Da 40-49 anni i più contagiati I più vaccinati sono i 70enni

E spunta in regione il primo caso di variante Delta Plus: l’hanno scoperta a Teramo
Le fasce di età che meno hanno partecipato alla campagna di vaccinazione anti-Covid sono anche quelle che il virus sta infettando di più, lo dicono i numeri. È così che invece degli anziani, che sono stati i più colpiti nelle prime fasi della pandemia e ancora oggi lo sono in buona parte del resto del Paese, in Abruzzo a contagiarsi maggiormente in questa fase sono i cittadini tra i 30 e i 59 anni di età e soprattutto quelli appartenenti alla fascia centrale tra i 40 e i 49. Insieme a loro anche gli under 12, che il siero non l’hanno potuto ancora ricevere. I meno contagiati sono invece proprio gli ultrasettantenni, cioè quelli che più hanno preso parte alla campagna di vaccinazione. Sta funzionando, quindi, la protezione del vaccino per le fasce più a rischio, portando conseguentemente alla riduzione del numero dei ricoverati in ospedale e di quello delle vittime del Covid.
Un binomio, quello tra vaccino e minori rischi di complicazioni, che si teme prima o poi possa essere sparigliato dall’arrivo di un nuova variante del virus in grado di “bucare” la difesa degli anticorpi. Osservata speciale in questa fase è un mutazione della stessa variante Delta, la cosiddetta “Delta Plus”, che sta intimorendo il Regno Unito e che in Abruzzo ha già fatto capolino in estate, ma finora senza diffondersi e destare particolari preoccupazioni tra gli esperti.
POSITIVI PER ETÀ
Tra i 940 nuovi positivi registrati in Abruzzo tra il primo e il 22 ottobre, ben 161 sono quarantenni. Subito dopo vengono i bambini con meno di 12 anni, che si sono contagiati in 159 in queste ultime tre settimane, provocando la chiusura per quarantena di molte classi scolastiche in regione. Più dietro si trovano i trentenni con 139 nuovi positivi e i cinquantenni con 130. Molto più sotto i ventenni con 87 casi nei primi 22 giorni di ottobre. Ancora meno sono i casi tra i ragazzi tra i 12 e i 19 anni (59), tra i settantenni (52) e gli ultraottantenni (50).
IMMUNIZZATI PER ETÀ
In Abruzzo sono poco più di 990mila i cittadini immunizzati contro il Covid, che hanno cioè ricevuto entrambe le dosi del vaccino. Si tratta di quasi l’81% del totale dei residenti vaccinabili, quindi con più di 12 anni. Il raggiungimento del milione di immunizzati è forse questione di pochi giorni: sono infatti 46mila, cioè poco meno del 4% dell’intera popolazione vaccinabile, coloro che hanno ricevuto la prima dose e che stanno aspettando la seconda. I più immunizzati sono i settantenni, di cui è già immune l’89%, con un altro 1% in attesa della seconda dose. Subito dopo vengono i sessantenni con l’87% e gli ultraottantenni con l’83%. Sopra alla media regionale anche i ventenni con l’82% e i cinquantenni con l’81%.
Ad abbassare la media regionale, invece, è proprio quella fascia di età che risulta la più contagiata, cioè quella dei quarantenni, fermi al 76% di immunizzati. Subito dopo vengono i trentenni con il 74% e i ragazzi tra i 12 ai 19 anni con il 66%.
VARIANTE DELTA PLUS
La mutazione della variante Delta, che prende il nome di “AY.4.2” ma viene chiamata anche Delta Plus, sta preoccupando e non poco il Regno Unito, dove è diventata un caso. Si tratta di una mutazione particolare della proteina Spike della Delta, quella che il virus utilizza per aggredire le cellule. In Italia, dove è comparsa in estate, i casi di variante Delta Plus isolati sono stati 80. «Un caso lo abbiamo già sequenziato tra luglio e agosto in Abruzzo, è stato il secondo a livello nazionale», rivela il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo Nicola D’Alterio, «da quel momento non abbiamo più registrato casi e al momento la mutazione della variante Delta non preoccupa, anche perché risulta statisticamente irrilevante. Abbiamo rallentato il sequenziamento dei tamponi negli ultimi mesi, visto anche il calo drastico di ricoveri e morti e al momento non si rileva la necessità di una nuova accelerazione».
Frena gli allarmismi anche il direttore di Microbiologia e Virologia dell’ospedale di Pescara Paolo Fazii: «Non credo che la Delta Plus avrà un grosso impatto, ma la teniamo d’occhio. Ci sono ipotesi, che vengono soprattutto dal Regno Unito, secondo cui la Delta Plus sarebbe più pericolosa della Delta. Ma ce ne sono altre di tenore opposto. Non si può ancora dire con certezza, ma al momento questa non sembra una variante in grado di superare per aggressività la semplice Delta, anche rispetto alla protezione dei vaccinati». Spiega ancora Fazii: «Ci aspettiamo la nascita di una variante in grado di essere più aggressiva della Delta, visto che il mutare è nella natura dei virus. In realtà varianti più pericolose perché in grado di bucare la protezione degli anticorpi esistono già, come la Sudafricana, ma la Delta è imperante perché più infettante e non lascia loro spazio. Paradossalmente dobbiamo sperare che la Delta resista. E nel frattempo dobbiamo vaccinarci e spingere e favorire in tutti i modi per l’immunizzazione dei Paesi più poveri, dove le nuove varianti in questo momento hanno più possibilità di svilupparsi, soprattutto tra i soggetti più fragili».
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