D’Amario: 7 abruzzesi su 10 vaccinati entro settembre

Il direttore D’Amario: «Da oggi le prime 135 dosi a Teramo, presto ne faremo migliaia» La copertura contro il Covid dura sei mesi, ma dopo tre settimane occorre fare il richiamo
Con l’obiettivo di arrivare a vaccinare sette abruzzesi su dieci entro il prossimo autunno parte oggi la campagna di vaccinazione anti Covid. All’ospedale di Teramo le prime 135 dosi destinate a chi opera nel mondo della sanità. Ma da qui in avanti seguirà una campagna di massa che nei prossimi mesi toccherà in più step varie categorie di cittadini.
Claudio D’Amario, direttore del dipartimento sanità della Regione Abruzzo, intervistato dal Centro alla vigilia delle operazioni, spiega cosa c’è da attendersi. Dalle prospettive future sul virus alla procedura prevista per la campagna vaccinale, dai dati che confermano un miglioramento del quadro pandemico nella nostra regione al monito affinché si continui a prestare attenzione, anche alla luce della variante inglese di cui sono stati individuati casi in Abruzzo. L’esperto ha risposto alle nostre domande che chiariscono molti aspetti alla popolazione.
Con il “Vaccino day” parte la vaccinazione in Abruzzo. A chi ed a quante persone saranno somministrate le dosi?
«Sarà la più grande vaccinazione di massa della sanità pubblica europea e probabilmente mondiale. Riguarderà tutta la popolazione in vari step: per questa prima fase saranno interessate le categorie mediche e quella degli operatori socio-sanitari, ma è solo il primo passaggio di un’operazione che non escluderà nessuno».
Qual è il programma di questa prima giornata?
«Domani (oggi per chi legge ndr) sono previste 135 dosi per l’Abruzzo ma speriamo di ottimizzare i flaconcini cosicché se ne possa ottenere qualcuna in più. L’utilizzo ottimale delle fiale, infatti, può portare ad avere qualche dose in più. Contestualmente verranno vaccinati a titolo esemplare due ultraottantenni di una rsa di Teramo.
Ogni Asl porterà 35 operatori: c’è un iter ben preciso che verrà seguito. Utilizzeremo il lotto due dell’ospedale che ben si presta. È previsto un percorso da seguire, con un ingresso, scanner termico, raccolta dei dati anamnestici. Saranno presenti equipe di vaccinazione composte da medici, infermieri ma anche da informatici. Sperimenteremo, infatti, la piattaforma che servirà per andare a tracciare i vaccinati, per i richiami e le segnalazioni degli effetti collaterali. Sarà una vera e propria sperimentazione del modello. Poi a conclusione del percorso le persone vaccinate dovranno attendere».
Perché?
«Sono già stati segnalati casi di reazioni anafilattiche anche tardive. Per questo motivo una volta somministrato il vaccino faremo aspettare circa quaranta minuti, alla fine di un percorso in cui ci saranno diverse figure mediche per l’assistenza».
Cosa succederà dopo questa prima giornata?
«Dovrebbero arrivare altri vaccini, prevediamo di fare una seconda ondata intorno al 4 gennaio. Entro gennaio dovrebbe essere completata questa prima fase con 29mila dosi per l’Abruzzo».
Quando sarà somministrato il vaccino alle altre categorie ed in particolare a chi spetterà?
«Dopo aver concluso il primo step si passerà di volta in volta ad interessare l’altra parte della popolazione. Il secondo gruppo riguarderà le persone più fragili, le forze dell’ordine, gli insegnanti, le persone dai 60 ai 79 anni».
Quanto dura il periodo di copertura del vaccino?
«Tutto il mondo si sta interrogando su questo aspetto. Crediamo che per almeno 6-7 mesi ci si possa considerare coperti, poi bisognerà vedere cosa succederà. Staremo a vedere, non lo possiamo dire adesso perché non abbiamo dati in merito.
In ogni caso ricordo che dopo la somministrazione andrà fatto un richiamo a distanza di 19-23 giorni».
Quando potremo dire che l’Abruzzo è vaccinato?
«Più che l’Abruzzo mi soffermerei sull’Italia. Diciamo che per l’autunno dovremmo raggiungere i quaranta milioni di vaccinati.
Per quanto riguarda l’Abruzzo dipenderà dalle dosi che ci invieranno. In autunno l’obiettivo è raggiungere il 70 per cento dei vaccinati, che rappresenta il numero con cui si può garantire una riduzione significativa della circolazione del virus».
Direttore le porgiamo un’ultima domanda, anche sulla scorta degli ultimi dati relativi alla nostra regione. L’Abruzzo è zona gialla?
«I valori sono buoni e non possiamo che essere soddisfatti di quanto fatto. I numeri dicono che il lavoro svolto ha prodotto i suoi risultati. Gli ultimi parametri confermano che siamo da zona gialla e se non ci saranno stravolgimenti dovremmo ripartire in questa fascia dal prossimo 7 gennaio.
Però non dobbiamo abbassare la guardia, adesso è il momento di prestare attenzione».
Si riferisce a qualcosa in particolare?
«Noi abbiamo un aeroporto internazionale e c’è la possibilità che passeggeri possano aver portato la mutazione in Abruzzo (dove nel frattempo sono stati scoperti quattro casi sospetti, vedi l’articolo accanto ndr). Noi stiamo facendo tutte le verifiche del caso: la variante inglese può aumentare il rischio che si riaccenda la diffusione».
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