenditore Cipolla non aveva il monopolio per i concerti» L’arringa: «Non so se sia stato un caso politico, ma ha avuto sicuramente conseguenze sulla carriera»

PESCARA. «Non so se questo è stato un processo politico, ma è certo che ha avuto sicuramente delle conseguenze politiche sulla carriera di Cuzzi». Apre così la sua arringa l’avvocato Massimo Galasso che insieme al collega Gianfranco Iadecola assiste Giacomo Cuzzi, il principale imputato nel processo “Grandi eventi” (la cui sentenza è attesa per il prossimo 15 luglio), quello sugli affidamenti diretti di concerti e manifestazioni del Comune di Pescara. Stiamo parlando di reati di turbativa d’asta, corruzione, finanziamento illecito dei partiti che la pubblica accusa, rappresentata dal pm Luca Sciarretta (che per Cuzzi ha chiesto 5 anni e 4 mesi di reclusione) contesta agli otto imputati (Simona Di Carlo, Moreno Di Pietrantonio, Andrea Cipolla, Cristian Summa, Gianfranco Berardinelli, Alessandro Michetti e Laila Colucci).
«IL FATTO NON SUSSISTE» Ieri era la volta della difesa di Cuzzi che ha concluso con la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste da ogni accusa: «Questo processo», ha detto Galasso, «nasce da un equivoco indotto dalla procura da uno scritto anonimo che ha portato dietro fiumi di documenti: e cioè che Cuzzi potesse decidere da solo, avvantaggiando l’imprenditore Cipolla nell’affidamento di concerti ed eventi. La procura ha però compiuto un errore nel non distinguere la differenza tra proporre e decidere, ed è qui che sta il processo. Cuzzi può proporre un artista, ma in nessun caso decidere, perché tutti i provvedimenti sono deliberazioni di giunta, organo collegiale». E questo è il refrain che accomuna tutti gli interventi difensivi: e cioè che erano i dirigenti a formalizzare le delibere con tutti i pareri necessari. Ed è per questo motivo che «non si può parlare», aggiunge il difensore, «di decisioni solitarie di Cuzzi. Quest’ultimo in queste procedure non tocca palla e l’iter amministrativo è stato confermato in aula dai testi. Allora qui manca qualcuno», incalza Galasso, «se questi affidamenti sono illeciti come sostiene l’accusa, in questo processo manca mezzo Comune di Pescara (per evidenziare come nessun dirigente è finito sotto accusa ndr). È la premessa che è errata». E qui si passa all’esame della turbativa: «Un reato che non esiste e non perché lo ha detto anche il pm, ma perché se non vi è gara non c’è turbativa». E vengono citate in proposito numerose «interpretazioni granitiche della Corte di Cassazione condivise dalla dottrina. Gli affidamenti diretti solo leciti per l’infungibilità delle prestazioni artistiche». Dice ancora il difensore evidenziando i rapporti di Cipolla con gli agenti nazionali degli artisti che «davano le esclusive a Cipolla che aveva nel suo gruppo artisti di qualità rispetto ad altri promoter». «Così hanno fatto tutti prima di noi e fanno quelli dopo di noi. Non è una questione politica».
«NESSUN MONOPOLIO» Le difese bocciano poi la creazione della giunta Masci dell’albo dei promoter («non voglio aggettivarlo», commenta il legale) e la definizione di monopolio di Cipolla «che non può trovare spazio in questo processo: stiamo infatti parlando di 21 eventi dal 2014 al 2019, è questo il monopolio di Cipolla? Il Comune in cinque anni ha organizzato oltre 300 eventi e la sola Notte Bianca ne aveva 60. Quindi la turbativa non esiste in diritto e in fatto. Cuzzi non aveva peraltro la posizione soggettiva, non aveva la disponibilità della funzione: non poteva decidere da solo e non lo ha mai fatto».
«NESSUNA TANGENTE» Sulla corruzione i difensori sono stati altrettanto fermi: «È la più grave delle contestazioni, affascinante per l’accusa». E riguardo alla tangente di 5mila euro che Cipolla avrebbe consegnato a Cuzzi, la difesa sostiene che l’accusa non ha fatto distinzione tra indizio e illazione. E il collega Iadecola, sul punto, è ancora più chiaro, parlando del momento del presunto passaggio di soldi seguito in diretta dagli investigatori: «La polizia giudiziaria non avrebbe potuto, ma avrebbe dovuto intervenire con una perquisizione e forse sarebbe stato un altro processo, ma così non è stato per motivi investigativi inspiegabili. La verità è che quella dazione non c’è mai stata, non esiste. Così come non esiste un patto corruttivo tra Cuzzi e Cipolla».
DI PIETRANTONIO La difesa di Moreno Di Pietrantonio (assistito da Anthony Aliano) ha sottolineato il ruolo del dirigente Asl ed ex segretario cittadino del Pd: «Non era consigliere comunale né assessore, quindi come si possono contestare a lui questi capi di imputazione. Non c’è una sola intercettazione che lo possa mettere in relazione con i fatti contestati». Per quanto attiene poi il concorso che secondo l’accusa sarebbe stato cucito su misura per la Di Carlo per entrare in Asl, con l’appoggio di Di Pietrantonio, il legale ha chiuso affermando che «il quadro probatorio emerso dall'istruttoria dibattimentale depone senza alcun dubbio in favore dell’imputato (e dunque anche della Di Carlo) il quale, per stessa ammissione dell’attuale manager Asl Vero Michitelli, non aveva alcuna possibilità di influenzare i requisiti contenuti nel bando poiché tenuto a condividere con la direzione, dunque con la Leila Colucci (della quale il pm ha chiesto l’assoluzione, ndc), i criteri del bando». Chiesta anche dall’avvocato Ugo Di Silvestre, difensore di Cristian Summa, l’assoluzione con formula piena per il suo assistito che ha voluto rendere dichiarazioni spontanee.
DI CARLO IN AULA Stessa cosa che ha fatto al termine dell'udienza l’imputata Simona Di Carlo, ex assessora e dunque ex amministratrice pubblica: «Le dazioni di cui parliamo nelle intercettazioni io e Moreno sono frutto di una frustrazione in quanto eravamo consapevoli di perdere la tornata elettorale. Sono dichiarazioni casalinghe: un modo di parlare forse un po’ spocchioso, ma non c’era alcuna intenzione di chiedere soldi a Summa. Tutto è stato frutto di fantasia, di un parlare senza cognizione di causa». Il 15 luglio repliche dell’accusa e camera di consiglio per emettere la sentenza.