D’Alfonso: «No, io resto fino all’ultimo giorno»

Così il governatore-senatore ribatte agli avversari che lo hanno battuto alle urne E cita norme e giuristi che gli permettono di restare ancora sulla scena regionale
PESCARA . «Svolgerò pienamente le funzioni di presidente della Giunta regionale, e poi mi adeguerò a quello che prevede l’ordinamento». Taglia corto, il presidente-senatore Luciano D’Alfonso, incalzato dai Cinque stelle che ne chiedono a gran voce le dimissioni: «La Marcozzi», commenta, «ha i problemi suoi». E poi tira in ballo Costantino Mortati, «che non è un mio vicino di casa di Lettomanoppello, ma il più grande giurista di questa materia», per ribadire perché non se ne va dalla Regione, visto che è in attesa della convalida da parte della Giunta delle elezioni del Senato. Solo da quel momento in poi scatterà il conto alla rovescia per rimuovere la causa di incompatibilità col nuovo incarico. Tutto, naturalmente, «secondo i tempi richiesti dall’ordinamento giuridico». Tempi che potrebbero essere molto lunghi. «Sono interessato a portare l’azione di Governo di questa Regione fino all’ultimo giorno utile. Nelle prossime settimane», aggiunge, «definiremo la mappa della Zes, la questione dell’aeroporto, della ferrovia. Sto preparando un atto di 365 pagine per chi subentrerà, e se mi dovessero convocare al Senato», specifica, «non andrò con la macchina della Regione. Ho aspettato qualche giorno», dice nella sala della Regione intitolata a Filomena Delli Castelli, «per avere tutti gli elementi a disposizione prima di precisare cosa accadrà».
VINCITORI E VINTI. Innanzitutto D’Alfonso riconosce che ci sono due vincitori, in queste elezioni: «Sono i 5 stelle e i leghisti. Poi ci sono gli sconfitti, e io parlo in ragione di questi ultimi, cui partecipo personalmente». Se da un lato il presidente ribadisce che la questione delle dimissioni da presidente della Regione si risolverà solo quando la giunta delle elezioni ne avrà certificato l’elezione a senatore, dall’altro non nega la debacle di cui il centrosinistra si è reso protagonista: «Abbiamo perso 70mila voti rispetto alle elezioni del 2013. Un dato che impegna molto, e io mi sento pienamente coinvolto da questa perdita di voti. C’è un problema in Abruzzo, nel Centro Sud e in Italia: in Abruzzo si chiama 70mila persone che non ci hanno rivotato dopo il 2013. Su questo fronte noi dobbiamo costruire una proposta e un’offerta politica che li recuperi. Aiuterò la ripresa dell’iniziativa politica del campo del centrosinistra, mettendo a disposizione esperienza, capacita di pacificazione, conoscenza di contenuti e tutto quello che servirà per una fase nuova caratterizzata da un’iniziativa politica e culturale che posa recuperare l’immaginazione e anche i tanti che si sentono esclusi. Farò il senatore d’Abruzzo, anzi, mi piacerebbe degli Abruzzi».
NIENTE INCIUCIO. «Accordo tra Pd e cinque stelle? Io penso che devono governare quelli che hanno vinto. I 5 stelle hanno i numeri e la vittoria. Le proposte emerse sono anche capaci e di successo, e la campagna elettorale è stata molto efficace. Io mi sento collocato all’opposizione dal giudizio dei cittadini. Quello, (l’accordo, ndr) sarebbe un tradimento che scuoterebbe anche la saliva della Marcozzi. Su una misura, però dichiaro che voterò a favore, quella del reddito di cittadinanza, che costerà 75 miliardi l’anno. Mentre non posso votare il governo dei Cinque Stelle e dei Leghisti, voterò a favore di tutte le misure che aumenteranno i diritti dei cittadini, a cominciare dalla prima riguardante appunto il reddito di cittadinanza. La voterò tutte le volte che servirà».
NUOVE ELEZIONI. Quando sarà il momento, assicura D’Alfonso, di chiamare gli abruzzesi a scegliere una nuova compagine di governo regionale, «il centrosinistra si presenterà più largo possibile, con idee che tengano conto anche di una certa radicalità di recuperare, perché dentro quella radicalità c’è la possibilità di recuperare 70mila persone che hanno detto sì a leghisti e 5 stelle e no al centrosinistra. Non appena si porranno le condizioni per pensare alla prossima campagna elettorale di sicuro investiremo energie, idee e uomini, però ci sono anche dei tempi per fare questo».

