D’Alfonso richiede 440mila euro a Pierangeli

Dopo il maxi pignoramento dell’imprenditore, arriva la risposta della Regione Il presidente ordina alla Asl di recuperare la quota per i ricoveri del 2010
PESCARA. D’Alfonso contro Pierangeli per 440 mila euro. Il presidente Pd della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso ha ordinato alla Asl di Pescara di avviare un’azione legale di «recupero crediti» verso la clinica privata dell’imprenditore Luigi Pierangeli: al centro del contenzioso ci sono i ricoveri dei pazienti non abruzzesi nella casa di cura risalenti al 2010, l’anno dei tagli alla sanità privata introdotti tra le proteste e finiti poi al centro di un’inchiesta con 5 indagati. Sei anni dopo, con l’importo già controllato, approvato e pagato, la Regione richiede i soldi indietro a Pierangeli.
L’ultimo scontro tra la Regione e Pierangeli parte da una lettera firmata l’8 giugno scorso da D’Alfonso: con la nota, D’Alfonso, nella sua veste di commissario alla Sanità, e il subcommissario Giuseppe Zuccatelli «invitano» il direttore generale della Asl Armando Mancini a «procedere al recupero degli importi di cui alla clausola aggiuntiva del contratto anno 2010 pagati alla struttura accreditata Pierangeli». La «clausola aggiuntiva» è una compensazione ai tagli di 6 anni fa, all’epoca della giunta regionale di centrodestra con Gianni Chiodi presidente: in base a questo accordo, nel 2011, la Asl ha pagato alla Pierangeli 440.665,33 euro per le prestazioni rese ai pazienti non abruzzesi nei primi 4 mesi del 2010.
Il 2010 è un anno spartiacque e segna uno scontro senza precedenti tra la Regione e le cliniche private dell’Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata: al termine di un muro contro muro durato mesi, le cliniche accettarono tagli per oltre 20 milioni di euro necessari (soltanto in parte) a far quadrare i conti in rosso della sanità pubblica abruzzese con la promessa di ottenere compensazioni in seguito. Adesso, quei tagli di Chiodi tornano ancora una volta a galla. Questa la catena dei fatti: il 1° marzo scorso, Pierangeli ha ottenuto dal tribunale di Pescara un decreto ingiuntivo per altri ricoveri dei pazienti non abruzzesi sempre riferiti al 2010 e mai pagati dalla Asl. In forza di questo titolo, è scattato un pignoramento da 4,5 milioni di euro sui conti correnti della Asl. Con il pignoramento arrivato negli uffici Asl, in appena due giorni, Mancini ha affidato l’incarico della difesa all’avvocato Vincenzo Antonucci per fare opposizione ma, con un’ordinanza del 21 maggio scorso, il giudice Marco Bortone ha bocciato l’istanza di sospensione dell’esecuzione provvisoria presentata dalla Asl: secondo l’ordinanza, a Pierangeli devono essere pagati i ricoveri del 2010 perché i successivi atti della Regione «risultano aver sostanzialmente asseverato il perfezionamento del meccanismo della compensazione interregionale della mobilità sanitaria». Ma a distanza di 21 giorni dalla presa di posizione del tribunale, ecco che arriva l’ordine di D’Alfonso di recuperare i 440 mila euro già pagati: secondo D’Alfonso e Zuccatelli, le prestazioni remunerate sono da considerarsi in «extrabudget», cioè superano il tetto di spesa dettato dalla Regione. Il contratto del 2010 tra Regione e cliniche private prevede, però, la possibilità di incremento del 20% del tetto per le prestazioni in mobilità. E allora, se esiste questa clausola, perché D’Alfonso e Zuccatelli richiedono i soldi a Pierangeli? La nota mandata alla Asl dice che l’incremento è possibile «previa costituzione di un tavolo paritetico per l’analisi dei dati della mobilità passiva. Tuttavia, tale tavolo non è mai stato costituito e, pertanto, le prestazioni remunerate oltre il tetto sono da recuperare». È la risposta della Regione al pignoramento di Pierangeli? Un passaggio che non è chiaro c’è perché nel documento si parla di «mobilità passiva», ma i ricoveri dei non abruzzesi nella struttura privata rientrano nella mobilità attiva e le Regioni di provenienza di questi pazienti hanno già rimborsato le prestazioni alla Regione Abruzzo.
Di certo, adesso, si va verso l’inizio di un nuovo contenzioso: il 25 luglio scorso, la Asl ha affidato l’incarico della difesa all’avvocato Dante Angiolelli che, dice la delibera di nomina, «da tempo cura gli interessi della Asl nei confronti della strutture sanitarie accreditate patrocinando diverse controversie nei confronti delle medesime». Il legale ha presentato un preventivo di 9 mila euro.
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