D’Alfonso a Marsilio: collaboriamo

11 Dicembre 2021

La sentenza che boccia il bilancio 2018, il senatore Pd ribatte subito alle accuse

PESCARA. «Invito le classi dirigenti attuali a non essere emotivi, istantanei nel giudizio, a non cadere vittima della logica del comunicato stampa: c'è bisogno di approfondimento, di pesantezza e adeguatezza conoscitiva per superare questo problema che non è una questione confinata in Abruzzo. Bisogna lavorare insieme per ritrovare la dignità della politica e del diritto». È la risposta, politica e pacata, del senatore Luciano D'Alfonso ai vertici della Regione Abruzzo. Il tema è la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato la illegittimità costituzionale di alcuni articoli della legge regionale 27 del febbraio 2018, la norma servita per l'approvazione del bilancio del 2018, quando al governo della Regione c'era appunto D'Alfonso, e della legge dello Stato, la 205 del 2017, che consentì di spalmare il debito contratto nel passato, in 20 anni.
Con la sua decisione la Corte dichiara, in sostanza, che un debito ereditato non si può spalmare oltre un certo limite, per evitare che venga a pesare sulle generazioni future. Un debito, ereditato dal governo D'Alfonso nei dieci anni precedenti, di 700 milioni di euro che venne compresso e ridotto, sotto la sua gestione, a 300 milioni tanto da meritare così l'uscita dal commissariamento. «Lo abbiamo fatto», spiega il senatore, «grazie alla legge dello Stato del 2017 che ce lo consentì: una legge nei cui confronti la Corte dei Conti abruzzese ha sollevato un giudizio di costituzionalità. Adesso dobbiamo riprendere quel cammino, dialogando di nuovo con il Governo nazionale, spiegando che una Regione non può pagare un debito rilevante in poco tempo perché non può rischiare di cancellare i diritti fondamentali come il trasporto, l'acquisto di autobus, le borse di studio o la copertura di diritti che riguardano l'assistenza sociale e la salute. Dentro questa cornice mi adopererò», aggiunge D'Alfonso che nella conferenza stampa era affiancato dal suo ex assessore al bilancio Silvio Paolucci, «presso il Mef e la Ragioneria dello Stato e anche alla Conferenza delle Regioni perché questo è un tema che non n riguarda solo l’Abruzzo».
Il senatore ha tirato in ballo anche una sentenza del Tar di Pescara che sollevò questo delicato tema in relazione ad una decisione della Provincia. E la Corte, sotto la spinta del giudice Massimiliano Balloriani che portò la questione all'attenzione dei giudici di Palazzo della Consulta, sentenziò all'epoca che i diritti fondamentali prevalgono sui documenti di bilancio. Ed è anche sulla scia di quella decisione che venne sollecitata da D'Alfonso, nel 2017, quella legge dello Stato che gli consentì di diluire in 20 anni il debito ereditato.
«Vi assicuro - ha concluso il senatore - che il Governo è molto sensibile sull'argomento e ritengo si possa trovare una soluzione a questa sentenza che è, diciamo così, interinale: che ha un valore emblematico, simbolico, non definitivo perché non c'è una pubblica amministrazione italiana che possa adempiere al rispetto ed obbligo di copertura dei debiti pregressi in un tempo breve, rinunciando a garantire ai cittadini i diritti fondamentali».