Dai concorsi alla pratica: così cambiano le regole per insegnare a scuola

10 Dicembre 2022

Il Pnrr spalanca le porte alle assunzioni e al rinnovo generazionale I docenti abilitati che superano le selezioni possono subito lavorare

PESCARA. Ci sono nuove regole per diventare docenti di ruolo. La legge di attuazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) riforma il percorso per diventare insegnanti e, contestualmente, apre le porte al reclutamento del personale finalizzato a un massiccio rinnovamento generazionale della classe docente.
Le linee guida sono state presentate dal ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, e sostanzialmente puntano sulle modifiche alle procedure concorsuali e su una fase transitoria per risolvere il precariato nel mondo della scuola. Entriamo nel merito.
I TRE STEP.
Il nuovo sistema di formazione iniziale e accesso al ruolo per i docenti della scuola secondaria si articola in un percorso universitario e accademico abilitante di formazione che corrisponde a non meno di 60 crediti; un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o interregionale; e un periodo di prova in servizio di durata annuale con test finale e valutazione conclusiva.
I REQUISITI.
Per quanto riguarda i concorsi, questi rappresentano il secondo step per diventare docenti nella scuola secondaria di primo e secondo grado.
Il requisito essenziale per partecipare alla selezione per i posti comuni è la laurea a cui si aggiunge l’abilitazione specifica per la classe di concorso di partecipazione; lo stesso discorso vale per i posti Itp (acronimo che sta per: insegnante tecnico-pratico con competenze specifiche). Per i posti di sostegno invece occorre il titolo di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità.
LE DUE VIE.
Il ministro ha spiegato che è prevista una fase transitoria di assunzione fino al 31 dicembre 2024. La partecipazione ai concorsi, quando la riforma andrà a regime, sarà permessa sia agli abilitati che ai non abilitati, lo stesso vale nella fase transitoria. La differenza sta nel fatto che, durante la fase transitoria, i non abilitati devono essere in possesso di almeno 30 crediti formativi universitari o accademici.
LE PROVE.
Sempre a proposito del concorso, questo prevede: una prova scritta, che consiste in più quesiti a risposta aperta; una prova orale, nella quale si accertano, oltre alle conoscenze disciplinari, le competenze didattiche e l’abilità nell’insegnamento anche attraverso un test specifico; la valutazione dei titoli; le graduatorie di merito degli abilitati e dei non abilitati.
Sino al 31 dicembre 2024, la prova scritta può essere preceduta da una prova preselettiva d’accesso.
LE DUE LISTE.
Al termine del concorso vengono stilate due graduatoria di merito: quella dei docenti che hanno partecipato al concorso con l’abilitazione; e quella dei docenti che hanno partecipato senza abilitazione.
I vincitori sono immessi in ruolo con precedenza rispetto ai vincitori non abilitati. Questi ultimi, inoltre, sono assunti in servizio solo se residuino posti vacanti e disponibili, nel limite delle assunzioni annuali autorizzate.
Per di più i vincitori abilitati vengono subito assunti in ruolo e sottoposti al periodo annuale di prova in servizio; i non abilitati sono assunti con contratto a tempo determinato, e completano il percorso universitario e accademico abilitante di formazione iniziale, con oneri a loro carico.
L’ANNUNCIO EXTRA.
Superata la prova finale del percorso spigato prima, i vincitori conseguono l’abilitazione all’insegnamento e sono, conseguentemente, assunti a tempo indeterminato e sottoposti al periodo annuale di prova in servizio. Ma sono previste ulteriori novità nella fase transitoria. Secondo il ministro l’attuale quadro normativo dei concorsi necessita di «alcune migliorie anche in relazione alla riduzione del precariato e i percorsi transitori necessari. L’obiettivo è preciso», spiega infine Valditara,«è quello di realizzare un quadro transitorio che a regime sia in grado di garantire la qualità del profilo docente e di attrarre quanti vogliano affacciarsi alla professione, garantendo il necessario rinnovamento generazionale». (u.c.)
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