D’Alfonso, 8 testimoni eccellenti per la maxi causa contro Pettinari

Oggi seconda udienza del contenzioso da 200mila euro contro il grillino: il governatore vuole in aula Melilla, Mattoscio, Paolucci e Pacilio. Nessuna domanda sulla Asl, dovranno parlare del suo prestigio
PESCARA. Otto persone fidate chiamate a raccontare doti, impegno e meriti del presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso e a tracciare un ritratto che ne metta in risalto il «prestigio personale, professionale e politico». Nella causa da 200 mila euro contro il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari, D’Alfonso punta sui testimoni eccellenti: politici, amministratori, manager e dirigenti della cosa pubblica e anche un giornalista. Sono loro che dovrebbero raccontare alla giudice Stefania Colantonio l’ascesa di D’Alfonso, dai gradini più bassi delle istituzioni fino al ruolo più importante di governatore. Ma non è detto che il giudice avrà la voglia e la necessità di ascoltare tutta la storia. Oggi, alle 9,30 in tribunale, è in programma la seconda udienza del contenzioso civile tra presidente e grillino e si parlerà proprio dell’ammissione dei testimoni: il giudice dovrà decidere se ammettere i testi di D’Alfonso e cioè il parlamentare di Sel Gianni Melilla, il presidente della Saga Nicola Mattoscio, l’assessore regionale Pd alla Sanità Silvio Paolucci, il dirigente regionale Paolo Costanzi, il dirigente ed ex segretario della giunta regionale Walter Gariani, l’ex sindaco di Chieti Francesco Ricci, l’ex presidente della Provincia di Chieti Tommaso Coletti e il direttore di Rete8 Pasquale Pacilio.
Su Facebook, Pettinari lancia l’appello ai militanti M5S a essere presenti in udienza: «Ci citano a giudizio perché non hanno più parole per confrontarsi con noi. Vorrebbero chiuderci la bocca», scrive, «ma è un onore dover rispondere ad attacchi così forti per aver combattuto per la collettività. Vi aspetto».
È stato D’Alfonso a citare Pettinari, chiedendo il risarcimento danni, per una presunta «diffamazione a mezzo stampa» a causa di due articoli in cui il consigliere, dopo un’interpellanza, ha contestato un’operazione immobiliare della Asl di Pescara dal valore di circa 7 milioni di euro. Tutto ruota intorno all’edificio di via Rigopiano venduto alla Asl dall’imprenditore Ermanio Cetrullo, 64 anni, titolare della società Pmc e nipote del parlamentare del Psdi Aldo Cetrullo. Cetrullo ha pagato quell’immobile 900 mila euro nel 2012, rilevandolo da un fondo di investimento, e l’ha ceduto alla Asl per 2,8 milioni tre anni più tardi. Secondo la Asl, per ristrutturare l’immobile ci vorranno altri 4 milioni di lavori. Quest’operazione, contestata da Pettinari e anche dal consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri prima di essere conclusa, è ancora sotto l’esame della procura con 4 indagati per il presunto reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Per trovare quell’immobile, sono stati necessari due bandi a ridosso delle elezioni regionali: il primo del 16 maggio 2014 – presidente della Regione ancora Gianni Chiodi – e il secondo del successivo 21 luglio con D’Alfonso già eletto governatore (è stato eletto il 25 maggio 2014). L’atto di vendita del palazzo è stato fatto, poi, il 16 febbraio 2015.
Ma, se ammessi, ai testimoni richiesti da D’Alfonso, assistito dall’avvocato Carla Tiboni, non saranno formulate domande sull’acquisto della Asl. A loro sarà chiesto solo di ripercorrere il cammino di D’Alfonso: l’obiettivo della difesa, quindi, è ricostruire la «reputazione» del presidente – «personale, professionale e politica» – che sarebbe stata lesa da Pettinari e delinearne l’«importanza» visto che, fa notare Tiboni, la diffamazione è direttamente proporzionale al ruolo ricoperto.
Dall’altra parte, la lista dei testimoni di Pettinari è vuota: l’avvocato Donatella Rossi non presenterà alcuna richiesta al tribunale. Per il grillino, non c’è bisogno di testimoni in quanto non ci sarebbe stata alcuna diffamazione contro D’Alfonso e questo dovrebbe emergere direttamente dall’esame degli articoli incriminati. «E poi una prova testi come quella della controparte non prova affatto il presunto danno: nessuno», spiega Rossi, «mette in dubbio la posizione politica di D’Alfonso».
Oggi, il tribunale dovrebbe decidere anche su un’eccezione presentata dalla difesa di Pettinari durante la prima udienza: il presidente avrebbe omesso di indicare la carica pubblica in qualità della quale ha intentato la causa e l’avrebbe fatto solo a titolo personale. Quindi, per Pettinari, ci sarebbe un difetto di legittimazione attiva. Per la difesa di D’Alfonso, invece, l’eccezione è infondata. Se l’eccezione fosse accolta, il processo potrebbe chiudersi ancora prima di cominciare.
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