Da Rigopiano al Monte Velino Un lungo elenco di incidenti

PESCARA. La valanga si porta via una vita sulle montagne dell'Aquilano e la mente fa subito un salto all’indietro, bloccando il nastro della memoria al 18 gennaio 2017 e alle 29 vittime di Rigopiano....
PESCARA. La valanga si porta via una vita sulle montagne dell'Aquilano e la mente fa subito un salto all’indietro, bloccando il nastro della memoria al 18 gennaio 2017 e alle 29 vittime di Rigopiano. Giovedì, cadrà il settimo anniversario della tragedia dell'hotel, spazzato via da una slavina da 50mila tonnellate.
Il giorno prima, il processo in corso davanti alla Corte d’Appello dell'Aquila taglierà il traguardo di metà percorso: al centro dell’udienza la posizione di altri 4 imputati, tutti assolti in primo grado e per i quali la procura ha proposto ricorso.
Si tratta degli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, del comandante della polizia provinciale Giulio Honorati e del tecnico Andrea Marrone.
L’ultima tragedia in ordine di tempo c’è stata il 31 dicembre scorso. Una tragedia che ha chiuso un anno nero per l’escursionismo e l’alpinismo sulle montagne dell’Aquilano. Il 58enne romano Marco Pecoraio è infatti la sesta vittima registrata l’anno scorso sul Gran Sasso. La scia di sangue era cominciata il 7 maggio, quando Fabio Racanella, istruttore alpinista di 52 anni di Orvieto, è morto dopo essere caduto per una cinquantina di metri lungo la tortuosa e ripida discesa di Canale Bissolati sul Corno Grande. L’uomo stava scendendo con gli sci da alpinismo dalla vetta del Gran Sasso a quota 2.700 metri. Venti giorni dopo, il 27 maggio, Raffaello Toro, 44 anni di Spoltore, e Gianluca Camplone, pescarese di 51, sono morti nel corso di una scalata in cordata al Corno Piccolo, nel canale Sivitilli, sopra ai Prati di Tivo, sul versante teramano del Gran Sasso, precipitando dopo un volo di diverse centinaia di metri. L’8 luglio un alpinista romano, Davide Destriere di 52 anni, è morto sul Corno Piccolo. L’uomo era il primo di cordata insieme a un altro escursionista lungo la via Mirka: al quarto tiro, è volato giù ed è deceduto dopo essere finito incastrato in una nicchia della parete sottostante. Poi il lutto che ha colpito direttamente la città dell’Aquila, quello per Bernardino Romano, scomparso il 2 settembre. L’ingegnere aquilano di 66 anni, docente ed esperto di urbanistica e consumo del suolo, in prima linea in mille battaglie ambientali e appassionato di montagna, è morto dopo essere scivolato sul sentiero del Centenario a Vado di Corno, in un tratto impervio dal terreno friabile del versante teramano del Gran Sasso, che conosceva bene. Anche il 2022 era stato un anno nero per le morti in montagna, ma per tutto l’Abruzzo: nove le persone decedute in 12 mesi, di cui sette a causa di incidenti. Si tratta di un numero doppio rispetto alla media dei decessi in montagna registrati nei dieci anni precedenti, superando di una unità il 2019, quando fu registrato il dato maggiore. Nel 2021, invece, una delle più grandi tragedie degli ultimi anni, sul Monte Velino, dove hanno perso la vita i quattro escursionisti di Avezzano, Valeria Mella, il fidanzato Gianmarco Degni, l’ingegnere Gian Mauro Frabotta e il cugino Tonino Durante. Negli anni, inoltre, decine gli incidenti che hanno causato feriti.
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