Da domani siamo arancioni Tutti i divieti e le chiusure

È vietato spostarsi fuori dal comune. Aperti i negozi, i centri commerciali solo nei feriali Consegne a casa per ristoranti e bar, e per questi ultimi asporto possibile solo fino alle 18
PESCARA. Oggi è l’ultimo giorno in zona gialla. Da domani, e per almeno 14 giorni, quindi fino al 30 gennaio, l’Abruzzo torna in zona arancione.
È quanto previsto dalla nuova ordinanza firmata ieri sera dal ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia.
COSA CAMBIA IN ARANCIONE. Da domani bar e ristoranti riabbassano le saracinesche e potranno lavorare solo con consegne a domicilio e con servizio di asporto. Ma con una differenza sostanziale. Per i bar, dopo le 18, è vietato anche l’asporto per evitare gli assembramenti nelle vicinanze dei locali. Per i ristoranti, invece, resta la consegna a domicilio e l’asporto anche dopo le 18, con il divieto però di consumare cibo e bevande nelle adiacenze del locale. Aperti i negozi fino alle 21, mentre i centri commerciali sono aperti durante la settimana e chiusi nei prefestivi e festivi (in questi giorni restano aperte all’interno della galleria commerciale solo farmacie, tabaccherie, edicole e alimentari).
Con il ritorno in zona arancione, tornano le limitazioni agli spostamenti e l’autocertificazione. Non ci si può spostare fuori dal proprio comune, se non per motivi di lavoro, necessità, salute o per accompagnare i figli a scuola. Si può raggiungere la seconda casa solo se questa si trova all’interno dello stesso comune. È consentito ricevere a casa propria non più di due persone (esclusi i bambini al di sotto dei 14 anni e i disabili), una sola volta al giorno, ma solo all’interno del proprio comune. Per i centri con meno di 5mila abitanti resta la deroga agli spostamenti entro 30 chilometri, ma non nei capoluoghi di provincia. L’attività motoria e sportiva è consentita solo all’interno del proprio comune e all’aperto. Chiuse palestre, piscine e centri sportivi.
IL NUOVO DPCM. È stato firmato ieri, dal premier Giuseppe Conte, il nuovo Dpcm che entra in vigore da oggi e durerà fino al 5 marzo. In 29 pagine sono contenute le misure per contrastare l’emergenza Covid. Il governo mantiene il sistema di divisione dell’Italia per fasce di colore e ribadisce il coprifuoco dalle 22 alle 5 e l’obbligo di mascherina all’aperto e al chiuso.
GLI SPOSTAMENTI. Non si potranno superare i confini regionali anche se le regioni sono in fascia gialla. Secondo il nuovo provvedimento, «fino al 15 febbraio 2021 è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione». Fino al 15 febbraio è dunque vietato andare nelle seconde case che si trovano fuori regione (come detto, se si è residenti in una regione in fascia arancione è vietato anche andare nella seconda casa fuori comune). L’unica deroga riguarda motivi di urgenza, ad esempio la riparazione di un guasto oppure per recuperare oggetti o materiale indispensabile. Ma lo spostamento deve durare il tempo di risolvere il problema.
BAR E RISTORANTI. Nelle regioni arancioni o rosse bar e ristoranti rimangono chiusi, in quelle gialle potranno invece aprire fino alle 18 sempre con la regola di massimo quattro persone al tavolo. Dopo le 18 è sempre consentita la consegna a domicilio, ma per i bar sarà vietato l’asporto.
SCI, PALESTRE E MUSEI. Slitta la riapertura degli impianti da sci inizialmente prevista per il 18 gennaio. Nel nuovo Dpcm c’è scritto che «a partire dal 15 febbraio 2021, gli impianti sono aperti agli sciatori amatoriali», ma dovranno comunque essere messe a punto «apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome» che dovranno essere «validate dal Comitato tecnico-scientifico, rivolte a evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti».
I musei e le mostre sono aperti «dal lunedì al venerdì con esclusione dei giorni festivi» e con ingressi contingentati. Ancora chiusi rimangono i cinema e i teatri. Fino al 5 marzo è stato prorogato il divieto di apertura di palestre e piscine, ma già la prossima settimana il Cts potrebbe approvare le nuove linee guida proposte dal ministero dello Sport e autorizzare almeno le lezioni individuali.
LE SCUOLE. Le scuole secondarie di secondo grado adottano forme flessibili in modo che almeno al 50%, e fino ad un massimo del 75% della popolazione studentesca, sia garantita l’attività didattica in presenza, fatte salve le diverse disposizioni individuate da singole Regioni. La rimanente parte dell’attività si svolgerà a distanza. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per garantire l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali. Nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione (scuole primarie e secondarie di primo grado) la didattica continua a svolgersi integralmente in presenza. Restano sospesi i viaggi d’istruzione e le visite guidate.
Dal 15 febbraio è possibile lo svolgimento in presenza delle prove concorsuali selettive per le pubbliche amministrazioni, con un numero di candidati non superiore a 30 per ciascuna sessione o sede di prova. Saranno quindi ricalendarizzate le prove del concorso straordinario per la secondaria di primo e secondo grado interrotte a novembre e si darà avvio gradualmente allo svolgimento delle prove delle altre procedure concorsuali.
MARSILIO CHIEDE RISTORI AL GOVERNO. Appresa la notizia del ritorno da domani in fascia arancione, il presidente della Regione Marco Marsilio lancia un appello al governo. «Rinnovo con vigore la richiesta al governo di fare presto con gli indennizzi, altrimenti queste nuove restrizioni rischiano di trasformarsi in una mazzata mortale per interi settori», dice Marsilio. «Stesso discorso per la filiera del turismo invernale, colpito dallo spostamento al 15 febbraio della riapertura, cosa che per molti impianti vuol dire di fatto aver perso l’intera stagione o quasi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

