D’Amario avverte: «Convivremo con il Covid per un anno e mezzo»

8 Maggio 2020

Primo intervento pubblico del nuovo direttore regionale del dipartimento Salute che elenca i rischi maggiori E l’assessore Verì conferma il via libera ai test sierologici su 5.300 abruzzesi: sarà un esperimento importante

PESCARA. «Per giugno finirà la fase di emergenza, anche se il coronavirus non scomparirà del tutto e dovremo conviverci per almeno un anno e mezzo. Spero che siano i farmaci la cura per il Covid-19 e non necessariamente il vaccino che ha tempi lunghi di produzione e soprattutto di somministrazione». Così il direttore del Dipartimento Salute della Regione, Claudio D'Amario, membro della task force nazionale per l'emergenza coronavirus, nel suo primo intervento pubblico dopo l'incarico in Abruzzo, illustra le prospettive per il territorio.
DISPENSARI COME PER LA TBC. Se ipotesi e modelli matematici dicono che la situazione dovrebbe presto migliorare sopratutto per quanto riguarda la fase emergenziale, i cittadini dovranno abituarsi a convivere a lungo con il virus. Proprio per questo D'Amario sottolinea la necessità di realizzare sul territorio regionale «una rete per l’assistenza Covid-19 che forse ricalcherà la rete dei dispensari realizzata nel dopoguerra per le malattie tubercolari». L'esperto analizza anche i rischi maggiori per la salute e la ripartenza. Se criticità potrebbero essere rappresentate dalle scuole, ora «siamo aiutati dalle chiusure» degli istituti. Il problema principale, invece, sottolinea il direttore, sono i trasporti: «La mobilità rappresenta il vero rischio per la nostra regione».
«L'ABRUZZO HA RETTO». Ascoltato ieri dalla commissione Salute del Consiglio regionale, D'Amario sottolinea che «il sud ed anche l’Abruzzo hanno retto bene l’ondata Covid-19, perché avevano mantenuto in piedi la rete delle malattie infettive. Inoltre», evidenzia, «abbiamo rilevato che le grosse concentrazioni di malati si sono registrate nelle città metropolitane dove sono più frequenti scambi e contatti».
Questo, secondo l'esperto, già direttore generale della Asl di Pescara, spiega perché «l’area metropolitana sia più colpita rispetto all’Abruzzo interno».
L’ASSISTENZA. Per quanto riguarda la rete per l'assistenza Covid-19, D'Amario riferisce che «va presentata al Governo che poi la dovrà finanziare e prevederà posti attivi e posti attivabili. Serve un’offerta equa e distribuita su tutto il territorio regionale», osserva il direttore, «una rete tempo-dipendente per tutti gli abruzzesi. È una grande occasione per ridiscutere tutta la rete dell’assistenza territoriale regionale».
TEST IMMUNITÀ. A giorni, anche in Abruzzo, partirà la sperimentazione sul grado di immunizzazione da Covid-19 attraverso i test sierologici.
L'operazione interesserà un campione di 5.300 abruzzesi. Le Asl stanno completando l'organizzazione dei punti di prelievo. Rispetto al metodo sierologico, che tante polemiche ha suscitato sia a livello nazionale sia regionale, soprattutto quando alcuni sindaci aquilani volevano avviare campagne diagnostiche autonome, l’assessore Nicoletta Verì sottolinea che «non abbiamo nessuna preclusione ideologica: si tratta anzitutto di valutare l'attendibilità di un esame che non ha avuto ancora la validazione del mondo scientifico». Secondo l'assessore, la sperimentazione, voluta dal ministero della Salute su 150mila italiani, «consentirà di verificare se questo sia un metodo efficace. Se risultasse attendibile», osserva, «permetterebbe di eseguire un numero altissimo di test, in tempi stretti e a costi contenuti».
MONITORAGGIO. Per quanto riguarda il monitoraggio dell'andamento del virus di cui, in questa fase, dovranno occuparsi le Regioni, Verì afferma che non ci saranno «grosse criticità nell'applicare il decreto ministeriale: i criteri stabiliti fissano le soglie finalizzate a mantenere il numero di nuovi casi stabile e limitato nel tempo e nello spazio, anche negli ospedali, nelle rsa, e nelle case di risposo».
I valori di allerta identificati serviranno per «decidere eventuali revisioni delle misure adottate a livello nazionale».
TRENTA MILIONI DI EURO. In audizione nella commissione Sanità del Consiglio regionale, l'assessore illustra la gestione dell'emergenza in Abruzzo. «Dopo la fase dell’urgenza, da cui siamo usciti», sottolinea Verì, «adesso siamo nella fase della programmazione, così come ci viene richiesto dalle linee guida ministeriali. Il percorso è ancora lungo ma iniziamo a vedere la luce». L’assessore riepiloga anche in che modo sono stati impiegati i 30 milioni di euro ricevuti dal Governo: 5.480.000 euro per il personale e gli straordinari, 2.192.000 euro per il reclutamento professionale, 5.261.000 euro per le strutture private accreditate o autorizzate (come previsto dal decreto Cura Italia), 3.507.000 euro per l’utilizzo del personale accreditato, 14.467.000 euro per il personale delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca). Assunte oltre 400 persone, tra medici, infermieri e operatori sanitari. Proprio per il personale sono previste delle premialità sulle mensilità di aprile e maggio.
L'EMERGENZA NON È FINITA. Rispetto alla fase attuale, Verì sottolinea come non debba «passare il messaggio che l'emergenza sia finita e che oggi ci preoccupiamo solo di prevenire la diffusione del virus. Purtroppo», afferma, «il virus è ancora tra noi. Non dobbiamo dimenticarlo ed è proprio per questo che vanno mantenute tutte le misure di sicurezza previste, a partire dal distanziamento sociale». L'invito è alla prudenza e alla responsabilità, anche alla luce delle polemiche sugli assembramenti a partire da lunedì, data ufficiale di inizio della Fase 2.
«Negli ultimi giorni ho visto immagine di persone troppo vicine, senza rispettare la distanza. Umanamente, dopo settimane di clausura, comprendo che se ne senta il bisogno, ma sono questi i comportamenti più pericolosi che vanno assolutamente evitati».