Dagli ospedali spariranno 600 medici

2 Ottobre 2019

L’allarme lanciato da Grimaldi (Anaao Assomed): «In sei anni sarà emergenza nella sanità pubblica di tutta la regione»

L’AQUILA . Gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa, e il carico di lavoro è elevatissimo. Nelle scuole di specializzazione i posti sono limitati, e in numero inadeguato a coprire i vuoti di organico con i quali la sanità si troverà a fare i conti. E anche piuttosto rapidamente, visto che secondo l’Anaao Assomed (il sindacato dei medici ospedalieri), nei prossimi sei anni in Abruzzo mancheranno all’appello 600 medici. Una proiezione parziale, e probabilmente al ribasso, nel senso che non può tenere conto, a priori, di cosa potrebbe accadere Quota 100.
IL CONVEGNO. Di tutto questo si parlerà il prossimo 4 ottobre all’Aquila nel corso del convegno sul tema “Diritti e doveri di un medico”, in programma a partire dalle 14 al Palazzetto dei Nobili. Interverranno i Gruppi Giovani Anaao di Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia ed è prevista, tra gli altri, la partecipazione del segretario nazionale dell’Anaao, Carlo Palermo, del presidente Costantino Troise e del responsabile nazionale di Anaao Giovani, Pierino Di Silverio. Sono previsti gli interventi del rettore dell’Università dell’Aquila, Edoardo Alesse, e dell’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì.
LE RISORSE. Un tema, quello del personale, che va a braccetto con quello delle risorse. Dal report dell’Anaao Assomed si evince, infatti, anche una drastica diminuzione delle risorse destinate al personale medico: di parla di 6 milioni e173 mila euro in meno rispetto al 2005, anno di massima spesa, con la retribuzione che resta tra le più basse d’Italia: in 12 anni, la spesa pro-capite per gli specialisti è aumentata solo del 2%. Una situazione generale, avverte Anaao Assomed, «che si riflette pesantemente sulla qualità dei servizi per i cittadini e anche sul ricambio generazionale, praticamente assente a causa dei tagli».
L’APPELLO. Un modo per invertire la tendenza ci sarebbe, e l’Anaao Assomed lancia un appello alla Regione: quello di tornare ad assumere e di puntare sui giovani, «offrendo loro una retribuzione più adeguata. È un quadro a tinte fosche quello che abbiamo davanti in Italia», dichiara il segretario dell’Anaao Assomed Abruzzo, Alessandro Grimaldi, «e che non risparmia il nostro territorio. Nella classifica della spesa pro capite per dirigente medico, risultiamo tra le Regioni con i medici meno pagati d’Italia nonostante le decine di giornate di ferie non godute e le centinaia di ore straordinario regalate alle Asl. Il sistema finora ha retto solo al lavoro extra garantito dal personale. La nostra sanità è sempre stata di ottimo livello ma ora è in affanno a causa dei mancati investimenti e dei tagli. Occorre invertire la rotta che oggi spinge tanti giovani medici al nord o addirittura all’estero pur di ottenere stipendi adeguati».
GLI STIPENDI. In Italia, sottolinea Grimaldi, i medici hanno “regalato” allo Stato un monte-ore di straordinario che equivale a circa 500 milioni di euro l’anno. Soldi ai quali si aggiunge un altro miliardo di euro di “risparmio”, dal blocco del turn-over. «È evidente», osserva Grimaldi, «che non si può continuare a risparmiare né sulla spesa del personale, né sugli stipendi dei medici. Le voci di spesa sulle quali appuntare l’attenzione sono altre, non certo stipendi e assunzioni». Un medico appena assunto in Germania guadagna 4mila euro. In Italia, dice il segretario Anaao Assomed, poco più di 2mila, dopo quasi mezza vita passata sui libri. «Attualmente», aggiunge Grimaldi, «per incentivare il lavoro in pronto soccorso è stato aumentato il pagamento delle guardie notturne: 20 euro in più degli altri specialisti (120-100)».
LA VOCE DEI GIOVANI. «Abbiamo organizzato questo evento», dice Vinicio Rizza, coordinatore del Gruppo Giovani dell’Anaao Assomed per l’Abruzzo e per la macroarea Centro-Italia, «affinché i giovani medici in formazione e i medici di esperienza possano confrontarsi con autorità politiche e universitarie, per comprendere quali possono essere le soluzioni alla frantumazione e allo smarrimento dell’identità professionale e sociale del medico. Siamo certi che l’iniziativa stimolerà e incoraggerà tutti coloro che si vogliono interessare a ridare vita e possibili miglioramenti al Servizio sanitario nazionale».