D’Alfonso tra i liquami per chiudere gli scarichi

25 Febbraio 2016

Via Raiale, il presidente con gli operai ottura tre condotte abusive (già chiuse)

PESCARA. Vincenzo Olivieri, il comico, ci aveva intitolato una trasmissione televisiva: “Zorro, dove servo corro”. Più o meno come ha fatto ieri mattina, per davvero, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso che nei panni di “presidente operaio” come Berlusconi nella campagna elettorale del 2001, si è calato addirittura in mezzo ai liquami di fosso Molino per fare quanto promesso pubblicamente da settimane: otturare personalmente gli scarichi abusivi che inquinano il fiume e quindi il mare. Poco importa se quei tre scarichi abusivi erano stati già chiusi: obiettivo della «dimostrazione» come l’ha definita più volte D’Alfonso, era comunicare a cittadini, amministratori e imprenditori il nuovo verso della sua politica anche sui temi ambientali: «Ripristinare la moralizzazione collettiva», «togliere dalla insensibilità un argomento che toglie bellezza ai fiumi e ai mari e dà costi straordinari di spesa».

E allora eccolo in giacca e cravatta, rivolto a giornalisti e telecamere invitati in via Raiale con tanto di comunicato stampa, scavalcare la recinzione e scendere fino alla bocca degli scarichi, guardato a vista dal sindaco Alessadrini, dal vice sindaco Del Vecchio, dal segretario cittadino del Pd Di Pietrantonio, dall’ex assessore Tommaso Di Biase e dal sottosegretario alla presidenza della Regione Mario Mazzocca.

«Voglio riportarmi a casa pettinariamente (riferito al consigliere regionale dei Cinque stelle Domenico Pettinari ndr) una denuncia formale che mi sto predisponendo a incassare». E una volta giù, in mezzo ai miasmi (quelli sì tutti veri), il presidente operaio d’Abruzzo, assistito da un tecnico che gli ha preventivamente sfilato il tappo da uno degli scarichi già chiusi, D’Alfonso ha preso l’otturatore ad aria compressa e ha sigillato (sempre a scopo dimostrativo perchè era già bell’e chiuso), lo scarico fuorilegge. «Da qui passa una parte importante dell’inquinamento. Ora comincia la parte importante, capire di chi è, chi scarica», ha sentenziato prima di risalire sul ciglio stradale per passare, sempre davanti a microfoni e telecamere, dalla dimostrazione agli annunci: «Vengo da una riunione in cui è stato stabilito milletricamente come verranno impiegati i 36 milioni di euro per potenziare i depuratori e fare la guerra ai fossi Imhoff (circa 200 sono le vasche contate nella provincia di Pescara ndr). È un problema culturale ed economico, anche delle imprese: molte non sanno, le furbe devono essere riportate alla correttezza comportamentale. Andremo a controllarle una per una, senza aspettare, punendo con sanzioni e stop alle autorizzazioni a chi conferisce abusivamente».

«Solo uno show», protesta Gianni Pavoni, titolare della concessionaria di auto di via Raiale costeggiata da anni da quella fogna a cielo aperto divenuta il set del rilancio ambientale di D’Alfonso. «Dal 2006 ho interessato la Procura di questi scarichi e mi hanno risposto che non era rilevante da un punto di vista penale. Allora, dal 2006, ho scritto a dieci enti proponendomi di coprire questo fosso a spese mie, considerando che d’estate qui c’è stato chi si è sentito male, per la puzza. E nessuna risposta, neanche da D’Alfonso quando era sindaco». E mentre D’Alfonso in tv annuncia che sì, «al mare quest’estate ci si potrà andare», Capitaneria e Forestale continuano a lavorare per conto della Procura sui 52 scarichi abusivi scovati lungo il fiume. Quelli di ieri arriverebbero dalla collina di San Silvestro per attraversare la zona industriale di via Raiale, passare sotto l’asse attrezzato e, sotterraneamente, lungo la zona dell’aeroporto prima di finire dentro al fiume. Intanto, «su mandato del presidente», la polizia provinciale annuncia con il comandante Giulio Honorati che moltiplicherà i controlli alle aziende. Finora ce n’è solo una multata, ma per 53mila euro: una ditta sorpresa con una condotta rotta che generava uno scarico non autorizzato e con i documenti del trasporto rifiuti non a posto.

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