D’Alfonso: «Interrogatori da videoregistrare: così il processo sarà corretto»

Disegno di legge del senatore: «Non agisco per risentimento personale ma per riempire un vuoto nell’ordinamento e non far soffrire i cittadini»
PESCARA. La videoregistrazione dei più delicati passaggi giudiziari delle indagini come strumento per salvaguardare la genuinità della prova al fine di garantire la correttezza del processo penale e soprattutto l'integrità morale e anche fisica delle persone infornate sui fatti che troppo spesso subiscono una eccessiva pressione psicologica durante le loro deposizioni.
E' questo, in sintesi, l'obiettivo che si pone il disegno di legge sulla "Riproduzione fonografica e audiovisiva degli atti processuali", che ha come primo firmatario il senatore del Pd, nonché presidente della sesta commissione finanze e tesoro del Senato, Luciano D'Alfonso, che su questo aspetto ha una esperienza anche personale per le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto e dalle quali è uscito indenne. Tanto, da lavorare ad una rappresentazione teatrale per portare in scena questi aspetti delicati e fondamentali che spesso restano circoscritti a magistrati, avvocati e investigatori.
Una modifica agli articoli 134, 139 e 141 bis del codice di procedura penale: un disegno di legge non certo rivoluzionario, ma sicuramente innovativo che nessuno finora ha avuto la forza di proporre, «frutto di anni di riflessione», come dice D'Alfonso, «per un rimedio possibile ed efficace al fine di garantire pienamente il cittadino, le cui dichiarazioni vengono vissute nell'ambito delle indagini preliminari della polizia giudiziaria».
Un contributo alla riflessione di ieri, in conferenza stampa, lo hanno fornito anche due professori dell'università di Teramo, Rosita Di Coco (docente di diritto processuale penale) e Marco Pierdonati (docente di diritto penale), nonché il senatore Salvatore Cucca, avvocato e relatore in commissione giustizia di questo disegno di legge, presente da remoto. «Lo spirito di questa iniziativa», afferma D'Alfonso, «non è quello di organizzare dispettosità, ma di riempire un vuoto nell'ordinamento perché non è giusto che tutti soffrano. Le domande insidiose, quelle che trattano la persona umana come zolla di carne e non titolari di dignità, quelle domande non saranno più possibili».
E in proposito il senatore cita alcuni esempi concreti con tanto di nome e cognome, per spiegare che troppo spesso gli investigatori «vanno oltre il perimetro del consentito, perché magari affascinati dal triangolo con la stampa giudiziaria che poi fa fare loro carriera: ecco, vorrei evitare questi triangoli avvelenati che finiscono per colpire il cittadino». Una soluzione, quella della videoregistrazione degli interrogatori, che migliorerebbe l'intera fase delle indagini preliminari, «precludendo o comunque scoraggiando quei comportamenti che, nell'affanno di conseguire fonti di prova e l'individuazione del colpevole, rischiano di produrre rigidi teoremi inquisitori ai quali le dichiarazioni dei "sentiti" si devono forzatamente conformare, proprio "infettando", con tale modo di procedere, le importantissime fasi preliminari allo svolgimento del processo». D'Alfonso si definisce poi un «utente riuscito» per aver superato indenne questi percorsi giudiziari. «Ho dentro di me questa questione come fosse un perno», dice, «perché ho notato anche nella mia esperienza personale il buco normativo. Chi viene convocato come persona informata sui fatti, non deve pensare che va in un dirupo, ma in un luogo dove si contribuisce all'accertamento della verità, non della verosimiglianza».
E si sofferma sulle sofferenze dei tanti che sono passati da «estranei», cioè da semplici testimoni, in questi micidiali ingranaggi giudiziari.
«Le indagini preliminari hanno anche fatto sanguinare per il dolore psicologico ed emotivo molti cittadini. La videoregistrazione», aggiunge D'Alfonso, «è garanzia di memoria remota dell'intero per tutti: indagati, testimoni, giudici. Io ho prove di safari che ci sono stati, magari per organizzare l'utilizzo dello spavento, per curvare il racconto del testimone. Questa iniziativa parlamentare riflette e fotografa alcune disfunzioni che poi diventano carichi di lavoro per il parlamentare».
Ma quanto di personale c'è in questo importante e sicuramente condivisibile disegno di legge? «C'è molta esperienza personale», conclude il senatore, «sentimento personale, ma non risentimento personale. Se io arrivassi alla fine del mio impegno politico e non trasformassi in misure di politica attiva quello che ho studiato, vissuto e patito, sarei un eunuco dell'antica Grecia».
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