Dagli amici della bicicletta via libera alle auto sul Corso

6 Luglio 2014

Odoardi di Pescarabici difende la scelta della giunta di riaprire al traffico Di Tizio del Wwf: un’occasione persa non pedonalizzare la strada

PESCARA. La mancanza di un piano urbano del traffico, quello attuale risale al 2005, si ripropone all’indomani della decisione della nuova amministrazione comunale di riaprire alle auto corso Vittorio Emanuele a partire dal mese di agosto. A sollecitare il sindaco Marco Alessandrini e il suo vice Enzo Del Vecchio, titolare della delega alla mobilità, a definire una strategia univoca che tenga conto della ripartizione degli spazi cittadini destinati ad automobili, ciclisti e pedoni, sono il presidente del Wwf Abruzzo Luciano Di Tizio e il presidente dell’associazione Pescarabici Fiab Giancarlo Odoardi.

«Poteva essere un’occasione rendere corso Vittorio Emanuele pedonale», spiega Di Tizio, «guardando agli esempi realizzati nelle maggiori città del mondo, ci accorgiamo che a lungo andare le zone a traffico limitato portano un miglioramento del commercio, un aumento del passeggio e una crescita della vitalità. Invece gran parte delle città in Abruzzo sono pensate per essere fruite dalle macchine invece di lasciare spazio ai cittadini che vogliano muoversi a piedi. Credo che si dovrebbe invertire questa tendenza, tenendo conto delle esigenze delle persone e non delle automobili».

Secondo il presidente dell’associazione ambientalista, il discorso sulla mobilità urbana deve essere portato avanti «a livello di insieme» e gestito «in maniera complessiva».

L’assenza di un piano organico che disciplini il traffico nel capoluogo adriatico era stata messa in luce durante la prima riunione della giunta guidata dal sindaco Alessandrini. Tra le priorità individuate dall’esecutivo, infatti, accanto alla riapertura del teatro Michetti di Porta Nuova, compare appunto l’affidamento del nuovo piano. Quello in vigore oggi risale a circa dieci anni fa, al lontano 2005, facendo venire meno la regola che vuole che l’approvazione dello strumento urbano debba avvenire ogni due anni. Il Put, Piano urbano del traffico , è infatti previsto dall'articolo 36 del nuovo codice della strada ed è obbligatorio nei Comuni con più di 30mila abitanti. Il Put è costituito da un insieme coordinato di interventi «per il miglioramento delle condizioni della circolazione stradale nell'area urbana, dei pedoni, dei mezzi pubblici e dei veicoli privati». Secondo le direttive ministeriali si articola in tre livelli di progettazione: centro abitato (viabilità principale e locale), piano particolareggiato (per gli ambiti complessi) e piano esecutivo.

«Dal punto di vista dei ciclisti», sottolinea il presidente di Pescarabici Odoardi, «non si è capito quale sia il contesto pianificatorio. Su corso Vittorio Emanuele è venuta fuori una marmellata infinita, andando a modificare un tratto di strada di circa 200 metri lineari. Al di là della riapertura o della chiusura, colpisce la mancanza di un obiettivo finale per rendere più snella la mobilità».

Secondo l’associazione che riunisce gli amanti delle due ruote, la decisione di ritagliare aree ciclopedonali nel centro urbano «è sicuramente positiva», ma andrebbe fatta «tenendo presente un contesto più ampio».

«Bisogna permettere ai cittadini», spiega Odoardi, «di muoversi per pochi chilometri, nel proprio contesto urbano, con il pezzo più adatto, che sicuramente non è l’automobile. Ma con il corso pedonale è stato semplicemente spostato il traffico da una strada all’altra. Non si può calare un intervento-spot in un contesto in cui manca una logica di intervento».

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