D’Amario: «I doppi vaccini partiranno da lunedì 11»

Terze dosi e antinfluenzale: il dg della Sanità anticipa al Centro il nuovo piano
L'AQUILA . Non ci sarà il temuto slittamento di data. Lunedì prossimo, 11 ottobre, in Abruzzo, partirà la campagna vaccinale contro l'influenza. Ma i soggetti fragili potranno ricevere, nella stessa seduta, la doppia dose, il siero antinfluenzale e il vaccino anti-Covid. Ad anticipare al Centro la linea che verrà definita nel corso di una riunione in Regione prevista in settimana è Claudio D'Amario, direttore del Dipartimento della Sanità abruzzese.
Recepite in pieno, dunque, le indicazioni del ministero della Salute che aveva dato l'ok alla somministrazione unica con la raccomandazione che «un’eventuale mancanza di disponibilità di uno dei due vaccini non venga utilizzata come motivo per procrastinare la somministrazione dell’altro». Gli utenti potranno scegliere se vaccinarsi nei Dipartimenti di prevenzione delle Asl, dai medici di famiglie e, novità di quest'anno, in farmacia, a seconda dei piani predisposti dalle singole Asl.
SI PARTE.
«L'11 ottobre», conferma D'Amario, «resta la data di avvio della campagna antinfluenzale, ma i due percorsi si incroceranno. I soggetti fragili, ultraottantenni, immunodepressi, oncologici, ospiti delle Rsa e personale sanitario ultrasessantenne avranno, già a partire dalla prossima settimana, la doppia somministrazione in una sola dose: vaccino contro l'influenza e anti-Covid. Essendo due forme virali respiratorie, sia l'influenza che il coronavirus, possono presentare sintomi simili, per questo è importante, laddove se ne ravvisi la necessità secondo le indicazioni ministeriali, somministrare insieme i vaccini. Il siero antinfluenzale è comunque utile contro il Covid, perché favorisce la diagnosi per esclusione. L'Aifa e l'Istituto superiore di sanità hanno dato l'approvazione e questo consentirà di organizzare meglio l'immunizzazione delle categorie a rischio. All'inizio», continua D’Amario, «si pensava che tra le due dosi vaccinali dovessero passare 14 giorni, ipotesi poi superata».
ANCHE IN FARMACIA.
La platea dei soggetti che potranno somministrare il vaccino si è allargata.
«Quest'anno, oltre ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e ai dipartimenti di prevenzione, il vaccino antinfluenzale potrà essere iniettato anche in farmacia e questo garantirà una maggiore flessibilità nel servizio accelerando la campagna vaccinale. È chiaro che, in una fase iniziale, ci saranno ad esempio gli ultrasessantenni che riceveranno il siero contro l'influenza, ma non rientrando nelle categorie fragili, non avranno la somministrazione della terza dose contro il Covid», precisa D’Amario.
Sarà quindi un work in progress che vedrà la Regione impegnata a immunizzare il maggior numero di cittadini, nel più breve tempo possibile.
SÌ AL VACCINO.
L’obiettivo è superare il 65 per cento di vaccinati contro l’influenza tra i soggetti fragili: lo scorso anno la soglia raggiunta dalle Asl è stata il 60% del totale. La somministrazione gratuita riguarda, in Abruzzo, 355mila cittadini a rischio. Tra questi, i bimbi con meno di 6 anni e gli ultrasessantenni. Nella lista di coloro a cui è consigliato il vaccino antinfluenzale ci sono anche le persone con patologie di base e le donne in gravidanza. Lo sforzo economico della Regione è notevole con 100mila dosi in più rispetto al 2018, quando i vaccini erano stati 245mila e un investimento economico più che triplicato, pari a 4.676.970 euro per acquistare 355 mila dosi.
«Il vaccino antinfluenzale è raccomandato dai 60 anni su, per fragili e bambini», sottolinea D'Amario, «ma l'influenza è una malattia che anche nelle persone sane può portare a manifestazioni importanti, basta guardare i giorni lavorativi persi nell'arco dell'anno. Pertanto, è consigliabile vaccinarsi comunque, anche in un'età intermedia. È fortemente raccomandato anche nella fascia pediatrica: quest'anno, tra l'altro, per i giovani fino a 17-18 anni è disponibile un vaccino spray nasale di facile utilizzo».
L’IMMUNITÀ DI GREGGE.
L'Abruzzo dovrebbe raggiungere l'immunità di gregge, che corrisponde all'80% di vaccinati, entro questa settimana. Ma a far oscillare l'ago della bilancia è la variante Delta.
«Purtroppo l'infezione da Covid-19 ci ha insegnato che l'immunità di gregge non garantisce la percentuale che rimane esclusa dalla vaccinazione», spiega infine D'Amario, «in quanto nelle altre patologie i vaccinati non si ammalano, mentre in questo caso anche chi ha ricevuto il vaccino anti-Covid può contrarre la malattia o esserne portatore. La soglia dell'80% di immunizzati verrà raggiunta ed è importante per ridurre la circolazione del virus, ma non è detto che il rimanente 20% di cittadini non si ammali. Il rischio, certamente, è inferiore di molto, ma l’azzeramento del contagio non è affatto garantito».

