D’Amario: «Servono più mostre nei musei per attirare i turisti»

29 Marzo 2023

L’assessore regionale alla Cultura: «Va cambiata la strategia Puntiamo su migliore comunicazione e sinergia tra i gestori»

Vedere l’Abruzzo relegato in coda alla classifica in Italia per numero di visitatori dei musei è come un pugno nello stomaco. Quello che vien fuori dai dati di Openpolis è un quadro drammatico: la nostra regione soffre e serve una cura in grado di guarire un settore, quello culturale appunto, che in questo momento può considerarsi in terapia intensiva. Fuor di metafora, è necessaria una strategia sul rilancio della cultura. Abbiamo chiesto all’assessore regionale al Turismo e ai Beni e attività culturali e di spettacolo, Daniele D’Amario, quali iniziative intenda intraprendere la Regione per invertire il trend.
Assessore, il malato è grave. Cosa fare?
«Fermo restando che i poli museali, eccezion fatta per Barbella di Chieti e Antiquarium di Loreto Aprutino, non sono gestiti dalla Regione Abruzzo, in tempi non sospetti – riscontrando la sofferenza in cui versano i musei abruzzesi – ci siamo preoccupati di inserire nella recente legge regionale di riordino del sistema culturale specifiche norme (capo 3-4 art. 30-31-32-33-34) volte a promuovere la crescita della fruizione degli spazi museali nel territorio abruzzese».
Può essere più chiaro?
«Già nella nuova legge sulla cultura la Regione ha individuato degli strumenti di governance che sicuramente saranno utili ad una migliore valorizzazione del patrimonio museale diffuso all’interno della nostra regione. Quello che non aiuta nella fruizione del patrimonio museale dell’Abruzzo è la differenziazione delle proprietà, ovvero spesso gli istituti culturali sono di proprietari differenti e quindi hanno orari di visita, modalità di fruizione e di gestione molto diversi tra loro».
Quale può essere la strada per creare maggiore sinergia?
«Quello che mi sento di dire, in qualità di assessore regionale del ramo, è che mi farò promotore di tavoli di concertazione e di programmazione tra i vari proprietari dei musei, così da creare un’offerta più omogenea e di qualità sul territorio».
Può bastare il coordinamento tra proprietari?
«No, ritengo che un mezzo per diffondere la conoscenza del patrimonio museale possa essere l’organizzazione di mostre temporanee e la programmazione di attività di didattica e di visite guidate tematiche all’interno dei musei stessi».
È un primo passo, ma rispetto ai numeri servirebbe molto di più. Non crede?
«Altra idea molto interessante potrebbe essere l’apertura dei magazzini e la rotazione delle opere, così da permettere un ricambio dell’offerta a costo zero, nonché giornate di approfondimento sul patrimonio nascosto all’interno dei musei».
Non ritiene che sia necessaria una massiccia operazione di marketing per far conoscere meglio fuori dalla nostra regione l’enorme patrimonio artistico, culturale, storico, archeologico di cui l’Abruzzo dispone?
«È vero, ci vuole uno svecchiamento dell’offerta anche attraverso una campagna di comunicazione moderna ed efficace, nonché la possibilità di fruizione attraverso le nuove tecnologie. I musei devono anche “uscire dalle proprie mura” portando la loro offerta per le strade, attraverso installazioni site specif (intervento che è pensato e si inserisce in un preciso luogo ndr) e performance. I musei devono raccontare delle storie, e i dati di Civitella del Tronto sono inequivocabili, devono entrare in empatia con il visitatore sapendo raccontare con allestimenti idoneii e multisensoriali la storia e la cultura dei luoghi».
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