Dai pericoli in mare all’Abruzzo «Parte qui la nostra nuova vita»

15 Marzo 2023

Nero e Cristiana, la coppia pronta a ricominciare: «Un’odissea per lasciare l’Africa, vogliamo lavorare» Ieri a Pescara sono arrivati cinque migranti, altri stranieri in fuga sono attesi nelle prossime ore

PESCARA. «Siamo rimasti tre giorni in mare, sballottati dalle onde altissime e tanto vento. Nel buio delle notti e in mezzo alla tempesta d'acqua, i motori del barcone si sono spenti. In quel momento abbiamo avuto tanta paura di morire. Pescara è bellissima, ma ovunque andremo vogliamo lavorare». Il peggio è passato per i fidanzati Nero, 28 anni, nigeriano, e Cristiana, 30 anni, ivoriana, lui muratore, lei cuoca, da anni residenti in Tunisia, arrivati ieri mattina a Pescara dall'hotspot di Reggio Calabria, provenienti dalla Tunisia. A gesti, un po' in francese e un po' in inglese, dal comfort della loro camera d'albergo, finalmente fuori dall'incubo e sereni, sono riusciti a ricostruire l'odissea vissuta da mercoledì scorso quando, alle 20, si sono imbarcati da un porto tunisino (per tutelare la loro incolumità preferiscono non rivelare i nomi delle località da cui provengono), per raggiungere, in salvo, l'Italia.
La traversata di tre giorni, quasi quattro, insieme ad altri 40 disperati, in acque mediterranee è costata 2.500 dinari, oltre 750 euro ciascuno, sborsati agli scafisti dopo la trattativa «con un arabo», così raccontano. Con altri tre migranti (in totale 5, due della Guinea, 2 della Costa d'Avorio, un nigeriano, tra cui un minore) da ieri mattina all'alba alloggiano al primo piano dell'hotel Holiday di Porta Nuova, ospiti del Comune di Pescara. Giampiero Giannandrea, il titolare della struttura alberghiera che ospita anche i senza fissa dimora, accoglie tutti con calore: «Facciamo il possibile per aiutare questi bisognosi». I cinque resteranno in città per 21 giorni, poi, forse, saranno trasferiti altrove. Altri arrivi, una decina di profughi, provenienti dall'Africa (40 in tutta la regione, 15 destinati a Pescara) sono previsti nelle prossime ore. La gestione di questi flussi è affidata alla cooperativa Cogecstre di Penne che già si occupa dei Cas, Centri di accoglienza straordinaria, di Lapiss e Collalto, affollati con 90 persone di varia nazionalità. L'accoglienza è coordinata con il Comune di Penne. Su Pescara, il Comune spende 25 euro al giorno per ogni migrante ospite dell'hotel Holiday che mette a disposizione la camera, il servizio di pulizia e la prima colazione. I pasti principali sono organizzati dalla Caritas.
«Ai cinque profughi stamani (ieri ndc)», spiega l'assessore Adelchi Sulpizio che sta coordinando le operazioni di accoglienza con il sindaco Carlo Masci, «se ne aggiungeranno altri dieci, stasera o domani. Resteranno in hotel due-tre settimane al massimo, poi saranno trasferiti verso altre destinazioni che non conosciamo». I cinque sono giunti all'alba, in bus, al casello autostradale di San Giovanni Teatino. Prima di occupare le camere sono stati sottoposti ad un tampone, poi hanno potuto fare colazione con brioche e caffè. In Tunisia, dove si sono incontrati e innamorati circa 5 anni fa, Nero e Cristiana, erano arrivati a piedi, provenienti dai rispettivi Paesi, Nigeria e Costa D'Avorio, oltrepassando la rotta conosciuta dai clandestini come la “strada dell'inferno».
«Per mesi», raccontano, seduti sul letto dopo un breve riposo, «abbiamo camminato a piedi attraversando Ghana, Togo, Mali. In Tunisia stavamo bene, lavoravamo, avevamo i nostri progetti. Poi le milizie del terrore hanno bussato alla nostra porta e ci hanno costretti alla fuga. Un arabo ci ha detto cosa fare e dove andare. Ci siamo imbarcati con tanta paura, sperando di farcela» si sfogano col pensiero rivolto alla tragedia di Cutro. Una volta in mare, la traversata verso l'hotspot di Reggio Calabria, dove sono stati accolti e registrati nel fine settimana, non è stata facile: «C'erano le onde altissime, era buio e si sono spenti i motori del barcone. In quel momento abbiamo temuto per la nostra vita, ma ce l'abbiamo fatta tutti». Hanno capito di essere in salvo quando all'orizzonte «abbiamo visto una croce rossa». Anche per Kaba e Kuadj, due fratelli della Guinea, il viaggio della speranza si ferma a Pescara. Aprono la porta ancora assonati e sorridono, dopo la grande paura.
i migranti in abruzzo
Sono 51 in tutto i profughi giunti in Abruzzo dopo gli avventurosi approdi sulle coste calabresi degli ultimi giorni. Secondo la distribuzione 15 sono stati ospitati in provincia dell’Aquila, 12 a testa nelle altre province. In realtà, sono 9 i migranti destinati alla provincia di Chieti. Il gruppo è stato già sistemato nel centro di accoglienza straordinario (Cas) per immigrati richiedenti asilo di Palombaro, nei locali dell'ex casa di riposo Di Giuseppe. Tra loro non ci sono minori, ma si tratta di nuclei familiari di provenienza diversa: delle 6 donne e dei 3 uomini che hanno trovato alloggio a Palombaro, 4 sono originari della Costa d'Avorio, 2 della Guinea, 2 della Repubblica della Sierra Leone e 1 del Mali.