D’Alfonso ai sindaci: «Non tenete aperti gli edifici pericolosi»

PESCARA. «Noi abbiamo, negli uffici tecnici comunali, la conoscenza documentale di ogni edificio scolastico. Dove questa conoscenza descrive un totale disordine di quell’edificio e oltre a questo c’è...
PESCARA. «Noi abbiamo, negli uffici tecnici comunali, la conoscenza documentale di ogni edificio scolastico. Dove questa conoscenza descrive un totale disordine di quell’edificio e oltre a questo c’è un numeretto (l’indice di rischio sismico, ndr) che sta sotto lo 0,4, il discernimento del sindaco non può che elaborare una certa decisione, cioè la chiusura della scuola. Il sindaco deve esaminare caso per caso dopo di che, su di me, prendo la responsabilità di attivare un programma straordinario di interventi». Così dice, testualmente, il governatore, Luciano D’Alfonso (nella foto). Che, tradotto in termini semplici, significa: sindaci abruzzesi chiudete le scuole pericolose perché tocca a voi farlo. Rispetto alla prima intervista sulle scuole sicure, rilasciata al Centro una settimana fa, il presidente della giunta regionale è meno cauto e più risolutivo. Saranno state la scossa registrata nella Marsica e la decisione dei sindaci di Avezzano, Carsoli e Tagliacozzo, di non riaprire le scuole. Oppure sarà per la denuncia dei comitati dei genitori di non aver trovato affissi gli indici di vulnerabilità all’ingresso delle scuole. Sta di fatto che D’Alfonso non dice più che le scuole poco sicure non devono essere chiuse. Ma puntualizza: «Quando ho fatto il sindaco e il presidente della Provincia di Pescara avevo un quadro chiaro della situazione». E alla domanda a chi tocca decidere ribadisce: «Tutto dipende dal discernimento che il sindaco ha di quelle situazioni. La mia linea è quella di palazzo Chigi cioè di tenere aperti gli edifici salvo quei casi particolari che i sindaci conoscono, perché sono i titolari della consapevolezza del fascicolo dei fabbricati che rappresenta l’insieme di tutti gli interventi da quando è nato fino ad oggi. Il mio compito è quello di drenare risorse straordinariamente». E alla domanda se è giusto continuare a mandare un messaggio tranquillizzante, come quando il sindaco di Sarno se ne uscì con la frase “state tranquilli, è solo fango”?, il governatore ribatte: «Non è concepibile che si tengano aperti edifici che sia numericamente che come storia di interventi sono cumuli di disordine. Stiamo però trovando soluzioni straordinarie. Per esempio lo abbiamo fatto a Penne, Sulmona e Teramo. Ma», conclude D’Alfonso, «dobbiamo anche evitare le emotività che bloccano il diritto all’istruzione». (l.c.)

